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 - Centro Editoriale valtortiano

 

 

Amare

Il seguente brano è un estratto dell'episodio 136 de " L'evangelo come mi è stato Rivelato", di Maria Valtorta, ed. CEV, 1996

La divisione in paragrafi e la scelta dei titoli è stata curata dallo nostra redazione

 

136. GESU' PARLA DELLA CARITA' AGLI APOSTOLI

 

Il primo comandamento: Amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi

« [...] ogni atto d'amore è di grande valore. Voi state formandovi a questo amore di prossimo che è la seconda parte del precetto base della Legge di Dio, ma che in verità era caduto molto in trascuranza in Israele. I molti precetti, le minuziosaggini succedute alla lineare e completa, nella sua brevità, Legge del Sinai, hanno svisato la prima parte del precetto base, riducendolo un ammasso di riti esteriori ai quali manca ciò che dà loro il nerbo, il valore, la verità : ossia manca l'aderenza attiva dell'interno, con le opere che compie, con le tentazioni che supera, alle forme di culto esterno.

Quale valore può avere agli occhi di Dio l'ostentazione di un culto, quando poi nell'interno il cuore non ama Dio, non si annichila in venerabondo amore a Dio, quando non lo loda e ammira con l'avere amore alle cose da Lui fatte, e per prima cosa all'uomo che è il capolavoro del Creato terrestre? Vedete dove è avvenuto lo sbaglio in Israele? Di avere di un unico precetto fatto in un primo tempo due precetti, e successivamente, col decadere degli spiriti, avere nettamente tagliato il secondo dal primo come fosse un ramo inutile. Non era un ramo inutile, non erano neppure due rami. Era un unico tronco che sin dalla base si era ornato delle singole virtù dei due amori. Guardate quel grosso fico nato lassù su quel poggio. Nato spontaneamente, quasi alla radice, ossia appena spuntato dal suolo, si è formato in due rami tanto uniti che le due scorze hanno aderito. Ma ogni ramo ha però gettato la propria chioma ai lati, in modo tanto bizzarro che ha dato il nome di "Casa del fico gemello " a questo piccolo paese su questo piccolo colle. Orbene, se uno volesse ora separare i due tronchi, che in fonda sono un solo tronco, dovrebbe usare la scure o la sega. Ma che farebbe? Farebbe morire la pianta, o, se fosse tanto sagace di condurre la scure o la sega in modo da ledere uno solo dei due tronchi, ne salverebbe uno ma l'altro inesorabilmente morrebbe, e il supestite, sebbene vivo ancora, sarebbe un malvivo e probabilmente intristirebbe non facendo più frutto o pochissimo frutto. Lo stesso è successo in Israele. Hanno voluto dividere, separare le due parti, così unite da essere veramente una cosa sola, hanno voluto ritoccare ciò che era perfetto. Perchè ogni opera di Dio è perfetta, ogni pensiero, ogni parola. Perciò, se Dio sul Sinai  ha dato il comando di amare Dio Santissimo e il prossimo con un unico precetto, è chiaro che non sono due precetti che possono esser praticati indipendentemente l'uno dall'altro, ma sono un solo precetto.

 E, non bastandomi mai il formarvi a questa sublime virtù, la più grande di tutte, quella che sale con lo spirito in Cielo perchè è l'unica che sussiste in Cielo, insisto sulla stessa, anima di tutta la vita dello spirito che perde la vita se perde la Carità perchè perde Iddio'. Sentitemi. Fate conto che alla vostra porta vengano un giorno a bussare due ricchissimi sposi chiedendo di essere ospitati per tutta la vita. Potreste voi dire : « Accettiamo lo sposo, ma non vogliamo la sposa " senza sentirvi rispondere dallo sposo : «Ciò non può essere perchè io non mi posso separare dalla carne della mia carne. Se voi non la volete accogliere io pure non mi posso fermare presso di voi, e me ne vado con tutti i miei tesori dei quali vi avrei fatto compartecipi"? Dio è congiunto alla Carità. Essa è veramente, e più intimamente e veramente ancora di due sposi che si amano intensamente, spirito del suo Spirito. E' Dio stesso la Carità'. La Carità non è che l'aspetto più manifesto, più illustrativo di Dio. Fra tutti i suoi attributi essa è l'attributo re e l'attributo origine, nonché tutti gli altri attributi di Dio nascono ancora dalla carità. Che è la Potenza se non carità che opera? Che è la Sapienza se non carità che insegna? Che è la Misericordia se non carità che, perdona? Che è la Giustizia se non carità che amministra?. E potrei continuare così per tutti gli innumerevoli attributi di Dio. Ora, da quello che dico, potete voi pensare che chi non ha la Carità abbia Dio? Non lo ha. Potete voi pensare che possa accogliere Dio e non la Carità? La Carità che è unica, e abbraccia Creatore e creature e non si può averne una metà sola: quella data al Creatore, senza avere anche l'altra metà: quella data al prossimo. Dio è nelle creature. Vi è col suo segno incancellabile, coi suoi diritti di Padre, di Sposo, di Re. L'anima ne è il trono, il corpo, il tempio. Ora, colui che non ama un suo fratello e gli fa spregio, fa spregio, dà dolore, misconosce il Padrone di casa del suo fratello, il Re, il Padre, lo Sposo del fratello, ed è naturale che questo grande Essere che è Tutto, e che è presente in un fratello, in tutti i fratelli, faccia sua l'offesa fatta all'essere minore, alla parte del Tutto, ossia al singolo uomo. Per questo vi ho insegnato le opere di misericordia corporali e spirituali, per questo vi ho insegnato a non scandalizzare i fratelli, per questo vi ho insegnato a non giudicare, a non sprezzare, a non respingere i fratelli, sia che siano buoni o non buoni, fedeli o gentili, amici o nemici, ricchi o poveri.

[...]

Gli infiniti meriti dell'amore di Gesù

Non pensi, Bartolmai, quale ampiezza di valore avranno i miei meriti di Uomo Dio? »
« Mio Signore, sempre inferiori a quelli di Dio, a quelli che hai perciò da sempre. »
« Giusta e non giusta risposta. I meriti di Dio sono infiniti, tu dici. Tutto è infinito in Dio. Ma Dio non ha meriti nel senso che non ha meritato. Ha degli attributi, delle virtù sue proprie. Egli è Colui che è : la Perfezione, l'Infinito, l'Onnipotente. Ma per meritare bisogna compiere, con sforzo, qualcosa di superiore alla nostra natura ". Non è un merito mangiare, ad esempio. Ma può divenire un merito il saper mangiare parcamente, facendo veri sacrifici per dare ciò che risparmiamo ai poveri. Non è un merito stare zitti. Ma lo diviene quando si sta zitti non ribattendo un'offesa. E così via. Ora tu comprendi che Dio non ha bisogno di sforzare Se stesso che è Perfetto, Infinito. Ma l'Uomo Dio può sforzare Se stesso umiliando l'infinita Natura divina a limitazione umana, vincendo la natura umana che non è assente o metaforica in Lui ma è reale, con tutti i suoi sensi e sentimenti, con le sue possibilità di sofferenza e di morte, con la sua volontà libera.

Nessuno ama la morte, specie se è dolorosa, precoce e immeritata. Nessuno l'ama. Eppure ogni uomo deve morire. Perciò dovrebbe guardare la morte con la stessa calma con cui vede finire tutto ciò che ha vita. Ebbene, Io sforzo la mia Umanità ad amare la morte. Non solo. Io ho eletto la vita per potere avere la morte. Per l'Umanità. Perciò Io nella mia veste di Uomo-Dio acquisto quei meriti che rimanendo Dio non potevo acquistare. E con essi, che sono infiniti per la forma come li acquisto, per la Natura divina congiunta all'umana, per le virtù di Carità e di Ubbidienza con le quali mi sono messo in condizione di meritarli, per la Fortezza, per la Giustizia, Temperanza, Prudenza, per tutte le virtù che ho messe nel mio cuore a renderlo accetto a Dio, Padre mio, Io avrò una potenza infinita non solo come Dio, ma come Uomo che si immola per tutti, ossia che raggiunge il limite massimo della Carità. E' il sacrificio quello che dà il merito. Più grande il sacrificio e più grande il merito. Completo il sacrificio e completo il merito. Perfetto il sacrificio e perfetto il merito. E usabile secondo la santa volontà della vittima alla quale il Padre dice : " Sia come tu vuoi! " perchè essa lo ha amato senza misura ed ha amato il prossimo senza misura.

 

I meriti del nostro amore

Ecco, Io ve lo dico. Il più povero degli uomini può essere il più ricco e beneficare un numero senza misura di fratelli, se sa amare sino al sacrificio. Io ve lo dico : anche non aveste neppur più una briciola di pane, un calice d'acqua, un brandello di veste, voi potete beneficare sempre. Come? Pregando e soffrendo per i fratelli. Beneficare chi? Tutti. In che modo? In mille modi tutti santi, perchè se voi saprete amare, saprete come Dio operare, insegnare, perdonare, amministrare, e come l'Uomo-Dio redimere».
« O Signore donaci questa carità! » sospira Giovanni.
« Dio ve la dà perchè a voi si dona. Ma voi dovete accoglierla e praticarla sempre più perfettamente. Nessun evento deve essere per voi disgiunto da carità. Dai materiali a quelli dello spirito. Tutto sia fatto con carità e per la Carità. Santificate le vostre azioni, le vostre giornate, mettete il sale alle vostre orazioni, la luce nelle vostre operazioni. La luce, il sapore, la santificazione, è la Carità. Senza di essa nulli sono i riti e vane le preghiere e false le offerte. In verità vi dico che il sorriso con cui un povero vi saluta come fratelli è più di valore del sacco di monete che uno vi può gettare ai piedi solo per essere notato. Sappiate amare e Dio sarà con voi, sempre. »
«Insegnaci ad amare così, Signore. »
« Sono due anni che ve lo insegno. Fate ciò che mi vedete fare e sarete nella Carità e la Carità sarà in voi, e su voi sarà il sigillo, il crisma, la corona che vi farà veramente riconoscere per ministri di Dio-Carità. Ora sostiamo in questo luogo ombroso. Vi è erba folta e alta e le piante mitigano il calore. Proseguiremo a sera... »