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 - Centro Editoriale valtortiano

 

Storia dei fidanzati Annalia e Samuele

Il seguente brano e tratto da p 283, Vol 8 di "Il Poema dell'Uomo-Dio", di Maria Valtorta,
Edizione dell'anno santo 1975 @ Emilio Pisani
Stampa della Tipografia Editrice M. Pisani Isola del Lisi

La vicenda dei due fidanzati Annalia e Samuele merita una particolare attenzione perché evidenzia le conseguenze delle nostre scelte in ordine alla nostra storia terrena e al nostro destino eterno.

La storia è raccontata in diversi episodi sparsi in vari volumi dell'opera. Abbiamo ragguppato i diversi brani in capitoli per inquadrare storicamente la vicenda ed inoltre per facilitare il ritrovamento dei brani nell'opera della Valtorta, abbiamo fatto precedere ognuno di essi da un titolo riportante il numero del Volume e della pagina in cui si trova l'episodio (secondo la numerazione dell'edizione utilizzata).

 

 

PRIMO ANNO DI VITA PUBLICA DI GESU'; circa GIUGNO/LUGLIO 30 d.C.
LA TISICA ANNALIA VIENE SANATA DA GESU'

 Vol II, p 296

(Simone zelote e Gesù) vanno lesti, cercando ombra per le vie tutte di fuoco dal gran sole. Superano il sobborgo polveroso, valicano la porta delle mura, escono nell'abbacinante campagna e da questa negli ulivi, dagli ulivi alla casa.
Nella cucina, fresca e oscura per la tenda messa alla porta, è Giovanni. Sonnecchia, e Gesù lo chiama : « Giovanni! »
« Tu, Maestro? Ti aspettavo per la sera. »
« Sono venuto prima. Come ti sei trovato, Giovanni? »
« Come un agnello che ha smarrito il pastore. E parlavo a tutti di Te, perchè parlarne era già un poco averti. Ad alcuni parenti ne ho parlato, a conoscenti, ad estranei. Anche ad Anna... E ad uno storpio che mi sono fatto amico con tre denari. Me li avevano dati e li ho dati a lui. E anche ad una povera donna, dell'età di mia madre, che piangeva in un crocchio di donne. su una porta. Ho chiesto : " Perchè piangi? ". Mi ha detto : " Il medico mi ha detto : , Tua figlia è malata di tisi. Rassegnati. Ai primi temporali di ottobre morrà'. Non ho che quella : è bella, buona, e ha quindici anni. Doveva andare sposa a primavera, e invece del cofano di nozze le devo preparare il sepolcro ". Le ho detto " Io conosco un Medico che te la può guarire se hai fede ". " Più nessuno la può guarire. Tre medici l'hanno vista. Sputa già sangue ". " Il mio " ho detto " non è un medico come i tuoi.
Non cura con le medicine. Ma col suo potere. E' il Messia... " Una vecchietta allora ha detto : "Oh! credi, Elisa! Io conosco un cieco che ha visto per Lui! " E la madre allora è passata dalla sfiducia alla speranza e ti attende... Ho fatto bene? Non ho fatto che questo. »
« Hai fatto bene. E a sera andremo dai tuoi amici.

 

Vol II, pag 301

« Maestro, ecco Giuda coi pastori e delle donne. Se vedo bene, vi è la fanciulla di ieri » dice Giovanni. [...]
« Pace a voi tutti » dice Gesù. E vorrebbe dire altro, ma una giovinetta esile, ma ridente, fende il gruppo e gli si butta ai piedi « La benedizione tua, ancora, su me, Maestro e Salvatore, è il mio bacio ancora a Te! » E gli bacia le mani.
« Va'. Sii lieta, buona. Buona figlia, poi buona sposa, e poi buona madre. Insegna ai tuoi pargoli futuri il mio Nome e la mia dottrina. Pace a te e a tua madre. Pace e benedizione a tutti quelli che sono amici di Dio.[...] ».
Gesù si allontana.
« Abbiamo fatto tardi. Ma ci hanno assediato quelle donne » spiega Giuda. « Erano al Getseiemmi e volevano vederti. Noi eravamo andati, senza sapere l'un degli altri, là, per fare con Te la strada. Ma Tu eri già andato via e invece c'erano loro. Le volevamo lasciare... Ma erano più insistenti di mosche. Volevano sapere tante cose... Hai guarito la fanciulla? »
« Sì. »

 

 

SECONDO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU': circa FEBBRAIO/MARZO del 31 d.C.
ANNALIA SI CONSACRA VERGINE

 Vol III, pp 73-76

 « Ecco, Figlio mio. Io te la conduco. Un'agnella. E Tu sei il suo Pastore » e Maria, che è entrata tenendo per mano una giovinetta brunetta, snella, che arrossa vivamente apparendo al cospetto di Gesù, si ritira dolcemente lasciando ricadere la tenda.
« La pace sia a te, fanciulla. »
« La pace... Signore... » La fanciulla, molto emozionata, resta senza parole, ma si inginocchia col capo verso terra.
« Alzati. Che vuoi da Me? Non avere paura... »
« Non paura... ma... ora che ti sono davanti... dopo averlo tanto voluto... tutto quello che mi pareva facile, necessario di dirti... io non lo trovo più... non mi pare più quello... Stolta sono... perdona, mio Signore... »
« Chiedi grazia per la terra'? Hai bisogno di miracolo? Hai anime da convertire? No? E allora? Suvvia, parla! Tanto coraggio hai avuto ed or ti manca? Non sai che Io sono Colui che aumenta fortezza? Sì? Lo sai? E allora su, parla, come fossi un padre per te. Sei giovane. Quanti anni hai? »
« Sedici, Signor mio. »
« Da dove vieni? »
« Da Gerusalemme. »
« Come nome hai? »
« Annalia... »
« Il caro nome della nonna mia e di tante altre sante donne d'Israele, e con esso, a farne un solo, quello della buona, fedele, amorosa e mansueta moglie di Giacobbe. Ti sarà augurale. Sarai sposa e madre esemplare. No?
Scuoti il capo? Piangi? Sei forse stata respinta? Neppure? E' morto l'uomo a te promesso? Ancor non sei stata scelta? »
La giovanetta scuote sempre il capo. Gesù fa un passo, la carezza e la forza ad alzare il capo e a guardarlo... Il sorriso di Gesù vince l'orgasmo della fanciulla. Si rinfranca : «Mio Signore, io sarei sposa e felice, e per merito tuo. Non mi riconosci, mio Signore? Sono la malata di tisi, la morente fidanzata che Tu hai guarito per preghiera del tuo Giovanni... Dopo la tua grazia io... io ho avuto un altro corpo : sano questo in luogo di quello che avevo prima, morente; e ho avuto un'altra anima... Non so. Non mi sentivo più io... La gioia di essere guarita, la certezza perciò di potermi sposare -era il mio rimpianto nel morire questo non giungere ad essere sposa- non sono durate che nelle prime ore. E poi... » La giovinetta si fa sempre più franca, ritrova le parole e le idee, perdute nello sconvolgimento di essere sola col Maestro... « ... E poi ho sentito che non dovevo essere solo egoista, pensare solo : " Ora sarò felice", ma che dovevo pensare a qualche cosa di più, e che venisse a Te e a Dio, tuo e mio Padre. Qualche piccola cosa, ma che dicesse che ero grata. Ho molto pensato, e quando il sabato successivo ho veduto lo sposo gli ho detto " Ascolta, Samuele. Senza il miracolo io sarei morta fra qualche mese e per sempre mi avresti perduta. Ora io vorrei fare a Dio un sacrificio, io con te, per dire a Dio che lo lodo e ringrazio",. E Samuele ha detto subito, poichè mi ama : " Andiamo al Tempio insieme ad immolare la vittima'*. Ma io non volevo questo. Sono povera e popolana, mio Signore. Poco so e meno posso. Ma attraverso la tua mano, posata sul mio petto malato, qualcosa era venuto non solo nei polmoni corrosi, ma dentro al cuore. Nei polmoni salute, nel cuore sapienza. E capivo che il sacrificio di un agnello non era il sacrificio voluto dal mio spirito che ti... che ti amava. » La fanciulla tace, arrossendo, dopo questa sua professione d'amore.
« Continua senza timore. Che voleva il tuo spirito? »
« Sacrificarti cosa degna di Te, Figlio di Dio! E allora... e allora io pensavo che dovesse essere cosa spirituale come ciò che è da Dio, ossia il mio sacrificio di attesa alle nozze per amore di Te, mio Salvatore. Grande gioia le nozze, sai? Quando ci si ama è grande cosa! Un desiderio, un'ansia di compierle!... Ma non ero più quella di pochi giorni avanti. Non volevo più questo come la cosa più bella... L'ho detto a Samuele... ed egli mi ha capito. Lui pure ha voluto farsi nazir (vedi: Numeri 6) per un anno, cominciando dal giorno che avrebbe dovuto esser quello nuziale, ossia il giorno dopo le calende di Adar. Intanto è venuto alla tua ricerca per amare Chi gli aveva resa la sposa, amarlo e conoscerlo : Te. E ti ha trovato, dopo molti mesi, all'Acqua Speciosa. Io pure sono venuta... e la tua parola ha finito di cambiarmi il cuore. Ora non mi basta più il voto di prima... Come quel mandorlo lì fuori, che sotto il sole sempre più caldo è rinato dopo essere stato morto per mesi e ha messo fiori e poi metterà foglie e poi frutti, così io ho sempre più progredito nella sapienza di ciò che è migliore.
L'ultima volta, ormai sicura di me e di ciò che volevo -per tutti questi mesi io ci ho pensato- l'ultima volta che sono venuta all'Acqua Speciosa Tu non c'eri più... Ti avevano cacciato. Ho pianto tanto e tanto ho pregato che l'Altissimo mi ha esaudita, persuadendo mia madre a mandarmi qui con un parente che andava a Tiberiade per parlare ai cortigiani del Tetrarca. Il fattore mi aveva detto che qui ti avrei trovato. Ho trovato la Madre tua... e le sue parole, solo l'udirla e starle al fianco in questi due giorni, ha finito di maturare il frutto della tua grazia. » La fanciulla si è inginocchiata come davanti ad un altare, con le braccia conserte sul petto.
« Va bene. Ma che vuoi di preciso? Che ti posso fare? »
« Signore, io vorrei... io vorrei una grande cosa. E Tu solo, Datore di vita e salute, me la puoi dare, perchè io penso che ciò che Tu puoi dare Tu anche puoi togliere... Io vorrei che la vita che mi hai dato, Tu me la levassi durante l'anno del voto mio, prima che esso abbia termine... »
« Ma perchè? Non sei grata a Dio della salute avuta? »
« Tanto! Senza misura! Ma per una cosa sola : perchè vivendo
per sua grazia e per tuo miracolo ho compreso il migliore. » « Che è? »
« Che è vivere da angeli. Come tua Madre, mio Signore... come Tu vivi... come vive il tuo Giovanni... I tre gigli, le tre fiamme bianche, le tre beatitudini della terra, Signore. Sì. Perchè io penso che è beatitudine possedere Dio e che Dio sia possesso dei puri. Il puro io credo sia un Cielo col suo Dio al centro e gli angeli intorno... Oh! mio Signore! Questo vorrei!... Poco ti ho udito, e poco tua Madre, e il discepolo e Isacco. Altri non ho avvicinato che mi dicessero le tue parole. Ma mi sembra che lo spirito mio sempre ti senta e Tu gli sia Maestro... Ho detto, mio Signore... »
« Annalia, molto è ciò che chiedi e molto è ciò che dài... Figlia : hai compreso Dio e la perfezione a cui la creatura può salire per somigliare al Purissimo e per piacere al Purissimo.» Gesù ha preso fra le sue mani la testa bruna della fanciulla inginocchiata e le parla stando curvo su lei. « Colui che è nato da una Vergine -perchè non poteva che farsi nido su un cumulo di gigli- è nauseato, figlia, della libidine triplice del mondo, e piegherebbe schiacciato da tanta nausea se il Padre, che sa di che vive il Figlio suo, non intervenisse con amorosi aiuti a sostenere la mia anima angosciata. I puri sono la mia gioia. Tu mi rendi ciò che il mondo mi leva con la sua inesausta bassezza. Ne sia benedetto il Padre e te, fanciulla. Va' tranquilla. Qualcosa interverrà a far eterno il tuo voto. Sii uno dei gigli sparsi sulle sanguinose vie del Cristo. »
« Oh. mio Signore... io vorrei ancora una cosa... » « Quale? »
« Non esserci alla tua morte... Non potrei vedere morire Colui che è la mia Vita. »
Gesù sorride dolcemente e con la mano asciuga due righe di pianto che scendono sul visetto bruno. « Non piangere. I gigli non sono mai a lutto. Tu riderai con tutte le perle della tua corona angelica quando vedrai il Re coronato entrare nel suo Regno. Va'. Lo Spirito del Signore ti ammaestri fra l'una e l'altra delle mie venute. Ti benedico con le fiamme dell'Eterno Amore. »
Gesù si affaccia all'orto e chiama : «Madre! Ecco una piccola figlia, tutta per te. Ora è felice. Ma tu immergila nei tuoi candori, ora e ogni volta che alla Città Santa andremo, perchè sia neve di petali celesti sparsa sul trono dell'Agnello. » E Gesù torna dai suoi mentre Maria carezza la fanciulla rimanendo con lei.
Pietro, Andrea e Giovanni lo guardano interrogativamente. E il viso splendente di Gesù dice loro che è felice. Pietro non si tiene e chiede : «Con chi hai parlato tanto, Maestro mio? E che udisti per essere così luminoso di gioia? »
« Con una donna all'alba della vita; con colei che sarà l'alba di tante che verranno. »
« Chi? »
« Le vergini. »
 

Vol III pag 81

 Ieri una fanciulla mi ha chiesto che Io la immoli, prima che scocchi per lei l'ora delle nozze, perchè sente che mi ama come va amato Dio; ossia con tutta se stessa, alla perfezione assoluta del donarsi. Ed Io lo farò. Le ho nascosto l'ora perchè l'anima non tremi di paura, più che l'anima la carne. La sua morte sarà simile a quella del fiore che chiude la corolla una sera,; credendo aprirla ancora il giorno dopo, e non l'apre più, perchè il bacio della notte ha aspirato la sua vita. E lo farò, secondo il suo desiderio, anticipando di pochi dì il suo sonno di morte dal mio. Per non farla attendere nel Limbo, questa mia prima vergine, per trovarla subito sul mio morire...

 

 

SECONDO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU', APRILE 31 d.C.
MARIA A GERUSALEMME A CASA DI ANNALIA

 

Vol III, 396

 « Ed ora andiamo dalla Madre » dice poi agli apostoli. « Ma dove è? » chiedono in molti.
« In una casa che Giovanni sa. In casa della fanciulla guarita lo scorso anno. »
Entrano in città, percorrono buona parte del popoloso sobborgo di Ofel fino ad una casetta bianca. Entra  col suo dolce saluto nella casa la cui porta è socchiusa, e ne esce la voce dolce di Maria e la argentina voce di Annalia e quella più grossa di sua madre. La fanciulla si prostra adorando, la madre si inginocchia. [...]

 

Vol III, 397

Maria ha già molto parlato perchè sento che Gesù dice « Tutto quanto mi hai detto, è ben giusto, e ne terrò presente la giustizia. E anche per Annalia dico che è giusto il tuo consiglio. Che l'uomo l'abbia accolto con tanta prontezza è buon segno. Veramente l'alta Gerusalemme. è piena di ottusità e livore, potrei dire anche di lordura. Ma nel suo popolo umile vi sono perle di ignorato valore. Sono lieto che Annalia sia felice. E' una creatura più del Cielo che della terra, e forse l'uomo, ora che è entrato nel concetto dello spirito, lo intuisce e ne ha quasi un rispetto venerabondo. Il suo pensiero di andare altrove, per non turbare di un palpito umano il candido voto della sua fanciulla, lo dimostra. »

 

 

SECONDO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU', NOVEMBRE/DICEMBRE 31 d.C.
FESTA DEI TABERNACOLI,

 Vol IV, 1036

« Anche Annalia piange... »
« Perchè? »
 Perchè lo sposo devia contro di Te. »
Non pianga. Diglielo. Ciò è una risoluzione. Una bontà di Dio. Il suo sacrificio porterà di nuovo Samuele al Bene. Per ora questo la lascerà libera da pressioni per il matrimonio. Le ho promesso di prenderla con Me. Mi precederà nella morte... »

 

 

TERZO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU', MARZO/APRILE 32 d.C.
GIOVEDI' AVANTI PASQUA

 Vol V, 455-458

Dopo qualche metro, da una porta di casa socchiusa balza fuori tutta festosa Annalia, che venera il Maestro dicendo: « Ho licenza dalla madre di stare fino a sera con Te, Signore. »
« Non se ne dispiacerà Samuele? »
« Non c'è più Samuele nella mia vita, Signore. E l'Altissimo ne abbia grazie. Solo mi conceda che come ha lasciato me non lasci Te, o mio Dio. » La bocca giovanile sorride eroicamente mentre un luccicore di pianto splende negli occhi casti.
Gesù la guarda fissamente e le dice, per tutta risposta : « Unisciti alle discepole » e riprende il cammino.
Ma la vecchia madre di Annalia, più vecchia per i dolori che per l'età, si avvicina a sua volta, tutta curvata in venerabondo e accasciato saluto, e dice : « La pace a Te, Maestro. Quando ti potrei parlare? Ho tanto affanno!...»
« Subito, donna. » E volgendosi a chi è con Lui ordina : « Sostate qui fuori. Io entro un poco in questa casa » e fa per avviarsi dietro alla donna.
Ma Annalia, dal gruppo delle discepole, lo richiama, con una sola parola : « Maestro! », ma quanto c'è in essa! E congiunge le .mani nel dirla, come supplicasse...
« Non temere. Sta' in pace. La tua causa è nelle mie mani e così il tuo segreto » la rassicura Gesù. E poi, rapido, entra nella porta socchiusa.
Fuori si commenta sul fatto, e curiosità maschili e femminili sono in gara per sapere... sapere... sapere... Dentro si ascolta e si piange. Gesù ascolta. Appoggiato con le spalle alla porta che ha chiusa da Sè non appena entrato, con le braccia conserte sul petto, ascolta la madre della fanciulla che piangendo gli narra della volubilità del promesso sposo, che ha colto un pretesto per sciogliersi del tutto dal legame... « Dimodochè Annalia è come una ripudiata, e mai più avrà nozze perchè ella ha dichiarato che Tu non approvi chi dopo il ripudio torna a sposarsi. Ma così non è. Ella è fanciulla ancora! Ella non vende se stessa ad altro uomo perchè di nessun uomo è stata. Ed egli colpevole è di crudeltà. E più. Perchè in lui è vénuta volontà d'altre nozze, ma sarà mia figlia che apparira colpevole, é il mondo la deriderà. Provvedi, o Signore, perchè per Te questo avviene. »
« Per Me, donna? In che ho peccato? »
« Oh! Tu non hai peccato. Ma egli dice che Annalia ti ama. E finge gelosia. Ieri sera venne ed essa era da Te. Si infuriò e fece giuramento di non volerla più per moglie, e Annalia, sopraggiunta allora, gli rispose: "Bene fai. Solo mi spiace che tu abbia a vestire la verità di menzogna e di calunnia. Tu sai 'che Gesù non si ama che con l'anima. Ma è la tua anima che ormai si è corrotta e lascia la Luce per la carne, mentre io lascio la carne per la Luce. Non potremmo più essere un sol pensiero come due sposi devono essere. Va' dunque, e Dio vegli su te". Non una lacrima, capisci? Nulla che abbia toccato il cuore dell'uomo! Le mie speranze deluse! Ella... oh! -certo per leggerezza, causa la sua rovina. Chiamala, Signore. Parlale. Piegala alla ragione. Cerca Samuele. E' da Abramo suo parente, alla terza casa dopo la Fonte del fico. Aiutami': Ma prima parla a lei, subito... »
«Parlare, parlerò. Ma dovresti ringraziare Dio che scioglie un legame umano che, chiaro è, non dava affidamento buono. L'uoma è volubile e ingiusto verso Dio e verso la donna sua... »
« Sì, ma è atroce che il mondo pensi lei colpevole, Te colpevole, solo perchè ella ti è discepola. »
« Il mondo accusa e poi dimentica. Il Cielo invece è eterno. Tua figlia sarà fiore del Cielo. »
« Allora perchè l'hai fatta vivere? Sarebbe stato fiore senza aver avuto la lapidazione delle calunnie. Oh! Tu che sei Dio, chiamala, falla ragionare, e poi fa riflettere Samuele...»
« Ricordati, donna, che neppure Iddio può opprimere la vo= lontà e la libertà dell'uomo. Essi, Samuele e tua figlia, hanno di ritto di seguire ciò che sentono essere bene per loro. Specie Annalia ne ha diritto... »
« Ma perchè? »
« Perchè più di Samuele essa è amata da Dio. Perchè più che a Samuele essa dà amore a Dio. E' di Dio tua figlia! »
« No. In Israele ciò non è. La donna deve essere sposa... E' mia la figlia... Il suo sponsale mi dava pace di giorni futuri... »
« Tua figlia era del sepolcro da un anno se Io non agivo. Chi sono lo per te? »
« Il Maestro e Dio. »
« E come Dio e Maestro dico che l'Altissimò ha diritto più di ogni altro sui suoi figli, e che molto sta per mutarsi nella Religione, e sarà d'ora in poi possibile alle vergini di esser tali in eterno per amore di Dio. Non piangere, o madre. Lascia la tua casa e vieni con noi, oggi. Vieni! Là fuori è la Madre mia e altre eroiche madri che hanno dato i figli al Signore. Unisciti ad esse...»
« Parla ad Annalia... Prova, Signore! » geme la donna fra i singhiozzi.
« Sta bene. Farò come tu vuoi » dice Gesù. E aperta la porta chiama : « Madre, vieni con Annalia. »
Le due chiamate vanno leste. Entrano.
« Fanciulla, tua madre vuole -che Io ti dica di riflettere ancora. Vuole che Io parli a Samuele. Che devo fare? Che risposta :ni dai? »
« Parla pure a Samuele. Anzi io pure ti supplico di farlo. Ma solo perchè vorrei che udendo Te giusto si facesse. Riguardo a me Tu sai. Ti prego dare a mia madre la risposta più vera. »
« Senti, donna? »
« Quale è dunque la risposta? » chiede con voce spezzata la vecchia, che in sul primo delle parole della figlia credeva ad una resipiscenza della stessa e che poi ha compreso che così non è.
« La risposta è che da un anno tua figlia è di Dio e il voto è perenne finchè duri la vita. »
« Oh! misera me! Quale madre più di me infelice?! »
Maria lascia la mano della fanciulla per prendere fra le braccia la donna e dirle dolcemente : « Non peccare col tuo pensiero e con la tua lingua. Non è infelicità dare a Dio un figlio, ma gloria ben grande. Mi hai detto un giorno che il tuo dolore era di non avere avuto che una figlia perchè avresti amato avere il maschio sacro al Signore. Non un maschio ma un angelo, un angelo che precederà il Salvatore nel suo trionfo tu hai. E vuoi dirti infelice? Mia madre spontaneamente mi consacrò al Signore dal primo palpito che udì nel seno, di me, concepita in tarda età. E non mi ebbe che per tre anni. Nè io l'ebbi che nel cuore. Eppure la sua pace nel morire fu l'avermi data a Dio... Suvvia, vieni al Tempio a cantare la lode a Colui che tanto ti ama da scegliere la tua fanciulla a sua sposa. Abbi una vera sapienza nel cuore. Vera sapienza è non porre limiti alla propria generosità verso il Signore. »
La donna non piange più. Ascolta... Poi si decide. Prende il manto e vi si avvolge. Ma passando davanti alla figlia sospira «Prima la malattia, poi il Signore... Ah! non dovevo averti!... »
« No, mamma. Non dire così! Mai come ora mi hai. Tu e Dio. Dio e tu. Voi soli, fino alla morte... » e l'abbraccia dolcemente chiedendo : «Una benedizione, madre! Una benedizione... perchè ho tante sofferto per doverti far soffrire. Ma Dio mi voleva così... »
Si baciano, piangendo. Poi escono precedute da Gesù e Maria, e chiudono la casa accodandosi alle discepole...

 

 

IL TERZO ANNO DI VITA PUBBLICA
PER LE VIE DI GERUSALEMME DURANTE IL GIORNO DI PARASCEVE, marzo/aprile 32 d.C.

(per parasceve si intende qui, in particolare, il venerdì della settimana che precede la pasqua)

Vol V, 514-515

 Ecco là Samuele di Annalia » dice Giacomo d'Alfeo che lo deve conoscere bene. Il giovane sta per entrare in casa con l'agnello... E' carico anche di altre cibarie.
« Provvede alla cena pasquale anche per il parente » osserva Giuda di Alfeo.
« Ma ora si è stabilito qui? Non era via? » dice Pietro.
« Sì. Si è stabilito qui. Si dice che amoreggi con la figlia di Cleofa il sandalaio. E' denarosa... »
« Ah! e allora perchè dice che Annalia lo ha abbandonato? » chiede l'Iscariota. « Ciò. è menzogna! »
« L'uomo di essa si serve con facilità. E non sa che così facendo si mette sulla via del male. Basta il primo passo, un passo, per non potersi poi più liberare... E' un vischio... è un labirinto... è una trappola. Una trappola in discesa... » dice Gesù a Giuda di Keriot.   
« Peccato! L'uomo pareva così buono lo scorso anno! » dice Giacomo di Zebedeo.
«Sì. Io credevo proprio che avrebbe imitato la sposa nel darsi tutto a Te e fare una coppia di sposi angeli e tuoi servi. Ci avrei giurato!... » dice Pietro.
« Simone mio! Non giurare mai sul futuro di un uomo. E' la cosa più incerta che ci sia. Nessun elemento, presente al momento del giuramento, può essere mallevadoria di sicuro giuramento. Ci sono delinquenti che diventano santi, e ci sono giusti, o dall'apparenza di giusti, 'che divengono delinquenti » gli risponde Gesù. Samuele, intanto, dopo essere entrato in casa ne è uscito di nuovo per andare ad attingere alla fonte acqua pura... Vede così Gesù. Lo guarda con palese sprezzo e lancia un insulto di certo, ma è detto in ebraico e non lo capisco.
L'Iscariota si getta in avanti di scatto, lo prende per un braccio, scrollandolo come una pianta dalla quale si vuole far cadere le frutta mature : « Così parli al Maestro, o peccatore? Giù, in ginocchio! Subito. Chiedigli perdono, lingua sporca di lordura di porco! Giù! O ti spezzo! » E' terribile nella violenza subitanea il bel Giuda! Il suo viso si altera paurosamente. Inutilmente Gesù cerca di calmarlo. Finchè non vede inginocchiato nella terra fangosa che è intorno alla fonte il bestemmiatore, non rallenta la pressione.
« Perdono » dice fra i denti il malcapitato che deve essere torturato dalla tenaglia delle dita di Giuda. Ma lo dice male. Proprio perchè vi è forzato.
Gesù risponde : « Non ho rancore. Tu sì, nonostante quello che dici. La parola è inutile, se è scompagnata dal moto del cuore. Tu, nel cuore, mi bestemmi ancora. E con doppia colpa. Perchè mi accusi e mi odi per un motivo che la tua coscienza, nel suo profondo, ti dice non vero. E perchè tu, tu solo sei quello che ha mancato, non Annalia, non Io. Ma di tutto ti perdono. Va' e fa' di tornare onesto e gradito a Dio. Lascialo, Giuda. »
« Vado. Ma ti odio! Mi hai traviato Annalia, e ti odio... »
«Ti consoli però con Rebecca, figlia del sandalaio. E te ne consoli da quando ancora Annalia ti era sposa °, e, malata, pensava a te solo... »
« Ero vedovo... pensavo di esserlo già... e mi cercavo moglie... Ora sono tornato a Rebecca perchè... perchè... Annalia non mi vuole » si scusa Samuele che si vede scoperto nelle sue marachelle.
Giuda Iscariota termina : « ...e perchè Rebecca è molto ricca. Brutta come un sandalo scalcagnato... e vecchia come una suola perdutaa su un sentiero... ma ricca, oh! ricca!... » e ride sarcastico, mentre l'altro fugge.
« Come lo sai? » chiede Pietro.
« Oh!... è facile sapere dove sono vergini e denari! »

 

 

IL TERZO ANNO DI VITA PUBBLICA
CENA PASQUALE CON LAZZARO,  marzo/aprile 32 d.C.

(alcuni giorni dopo i fatti narrati nel brano precedente)

 Vol V, 523-527

Al portone vengono dati colpi vigorosi che rimbombano forte. Vi è allarme fra i convenuti.
« Chi è? »
« Chi gira in sera di Pasqua? »
« Milizie? »
«Farisei? »
« Soldati di Erode? »
Ma mentre l'orgasmo si estende appare Levi, il custode del palazzo : « Perdona, o Rabbi » dice' « vi è un uomo che ti vuole. E' nell'ingresso. Pare molto afflitto. E' vecchio, e mi sembra popolano. Vuole Te. E presto. »
« Oh! là, là! Non è sera di miracoli questa! Torni domani... » dice Pietro.
«No. Ogni sera è ora di miracoli e di misericordia» dice Gesù alzandosi e scendendo dal suo seggio per andare verso l'atrio. « Vai solo? Vengo anch'io » dice Pietro.
« No. Tu stai dove ti trovi. »
Esce al fianco di Levi.
In fondo, presso il pesante portone, nell'atrio semioscuro perchè sono state spente le lampade che lo illuminavano prima, è un vecchio molto agitato. Gesù gli si accosta.
«Fermati, Maestro. Forse io ho toccato un morto e non voglio contaminarti. Sono il parente di Samuele, lo sposo di Annalia. Consumavamo la cena e Samuele beveva, beveva... come non è lecito fare. Ma il giovane mi sembra folle da qualche tempo. E' il rimorso, Signore! Mezzo ebbro diceva, nel bere di nuovo : " Così non mi ricordo più di avergli detto che lo odio. Perchè io, sappiatelo, ho maledetto il Rabbi ". E mi pareva Caino perchè ripeteva " La mia iniquità è troppo grande. Non merito perdono! Bere devo! Bere per non ricordare. Perchè è detto che chi maledice il suo Dio porterà il suo -peccato ed è reo di morte" I. Delirava' già così quando entrò nella casa un parente della madre di Annalia per chiedere ragione del ripudio. Samuele, semi ebbro, reagì con male parole e l'uomo lo minacciò -di portarlo dal magistrato per il danno che fa all'onore della famiglia.
Samuele lo schiaffeggiò per il primo. Si presero... Io vecchio sono, e vecchia è mia sorella, vecchio il servo e la servente. Che potevamo fare noi quattro e che le due fanciulle, sorelle di Samuele? Gridare potevamo!
Cercare di dividerli potevamo! Nulla più... E Samuele, presa la scure con cui avevamo preparato le legna per l'agnello, la dette nel capo dell'altro... Non gli aperse la testa perchè colpì col ceppo, non colla lama. Ma l'altro barcollò gorgogliando e cadde... Non abbiamo gridato più... per... per non attirare gente... Ci siamo barricati in casa... Atterriti... Speravamo che l'uomo rinvenisse gettandogli acqua sul capo. Ma gorgoglia, gorgoglia.
Certo muore. A momenti pare già morto. Io sono fuggito a chiamarti in un momento di questi. Domani... forse prima, i parenti cercheranno l'uomo. E da noi, perchè certo sanno che è venuto. E lo troveranno morto... E Samuele, secondo la Legge, sarà ucciso... Signore! Signore! Il disonore è già su noi... Ma questo no! Per mia sorella pietà, Signore! Egli ti ha maledetto... Ma la madre ti ama... Che dobbiamo fare?»
« Attendimi qui. Vengo Io » e Gesù torna nella sala chiamando dalla porta : « Giuda di Keriot, vieni con Me. »
« Dove, Signore? » dice Giuda ubbidendo subito.
« Lo saprai. Voi tutti state in pace e amore. Saremo presto di ritorno. »
Escono dalla sala, dal vestibolo, dalla casa. Le vie, deserte e oscure, sono presto percorse. Giungono alla casa fatale.
« La casa di Samuele?! Perchè... »
« Silenzio, Giuda. Ti ho preso perchè ho fiducia nel tuo buon senso. »
Il vecchio si è fatto riconoscere. Entrano. Salgono alla stanza del cenacolo, dove hanno trascinato il colpito.
« Un morto?! Ma Maestro! Ci contaminiamo! »
« Non è morto. Lo vedi che respira e lo senti che rantola. Ora Io lo sanerò... »
« Ma è colpito al capo! Qui c'è stato un delitto! Chi è stato?... E nel giorno dell'agnello! » Giuda è esterrefatto.
« Lui è stato » dice Gesù indicando Samuele che è gettato in un angolo, in un gomitolo, più morente dello stesso morente, rantolante di terrore come l'altro d'agonia, col lembo del mantello sul capo per non vedere e non essere visto. guardato con orrore da tutti fuorchè dalla madre che all'orrore per l'omicida unisce lo strazio Der il figlio colpevole e condannato in anticipo dalla ferrea legge d'Israele. « Lo vedi a che porta un prima peccato? A questo, o Giuda! Ha cominciato ad essere spergiuro alla donna, noi a Dio: indi si è fatto calunniatore, mentitore. bestemmiatore, poi si è dato al vino, ed ora è omicida. Còsì si diviene di Satana, o Giuda.
Abbilo sempre presente... » Gesù è terribile mentre col braccio teso indica Samuele.
Ma poi' guarda la madre che aggrappata ad un'imposta si regge a stento, scossa da un tremito, e pare prossima a morte, e con mestizia dice : « E così, o Giuda. vengono uccise, senz'altra arma che quella del delitto del figlio. le povere madri!... Per essa ho pietà. Ho pietà delle madri, Io! Io, il Figlio che non vedrà pietà per la Madre sua... »
Gesù piange... Giuda lo guarda sbarordito...
Gesù si china sul morente e gli posa la mano sul capo. Prega. L'uomo apre gli occhi. Pare un poco ebbro. Stupito... Ma presto torna in sè. Si siede puntando i pugni al suolo. Guarda Gesù. Chiede : «Chi sei?»
«Gesù. di Nazaret. »
« Il Santo! Perchè presso a me? Dove sono? Dove è mia sorella e sua figlia? Che è accaduto? » Cerca di ricordare.
« Uomo, tu mi chiami santo. Mi credi dunque tale? » « Sì, Signore. Tu sei il Messia del Signore. » « La mia parola ti è dunque sacra? »
« Sì, o Signore. »
« Allora... » Gesù si alza in piedi. E' imponente : « Allora Io, come Maestro e Messia, ti ordino di perdonare. Qui venisti e • fosti insultato... »
« Ah! Samuele! Sì!... La scure! Lo denun... » dice alzandosi.
« No. Perdona in nome di Dio. Ti ho sanato per questo. Tu hai a cuore la madre di Annalia perchè ha sofferto. Questa di Samuele soffrirebbe piu ancora. Perdona. »
L'uomo tergiversa alquanto. Guarda il feritore con chiaro rancore. Guarda .la madre angosciata. Guarda Gesù che lo domina... Non si sa decidere.
Gesù gli apre le braccia e lo attira sul petto dicendo : «Per amor mio! »
L'uomo si dà a piangere... Essere così fra le braccia del Messia, sentire il suo alito fra i capelli e un bacio che scende dove era la percossa!... Piange, piange...
Gesù dice : « Sì, non è vero? Tu perdoni per mio amore? Oh! beati i misericordiosi! Piangi, piangi sul mio Cuore. Esca col pianto ogni rancore! Tutto nuovo! Tutto puro! Ecco, così! Mite, oh! mite come deve esserlo un figlio di Dio... »
E l'uomo alza il viso e fra le lacrime dice : « Sì. sì. Il tuo amore è tanto dolce! Ha ragione Annalia! Ora la comprendo... Donna! Non piangere più! Il passato è passato. Nessuno saprà nulla dalla mia bocca. Godi del figlio tuo, ammesso che egli ti possa dare gioia. Addio, donna. Torno alla mia casa » e fa per uscire.
Gesù gli dice : « Vengo con te, uomo. Addio, madre. Addio, Abramo. Addio, fanciulle. » Non una parola a Samuele che non trova una parola a sua volta.
La madre gli strappa il mantello dal capo e, nella reazione di ciò che ha passato, si avventa sul figlio : « Ringrazia il tuo Salvatore, anima dura! Ringrazialo, uomo indegno che sei!... » «Lascialo, lascialo, donna. Non avrebbe valore la sua parola.
Il vino lo fa stolto e la sua anima è chiusa. Prega per lui.... Addio. »
Scende le scale, raggiunge sulla via Giuda e l'altro, si libera
dal vecchio Abramo che gli vuole baciare le mani, e si dà a camminare rapido nel primo raggiare di luna.
« Stai lontano? » chiede all'uomo. « Ai piedi del Moria. » « Allora dobbiamo separarci. »
« Signore, Tu mi hai serbato ai figli, alla sposa, alla vita. Che devo fare per Te? »
« Essere buono, perdonare e tacere. Mai, per nessuna ragione, devi dire parola su quanto è avvenuto. Lo prometti? »
« Lo giuro sul sacro Tempio! Per quanto mi dolga non potere dire che Tu mi hai salvato...»
« Sii un giusto, ed Io ti salverò l'anima. E questo lo potrai dire. Addio, uomo. La pace sia con te. » L'uomo si inginocchia, saluta. Si separano.
« Che cose! Che cose! » dice Giuda, ora che sono soli. « Si. Orrende. Giuda, tu pure non parlerai. » « No, Signore. Ma perchè hai voluto me con Te? » « Non sei contento della mia fiducia? » « Oh! tanto! Ma ... » .
« Ma perchè volevo che tu meditassi a che può condurre la menzogna, l'avidità di denaro, la crapula e le pratiche inerti di una religione non più sentita e praticata spiritualmente. E che era il banchetto simbolico per Samuele? Nulla! Una crapula. Un sacri legio. E in esso divenne omicida. Molti in futuro saranno come esso, e col sapore dell'Agnello sulla lingua, e non dell'agnello nato da pecora, ma dell'Agnello divino, andranno al delitto. Perchè ciò? Come ciò? Non te lo chiedi? Ma Io te lo dico lo stesso : perché avranno preparato quell'ora con molti antefatti commessi per sbadataggine, all'inizio: per cocciutaggine poi : ricordalo, Giuda.» «Sì, Maestro. E che diremo agli altri?» «Che c'era uno molto grave. E' verità.» Scantonano svelti per una strada e li perdo di vista.

 

 

TERZO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU',
A CASA DI GIUSEPPE DI SEFORI DOPO I TUMULTI NEL TEMPIO, circa novembre 32 d.C.

 Vol VII, 1561-1562

Le donne, specie Annalia, piangono ancora emozionate nel loro velo, e le parole del vecchio aumentano il loro pianto. Gesù le chiama a Sè, ed esse vengono a testa china, dal loro angolino, vicino al Maestro. Se Niche e la madre di Annalia sanno soffocare il loro pianto tenendolo quasi celato, la giovane discepola singhiozza proprio, senza ritegno di chi la osserva con sentimenti diversi.
« Perdonala, Maestro. Ella ti deve la vita e ti ama. Non può pensare che ti facciano del male. E poi è rimasta così... sola e così... triste dopo che... » dice la madre.
« Oh! non è questo! No, non è questo! Signore! Maestro! Salvatore mio! Io... Io... » Annalia non riesce a parlare, parte per i singhiozzi, parte per vergogna, o altro.
« Ha temuto rappresaglie perchè discepola. Certo è per questo. Molti se ne vanno per questo... » dice l'Iscariota.
«Oh! no! Meno ancora è per questo! Tu non capisci nulla, uomo, o presti ad altri il tuo pensiero. Ma Tu sai, Signore, di che piango. Ti ho temuto morto e che non ti fossi ricordato della promessa... » finisce in un sospiro dopo aver detto con forza le prime parole, ribellandosi all'insinuazione di Giuda.
Gesù le risponde : « Io non dimentico mai. Non temere. Va' alla tua casa. Tranquilla. Ad attendere l'ora del mio trionfo e della tua pace. Va'. Sta per calare il sole. Ritiratevi, donne. E la pace sia con voi. »

 

 

TERZO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU',
A CASA DI LAZZARO, circa marzo/aprile 33 d.C.

 Vol VIII, 427-429

Ed è il volto gentile di Annalia che si affaccia.
« Vieni avanti. La tua compagna dove è? »
« Di là, Signore. Vuole tornare via,'stanno per partire. Marta ha compreso il mio desiderio e mi trattiene sino al tramonto di domani. Sara torna a casa, a dire che resto. Vorrebbe la tua benedizione' perché... Ma ti dirò dopo. »
« Che venga. La benedirò. »
La giovane esce per tornare con la compagna che si prostra al Signore.
a La pace sia con te e la grazia del Signore ti conduca sui sentieri dove ti ha condotta costei che ti ha preceduta. Sii amorosa alla madre di questa, e benedici il Cielo che ti ha risparmiata da legami e da dolori per averti tutta per Sé. Un giorno, più di ora, benedirai di esser stata sterile per volontà tua. Va'. »
La giovane se ne va commossa.
«Tu le hai detto tutto quello che ella sperava. Queste parole erano il suo sogno. Sara diceva sempre : "Mi piace la tua sorte, benché sia tanto nuova in Israele. E la voglio io pure. Non avendo più un padre, ed essendo mia madre dolce come una colomba, non temo di non poterla seguire. Ma per essere certa di poterla compire, e che santa sia per me, come lo è per te, lo vorrei sentire dalla sua bocca ". Ora Tu glielo hai detto. E anche io ho pace. Perché temevo talora di aver esaltato un cuore... »
« Da quando è con te? »
« Da... Venuto l'ordine del Sinedrio io mi sono detta : " L'ora del Signore è venuta, e io devo prepararmi a morire", Perché io te l'ho chiesto, Signore... Oggi te lo rammento... Se Tu vai al Sacrificio, io, ostia, con Te. »
« Vuoi ancora fermamente la stessa cosa? »
« Si, Maestro. Io non potrei vivere in un mondo dove Tu non fossi... e non potrei sopravvivere alla tua tortura. Ho tanta paura per Te! Molte fra noi si illudono... Non io! Io sento che l'ora è venuta. Troppo è l'odio... E spero che Tu accoglierai la mia offerta. Non ho che la -mia vita da darti perché sono povera, lo sai. La mia vita e la mia purezza. Per questo ho persuaso la mamma a chiamare sua sorella presso di sé. Perché non resti sola... Sara le sarà figlia in mia vece, e la madre di Sara le sarà di conforto. Non deludere il mio cuore, Signore! Nessuna attrattiva ha il mon-, do per me. Mi è come un carcere dove molte cose mi ripugnano forte. Forse è perché chi fu sulle soglie della morte ha compreso come ciò che per molti rappresenta la gioia non è che un vuoto che non sazia. Certo è che io non desidero che il sacrificio... e precederti,... per non vedere l'odio del mondo gettato come arma di tortura sul mio Signore, e per somigliarti nel dolore... »
« Deporremo allora il giglio reciso sull'Altare dove si immola l'Agnello. Ed esso diverrà rosso del Sangue redentivo. E solo gli angeli sapranno che l'Amore fu il sacrificatore di un'agnella tutta bianca, e segneranno il nome della prima vittima dell'Amore, della prima continuatrice del Cristo. »
« Quando, Signore? »
« Tieni pronta la lampada e sta' in veste di nozze. Lo Sposo è alle porte". Tu ne vedrai il trionfo e non la morte, ma trionferai con Lui entrando nel suo Regno. »
« Ah! io sono la donna più felice di Israele! Io sono regina incoronata del tuo serto! Posso, come tale, chiederti una grazia? »
« Quale? »
« Ho amato un uomo, lo sai. Non l'ho più amato come sposo perché un amore più grande è entrato in me, ed egli non mi ha T%i ù amata perché... Ma non voglio ricordare il suo passato Ti chiedo di redimere quel cuore. Posso? Non è peccare volermi ricordare, mentre sono sulle soglie della Vita, di chi amai, per dargli la Vita eterna, non è vero? »
« Non è peccare. È portare l'amore al termine santo del sacrificio per il bene dell'amato.»
« Benedicimi, allora, Maestro. Assolvimi da ogni mio peccato. Fammi pronta alle nozze e alla tua venuta. Perché sei Tu che vieni, mio Dio, a prendere la tua povera serva e a farla tua sposa. »
La. giovinetta, radiosa di gioia e di salute, si curva a baciare i piedi del Maestro mentre Egli la benedice, pregando su lei. E veramente la sala, bianca come fosse tutta di gigli, è degno ambiente per questo rito, e ben si intona con i due protagonisti di esso, giovani, belli, biancovestiti, splendenti di amore angelico e divino.
Gesù lascia là la giovanetta, assorta nella sua gioia...

 

 

TERZO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU',
GUARIGIONE DEL PICCOLO MATUSALEM, circa marzo/aprile 33 d.C.

 Vol VIII, 440

Annalia che -non ha mai parlato, tutta assorta in un suo pensiero che la fa beata, apre la bocca per dire : « Se fossi rimasta mi sarebbe piaciuto prenderlo con me. Sono giovane, ma ho cuore di madre... »
« Vai via? Quando? » chiedono le donne.
« Presto. »
« Per sempre? E dove vai? Fuor di Giudea? »
« Sì. Lontano. Molto lontano. Per sempre. E sono tanto felice. »
 

 

TERZO ANNO DI VITA PUBBLICA DI GESU',
INGRESSO IN GERUSALEMME, aprile 33 d.C.

 Vol IX, 73

La casa di Annalia appare. La terrazza inghirlandata di vite dalle foglie novelle tremolanti ad un mite vento di aprile, ha sul lato della via-tutta una fila di giovinette biancovestite e biancovelate, al centro delle quali è Annalia, con cesti di petali di rose sfogliate e di mughetti che già volteggiano nell'aria.
« Le vergini di Israele ti salutano, Signore! » dice Giovanni che si è fatto largo ed è ora al fianco di Gesù, attirando la sua attenzione sulla ghirlanda di purezza che si sporge sorridendo dal parapetto a spargere la via di petali rossi come sangue e di mughetti bianchi come perle.
Gesù trattiene per un attimo le redini e arresta il puledro d'asina. Alza il volto e la mano a benedire quella verginità di Lui innamorata sino a rinunciare ad ogni altro amore terreno.
E Annalia si protende e grida : « Il tuo trionfo io l'ho visto, o mio Signore! Prendi la mia vita per la tua glorificazione universale! » e con un grido altissimo, mentre Gesù passa sotto la sua casa e procede, lo saluta :
«Gesù!»
E un altro, diverso grido, supera il clamore delle turbe. Ma la gente, pur sentendolo, non si arresta. E' un fiume di entusiasmo, an fiume di popolo in delirio che non può sostare. E mentre le ultime onde di questo fiume sono ancor fuori della porta, le prime onde già assalgono le salite che conducono al Tempio.
« Tua Madre! » grida Pietro accennando ad una casa quasi all'angolo di una via che sale al Moria e per la, quale si incanala il corteo. E Gesù alza il volto a sorridere a sua Madre che è lassù fra le donne fedeli.
L'intoppo di una numerosa carovana arresta il corteo pochi metri dopo che la casa è superata. E mentre Gesù sosta con gli altri, carezzando i bambini che le madri gli porgono, accorre un uomo e si fa largo urlando : « Lasciatemi passare! Una donna è morta. Una fanciulla. All'improvviso. La madre invoca il Maestro. Lasciatemi passare! Egli già l'ha salvata una volta! »
La gente fa largo e l'uomo corre presso Gesù : « Maestro, la figlia di Elisa è morta. Ti ha salutato con quel grido, poi si è piegata indietro dicendo : " Io son felice" ed è spirata. Il suo cuore si è franto nel gran tripudio di vederti trionfante. Sua madre mi ha visto sulla terrazza accanto alla sua casa e mi ha mandato a chiamarti. Vieni, Maestro! »
« Morta! Morta Annalia! Ma se era sana, florida, felice solt ieri? » Gli apostoli si affollano agitati, i pastori pure. Tutti l'hanno vista ieri in perfetta salute. Poco fa l'hanno vista rosea, ridente... Non si capacitano della sciagura... Chiedono, domandano i particolari...
« Non so. Tutti avete sentito le sue parole. Parlava forte, si cura. Poi la vidi piegarsi indietro più bianca delle sue vesti e 'udii gridare la madre ... Altro non so. »
« Non vi agitate. Non è morta. E' caduto un fiore e gli angeli di Dio lo hanno raccolto per portarlo in seno ad Abramo. Prestoi il giglio della Terra si aprirà felice in Paradiso t5, ignorando per sempre l'orrore del mondo. Uomo, di' ad Elisa che non pianga la sorte della sua creatura. Dille che essa ebbe una grande grazia da Dio, e che fra sei giorni comprenderà qual grazia Dio fece alla figlia sua. Non piangete. Non pianga nessuno. Il suo trionfo è ancor più grande del mio perché alla vergine fanno corteo gli angeli per condurla alla pace dei giusti. Ed è trionfo eterno che salirà di grado senza mai conoscere discesa. In verità vi dico che per voi tutti, ma non per Annalia, avete ragione di piangere. Andiamo. » E ripete agli apostoli e a chi lo circonda : « E' caduto un fiore. Si è adagiato in pace e gli angeli lo hanno raccolto. Beata la pura di carne e cuore perché presto vedrà Iddio. »
« Ma come, di che è morta, Signore? » chiede Pietro che non si capacita.
« D'amore. D'estasi. Di gaudio infinito. Felice morte! »

 

 

INGRESSO IN GERUSALEMME, aprile 33 d.C.

A CASA DELLA MAMMA DI ANNALIA, ELISA

 vol IX, 88-91

Gesù bussa alla porta. Bussa di nuovo... Il rumore di una impannata aperta in alto. Una voce affranta « Chi bussa? »
« Maria e Gesù di Nazaret » risponde Maria. « Oh! Vengo!... »
Breve attesa, e poi il rumore dei paletti rimossi. La porta si apre mostrando il volto disfatto di Elisa che si regge a fatica allo stipite, e quando Maria entrando le apre le braccia, si abbatte sul suo seno con i singulti fiochi di chi ha già tanto pianto da non aver più voce da dare al suo pianto.
Gesù chiude l'uscio e attende paziente che sua Madre calmi quell'affanno. Una stanza è vicina alla porta. Entrano in quella, portando Gesù il lume posato da Elisa sul pavimento dell'entrata prima di aprire la porta.
Il pianto della madre sembra non possa aver fine. Parla fra i singhiozzi rochi a Maria. Parla la madre alla Madre. Gesù, in piedi contro una parete, tace... Elisa non può darsi ragione di quella morte, avvenuta così... E nel suo soffrire fa ricadere la causa di essa a Samuele, il fidanzato spergiuro : « Le ha spaccato il cuore, quel maledetto! Ella non diceva. Ma certo soffriva da chissà quanto! E nella gioia, nel grido, le si è aperto il cuore. Sia maledetto in eterno. »
« No, cara. No. Non maledire. Non è così. Dio l'ha amata tanto da volerla nella pace. Ma anche fosse morta per causa di Samuele -non è, ma supponiamolo per un istante- pensa quale morte di gioia ella ebbe, e di' che l'azione malvagia le procurò morte felice. »
« Io non l'ho più! M'è morta! M'è morta! Tu non sai cosa sia perdere una figlia! Io due volte ho gustato questa dolore. Perché già la piangevo morta quando tuo Figlio la guarì. Ma ora... Ma ora... Egli non è tornato! Non ha avuto pietà... Io l'ho perduta! Perduta! Già nella tomba è la mia creatura! Sai tu cosa sia veder agonizzare un figlio? Sapere che deve morire? Vederlo morto quando lo sì credeva risanato e forte? Non sai. Non puoi parlare ... Era bella come una rosa apertasi allora al primo sole mentre si ornava questa mattina. Si era voluta ornare con la veste che le avevo fatta per le nozze. Voleva anche coronarsi come sposa. Poi preferì sfare la ghirlanda già pronta e sfogliare i fiori per gettarli a tuo Figlio, e cantava! Cantava! La sua voce empiva la casa. Era vaga come la primavera. La gioia le faceva brillanti come stelle gli occhi, e porporine come polpa di melagrana le labbra aperte sul candore dei denti, e le guance le aveva rosee e fresche come rose novelle che la rugiada decora. E divenne bianca come il giglio appena dischiuso. E mi si piegò sul petto come uno stelo spezzato... Più una parola! Più un sospiro! Più colore. Più sguardo. Placida, bella, come un angelo di Dio, ma senza vita. Tu non sai, tu che godi del trionfo di tuo Figlio e lo hai sano e forte, cosa è il mio dolore! Perché non è tornato indietro? In che lo aveva dispiaciuto, e io con lei, per non aver pietà della mia preghiera? »
« Elisa! Elisa! Non dire... Il dolore ti fa cieca e sorda... Elisa, tu non sai il mio soffrire. E non sai il mare profondo che diverrà il mio soffrire. Tu l'hai vista placida e bella irrigidirsi in pace. Fra le tue braccia. Io... Io sono più di sei lustri che contemplo la mia Creatura, e oltre le carni lisce e monde che contemplo e carezzo, io vedo le piaghe dell'Uomo dei dolori " che diverrà la mia Creatura. Sai, tu che dici che io non so cosa è vedere un figlio andare due volte alla morte, e una entrarvi e rimanervi in pace, sai cosa è vedere per tant'anni questa visione, per una madre? Mio Figlio! Eccolo. È già vestito di rosso' come uscisse da un bagno dì sangue. E presto, fra poco, ancor non sarà fatto oscuro il volto della tua creatura nel sepolcro, che io lo vedrò vestito della porpora del Sangue suo innocente. Di quel Sangue che gli ho dato. E se tu hai raccolto sul cuore tua figlia, sai quale sarà il mio dolore vedendo morire mio Figlio come un malfattore sul legno? Guardalo, il Salvatore di tutti! Nello spirito e nella carne. Perché la carne dei salvati da Lui sarà incorrotta e beata nel suo Regno. E guardami! Guarda questa Madre che ora per ora accompagna e conduce --oh! io non lo tratterrei di un passo!- suo Figlio al Sacrificio! Io ti posso capire, povera mamma. Ma tu capisci il mio cuore! Non odiare il Figlio mio. Annalia non avrebbe sopportato l'agonia del suo Signore. E il suo Signore la fece beata in un'ora di tripudio. »
Elisa ha cessato di piangere davanti alla rivelazione. Fissa Maria, dal pallido volto di martire lavato di lacrime silenziose, guarda Gesù che la guarda con pietà... e scivola ai piedi di Cristo gemendo : « Ma ella mi è morta! Mi è morta, Signore! Come un giglio, un giglio spezzato. Tu sei detto dai poeti che sei colui che si compiace fra i gigli 1°! Oh! veramente, Tu, nato dal giglio-Maria, scendi sovente fra le aiuole fiorite, e delle rose porpuree ne fai candidi gigli, e li cogli levandoli al mondo. Perché? Perché, Signore? Non è giusto che una madre goda della rosa nata da lei? Perché spegnerne il porporino nel freddo candore di morte del giglio? »
« I gigli! Saranno il simbolo di quelle che mi ameranno come mia Madre amò Dio. La candida aiuola del Re Divino. »
« Ma noi madri piangeremo. 'Noi madri abbiamo diritto alle nostre creature. Perché levarle alla vita? »
« Non così voglio dire, donna. Resteranno le figlie, una consacrate al Re come le vergini nei palazzi di Salomone. Ricordati il Cantico 1t... E spose saranno, le beneamate, in Terra e in Cielo. »
« Ma la mia creatura è morta! È morta! » Il pianto riprende straziante.
« Io sono la Risurrezione e la Vita. Chi crede in Me, ancorché venga a morte vive, e in verità ti dico che non muore in eterno. Tua figlia vive. Vive in eterno poiché credette nella Vita. La mia Morte le sarà completa Vita. Ha conosciuto la gioia del vivere in Me prima di conoscere il dolore di vedere Me strappato alla vita. Il tuo dolore ti fa cieca e sorda. Bene dice mia Madre. Ma presto dirai ciò che ti ho mandato a dire stamane : " Veramente la sua morte fu una grazia di Dio ". Credilo, donna. L'orrore attende questo luogo. E verrà giorno in cui le madri colpite come te diranno " Lode a Dio che risparmiò ai nostri figli questi giorni ". E le madri non colpite grideranno al Cielo : " Perché, o Dio, non ci hai uccisi i figli prima di quest'ora? " Credilo, donna. Credi alle mie parole. Non alzare fra te e Annalia la vera chiusura che separa: quella della diversìtà dì fede. Vedi? Io potevo non venire. Tu sai quanto sono odiato. Non ti illuda il trionfo di un'ora!... Ogni angolo può celare un'insidia per Me. E sono venuto solo, nella notte, per consolarti e dirti queste parole. Io compatisco il dolore di una madre. Ma per la pace della tua anima ti vengo a dire queste parole. Abbi pace! Pace! »
« Dammela Tu, Signore! Io non posso! Non posso nel mio soffrire darmi pace. Ma Tu, che rendi la vita ai morti e la salute ai morenti, dai la pace al cuore di una madre straziata »
« Così sia, donna. A te la pace. » Le impone le mani benedicendola e pregando in silenzio su lei . Maria si è inginocchiata a sua volta presso Elisa cingendola con un braccio.
« Addio, Elisa. Io me ne vado... »
« Non ci vedremo più, Signore? Io non uscirò dalla casa per molti giorni, e Tu te ne andrai dopo le feste pasquali. Tu... sei ancora un poco parte di mia figlia.., perché Annalia..., perché Annalia viveva in Te e per Te. » Piange. Più calma; ma quanto piange! Gesù la guarda... La carezza sul capo canuto. Le dice : « Mi vedrai ancora. »
« Quando? »
« Fra otto notti da questa. »
« E mi conforterai ancora? Mi benedirai per darmi forza? »
« Il mio cuore ti benedirà con tutta la pienezza del mio amore per quelli che mi amano. Vieni, Madre mia. »

 

 

SAMUELE BASTONA GESU' NEL TRAGITTO TRA IL GETSEMANI E LA CASA DI ANNA

 Vol IX, 257

Un'altra donna vecchia cerca di sbarrare la strada al figlio che accorre con un volto di iena e con un bastone, per colpire lui pure, e gli grida : « Assassino del tuo Salvatore tu non sarai finché io vivo! » -Ma la misera, colpita dal figlio con un calcio brutale all'inguine, stramazza gridando « Deicida e matricida! Per il seno che squarci una seconda volta, e per il Messia che ferisci, che tu sia maledetto!' »