Vi è anche stato detto : “Chiunque rimanda la propria moglie le dia libello di divorzio”. Ma questo va riprovato. Non viene da Dio. Dio disse ad Adamo: “Questa è la compagna che ti ho fatto. Crescete e moltiplicatevi sulla terra, riempitela e fatela a voi soggetta”. E Adamo, pieno di intelligenza superiore perchè ancora il peccato non aveva offuscata la sua ragione uscita perfetta da Dio, esclamò : “Ecco finalmente l'osso delle mie ossa e la carne della mia carne. Questa sarà chiamata Virago, ossia altro me, perchè tratta dall'uomo. Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne”. E in un accresciuto splendere di luci l'Eterna Luce approvò con un sorriso il detto d'Adamo, che diventò la prima, incancellabile legge. Ora, se per la sempre crescente durezza dell'uomo, l'uomo legislatore dovette mettere un nuovo codice; se per la sempre crescente volubilità dell'uomo dovette mettere un freno e dire : “Se però l'hai ripudiata non la puoi più riprendere”, questo non cancella la prima, genuina legge, nata nel Paradiso Terrestre e approvata da Dio.
Io vi dico : “Chiunque rimanda la propria moglie, eccetto il caso di provata fornicazione, l'espone all'adulterio”. Perchè, infatti, che farà nel novanta per cento dei casi, la donna ripudiata? Passerà ad altre nozze. Con quali conseguenze? Oh! su questo quanto ci sarebbe da dire! Non sapete che potete provocare incesti involontari con questo sistema? Quante lacrime sparse per una lussuria! Sì. Lussuria. Non ha altro nome. Siate schietti. Tutto si può superare quando lo spirito è retto. Ma tutto si presta a motivo per soddisfare il senso quando lo spirito è lussurioso. Frigidità femminile, pesantezza di lei, incapacità relativa alle faccende, lingua bisbetica, amore al lusso, tutto si supera, anche le malattie, anche la irascibilità, se si ama santamente. Ma siccome dopo qualche tempo non si ama più come il primo giorno, ecco che allora si vede impossibile ciò che è più che possibile, e si getta una povera donna sulla via e verso la perdizione.
Fa adulterio chi la respinge. Fa adulterio chi la sposa dopo il ripudio. Solo la morte rompe il matrimonio. Ricordatevelo. E se avete fatto una scelta infelice portatene le conseguenze come una croce, essendo due infelici, ma santi, e senza fare maggiori infelici nei figli che sono gli innocenti che più soffrono di queste disgraziate situazioni. L'amore dei figli dovrebbe farvi meditare cento volte e cento, anche nel caso di una morte di coniuge. Oh! se sapeste accontentarvi di quanto avete avuto e al quale Dio ha detto “Basta”! .Se sapeste voi vedovi, e voi vedove, vedere nella morte non una menomazione ma una elevazione ad una perfezione di procreatori! Esser madre anche per la madre estinta. Esser padre anche per il padre estinto. Esser due anime in una, raccogliere l'amore per le creature sul labbro gelato del morente e dire “Va' in pace, senza paura per quelli che da te sono venuti. Io continuerò ad amarli, per te e per me, amarli due volte, sarò padre e madre, e l'infelicità dell'orfano non peserà su loro e neppure sentiranno la innata gelosia del figlio di coniuge risposato per colui o colei che prende il posto sacro alla madre, al padre, da Dio chiamati ad altra dimora”.
90. GESU' ALL'ACQUA SPECIOSA: « NON FORNICARE »[2]
" Non fornicate
Non volgete intorno lo sguardo cercando di leggere sul volto di uno la parola : - lussurioso- . Abbiate carità reciproca. Amereste che uno la leggesse su voi? No. E allora non cercate leggerla nell'occhio turbato del vicino, sulla sua fronte che arrossa e si curva al suolo.
E poi... Oh! dite, voi uomini in specie. Quale fra voi non ha mai messo i denti in questo pane di cenere e sterco che è la soddisfazione sessuale? Ed è lussuria solo quella che vi spinge per un'ora fra braccia meretrici? Non è lussuria anche il profanato connubio con la sposa, profanato perchè è vizio legalizzato essendo reciproca soddisfazione del senso, evadendo alle conseguenze dello stesso? Matrimonio vuole dire procreazione, e l'atto vuol dire e deve essere fecondazione. Senza ciò è immoralità . Non si deve del talamo fare un lupanare. E tale diventa se si sporca di libidine e non si consacra con delle maternità. La terra non respinge il seme. Lo accoglie e ne fa pianta. Il seme non fugge dalla zolla dopo esservi deposto. Ma subito genera radice e si abbranca per crescere e fare spiga, ossia la creatura vegetale nata dal connubio fra la zolla e il seme. L'uomo è il seme, la donna è la terra, la spiga è il figlio. Rifiutarsi a far la spiga e sperdere la forza in vizio è colpa. E' meretricio commesso sul letto nuziale, ma per nulla dissimile dall'altro, anzi aggravato dalla disubbidienza al comando che dice: " Siate una sola carne e moltiplicatevi nei figli ". Perciò vedete, o donne volutamente sterili, mogli legali e oneste non agli occhi di Dio ma del mondo, che ciononostante voi potete essere come prezzolate femmine e fornicare ugualmente pur essendo del solo marito, perchè non alla maternità ma al piacere andate troppo e troppo spesso. E non riflettete che il piacere è un tossico che aspirato da qual che sia bocca contagia, fa arsi di un fuoco che credendo saziarsi si spinge fuor dal focolare e divora, sempre più insaziabile, lasciando acre sapor di cenere sotto la lingua e disgusto e nausea e sprezzo di sè e del compagno di piacere, perchè quando la coscienza risorge, e fra l'una febbre e l'altra essa sorge, non può non nascere questo sprezzo di sè, avviliti fino a sotto la bestia?
Mi attendevate? Temevate che lo fuggissi senza salutarvi? Non manco mai alle mie promesse. Oggi sono con voi per evangelizzarvi e stare con voi come ho promesso, per benedirvi le case, gli orti e le barche, onde sia santificata ogni famiglia e il lavoro pure sia santificato. Però, ricordate, che la benedizione mia per essere fruttuosa deve essere aiutata dal vostro buon volere. E voi sapete quale è il buon volere che deve animare una famiglia perchè sia santa la casa che l'ospita. L'uomo vi deve essere capo ma non despota, nè della sposa, nè dei figli, nè dei servi, e nello stesso tempo deve essere il re, il veramente re nel senso biblico della parola. Ricordate il capo ottavo del primo libro dei Re? Gli anziani di Israele si adunarono andando a Ramata dove risiedeva Samuele, e gli dissero : “Ecco, tu sei divenuto vecchio e i tuoi figli non camminano nelle tue vie. A giudicarci costituisci sopra di noi un re come lo hanno tutte le nazioni”.
Re dunque vuol dire “giudice” e dovrebbe essere giudice giusto per non fare dei sudditi degli infelici nel tempo con guerre, soprusi, balzelli ingiusti, nè nell'eternità con un reame tutto mollezze e vizio. Guai a quei re che mancano al loro ministero, che chiudono l'orecchio alle voci dei sudditi, che serrano gli occhi sulle piaghe della nazione, che si fanno complici del dolore del popolo con alleanze contro giustizia pur di rafforzare la loro potenza con l'aiuto degli alleati! Ma guai anche a quei padri che mancano al loro ufficio, che sono ciechi e sordi ai bisogni e ai difetti dei membri della famiglia, che sono causa di scandalo o dolore per essa, che scendono a compromessi di nozze indegne pur di allearsi con famiglie ricche e potenti, senza riflettere che il matrimonio è unione voluta per elevazione e conforto dell'uomo e della donna, oltre che per procreazione; è dovere, è ministero, non è mercato, non è dolore, non è avvilimento di uno o dell'altro coniuge. E' amore e non odio.
Giusto dunque sia il capo senza eccessive durezze o pretese, senza eccessive condiscendenze e debolezze. Però, se aveste a scegliere fra l'eccesso di una o dell'altra cosa, scegliete piuttosto la seconda perchè di questa almeno Dio vi potrà dire : “Perchè fosti così buono?” e non condannarvi, dato che l'eccesso di bontà già punisce l'uomo con le prepotenze che gli altri si permettono sul buono; mentre della durezza sempre vi rimprovererebbe perchè mancanza all'amore verso il prossimo più prossimo. E giusta sia la donna nella casa verso lo sposo, i figli e i servi. Allo sposo dia ubbidienza e rispetto, conforto ed aiuto.
Ubbidienza finchè questa non assuma sostanza di consentimento al peccato. La moglie deve essere sommessa ma non degradata. Guardate, o spose, che il primo che vi giudica, dopo Dio, per certe colpevoli condiscendenze, è lo stesso vostro marito che vi induce ad esse. Non sempre sono desideri di amore ma anche sono prove verso la vostra virtù. Anche se al momento non ci riflette, può venire un giorno che lo sposo si dica : “La mia donna è fortemente sensuale” e da lì divenire sospettoso verso la vostra fedeltà maritale. Siate caste nel coniugio. Fate che la vostra castità imponga allo sposo quel ritegno che si ha per cose pure, e vi riguardi come sue simili, non come schiave o concubine mantenute per essere soltanto " piacere " e rigettate quando non piacciono più. La moglie virtuosa, direi la moglie che anche dòpo il coniugio conserva quel “che” di verginale negli atti, nelle parole, negli abbandoni d'amore, può portare il marito ad una elevazione dal senso al sentimento, onde lo sposo si spoglia da lussuria e diviene veramente un unico "che" con la sposa che tratta col riguardo con cui uno tratta una parte di se stesso, e giusto è che ciò sia, perchè la donna è "osso delle sue ossa e carne della sua carne " e nessuno maltratta le sue ossa e la sua carne, ma anzi li ama, onde lo sposo e la sposa, come i due primi sposi, si guardino e non si vedano nella loro nudità sessuale, ma si amino per lo spirito, senza vergogne avvilenti.
La moglie sia paziente, materna col marito. Lo consideri come il primo dei suoi figli, perchè la donna è sempre madre e l'uomo è sempre bisognoso di una madre che sia paziente, prudente, affettuosa, confortatrice. Beata quella donna che del proprio coniuge sa essere la compagna e insieme la madre per sorreggerlo, e la figlia per esser guidata. La moglie sia laboriosa. Il lavoro, impedendo le fantasticherie, fa bene all'onestà oltre che alla borsa. Non tormenti il marito con stolte gelosie che a nulla riparano. Il marito è onesto? La gelosia stolta, spingendolo a fuggire la casa, lo mette in pericolo di cadere fra le maglie di una meretrice. Non è onesto e fedele? Non saranno le ire della gelosa quelle che lo correggono, ma sibbene il contegno serio senza bronci e sgarbi, dignitoso e amoroso, amoroso ancora, quello che lo fanno riflettere e rinsavire. Sappiate riconquistare il marito, quando una passione ve lo ha allontanato, con la vostra virtù, come nella giovinezza lo conquistaste con la vostra bellezza. E, per trarre forza in questo dovere, e resistere al dolore che vi potrebbe fare ingiuste, amate e considerate i figli e il loro bene.
Tutto una donna ha nei figli : la gioia, la corona regale per le ore gioconde in cui è realmente regina della casa e del consorte, e il balsamo nelle ore dolorose in cui un tradimento o altre penose esperienze della vita coniugale le flagellano la fronte e sopratutto il cuore con le spine della sua triste regalità di sposa martire.
Tanto calpestate da desiderare di tornare- in famiglia, divorziando, o di trovare un compenso in un finto amico che appetisce alla femmina ma che finge di avere pietà del cuore della tradita? No, donne, no! Quei figli, quei figli innocenti, turbati già, già fatti precocemente tristi dall'ambiente domestico non più sereno, non più giusto, hanno i loro diritti alla madre, al padre, al conforto di una casa dove, se è perito un amore, l'altro resta vigile a vegliare su essi. Quei loro occhi innocenti vi guardano, vi studiano e capiscono più che voi non crediate, e plasmano i loro spiriti a seconda di ciò che vedono e comprendono. Non siate mai di scandalo ai vostri innocenti, ma rifugiatevi in essi come in un baluardo di adamantini gigli contro le debolezze della carne e le insidie dei serpi. E la donna sia madre. La madre giusta che è sorella insieme a madre, che è amica insieme a sorella dei suoi figli e figlie. E che è esempio, sopratutto, e su tutto. Vegliare sui figli e sulle figlie, amorosamente correggere, sorreggere, far meditare, e tutto senza preferenze: perchè i figli sono tutti nati da un seme e da un seno, e se è naturale che siano benvoluti, per la gioia che danno, i figli buoni, è anche doveroso che siano amati, anche se di un amor doloroso, i figli non buoni, ricordando che l'uomo non deve essere più severo di Dio, il quale ama non solo i buoni ma anche i non buoni, e li ama per vedere di farli buoni, di dare loro modo e tempo a divenirlo, e sopporta fino alla morte dell'uomo, riservandosi di essere giusto Giudice quando l'uomo non può più riparare.
E qui lasciate che Io vi dica una cosa che non è inerente al discorso, ma che è utile che voi abbiate presente. Molte volte, troppe, si sente dire che i malvagi hanno più gioia dei buoni e che ciò non è giusto. Prima di tutto vi dico : “Non giudicate le apparenze e ciò che non conoscete”. Le apparenze sono sovente fallaci e il giudizio di Dio è occulto sulla Terra. Conoscerete dall'altra parte e vedrete che il transitorio benessere del malvagio fu concesso come mezzo per attirarlo al Bene e come sconto di quel poco di bene che anche il più malvagio può fare. Ma, quando vedrete le cose nella luce giusta dell'altra vita, vedrete che più breve della vita del filo d'erba nato a primavera nel greto di un torrente che l'estate dissecca, è il tempo di gioia del peccatore, mentre un solo attimo di gloria nel Cielo è, per la gioia che comunica allo spirito che ne gode, più vasto della più trionfale vita di uomo che mai sia stata. Non invidiate perciò la prosperità del malvagio, ma cercate, con buona volontà, di giungere a possedere il tesoro eterno del giusto.
E, tornando a come devono essere i componenti di una famiglia e gli abitanti di una casa perchè in essa si mantenga fruttuosamente la mia benedizione, vi dico, o figli, che voi siate sottomessi ai genitori, rispettosi, ubbidienti, per poterlo essere anche col Signore Iddio vostro. Perchè, se non imparate ad ubbidire ai piccoli comandi del padre e della madre, che vedete, come potrete ubbidire ai comandi di Dio, che vi vengono detti in suo nome, ma che voi non vedete e non udite? E se non imparate a credere che chi ama, come un padre e una madre amano, non può che comandare cose buone, come potete credere che siano buone le cose che vi vengono dette come ordini di Dio? Dio ama, è Padre, sapete? Ma appunto perchè vi ama e vi vuole seco, o cari fanciulli, vi vuole buoni. E la prima scuola dove imparate a divenirlo è la famiglia. Là imparate ad amare e ubbidire e di là comincia per voi la via che conduce al Cielo. Siate dunque buoni, rispettosi, docili. Amate il padre anche se vi corregge, perchè lo fa per vostro bene, e la madre se vi trattiene da azioni che la sua esperienza giudica non buone. Onorateli non facendoli arrossire con le vostre azioni malvagie. L'orgoglio non è cosa buona, ma vi è un santo orgoglio quello di dire : " Non ho dato dolore al padre e alla madre mia". Questo, che vi fa godere della loro vicinanza mentre sono viventi, vi è pace sulla ferita della loro morte, mentre le lacrime che un figlio fa versare al genitore rigano come piombo fuso il cuore del figlio malvagio, e nonostante ogni suo studio per addormire quella ferita, essa duole, duole, e sempre più duole quando la morte del genitore impedisce al figlio di riparare... Oh! figli, siate buoni, sempre, se volete che Dio vi ami.
Infine santa è quella casa dove, per la giustizia dei padroni, si fanno giusti anche i servi ed i garzoni. Ricordino i padroni che un mal comportamento inasprisce e guasta il servo, e il servo che un suo mal comportamento disgusta il padrone. Stia ognuno al suo posto, ma con un legame di amore di prossimo a colmare la divisione che è fra servi e padroni.
E allora la casa benedetta da Me conserverà la sua benedizione
E Dio sosterà in essa. E così pure conserveranno benedizione, e perciò protezione, le barche e gli orti e gli arnesi di lavoro e di pesca, quando santamente operosi nei giorni leciti e santamente dediti al culto di Dio nel sabato sacro, voi scorrerete la vostra vita di pescatori o ortolani e non farete frode nel vendere e nel pesare, e non maledirete il lavoro e neppure lo farete tanto re della vostra vita da anteporlo a Dio. Perchè se il lavoro vi dà guadagno Dio vi dà il Cielo.
228. GESÙ E VALERIA. IL MIRACOLO DEL PICCOLO LEVI A NOBE[4]
Tu, moglie pagana, amante, fedele, hai amato nello sposo il tuo dio terreno di amore carnale, il tuo bel dio che si faceva adorare da te, abbassando la tua dignità di uguale, ad una servilità da schiava. La moglie sia sommessa al marito, umile, fedele, casta. Sì. Egli, l'uomo, è il capo della famiglia. Ma capo non vuol dire despota. Capo non vuol dire capriccioso padrone al quale è lecito ogni capriccio non solo sulla carne ma sulla parte migliore della sposa. " Dove tu Caio ivi io Caia " voi dite. Povere donne di un luogo dove licenza è persino nelle favole dei vostri dèi, quelle fra voi che impudiche e sfrenate non sono, come potete essere dove sono i vostri sposi? E' inevitabile che chi non è licenziosa e corrotta si stacchi con disgusto e provi un dolore veramente atroce come di fibre che si lacerano, uno sbigottimento, un crollo di tutto il culto verso il marito contemplato sempre comeun dio, quando scopre che colui, che adorava come dio, è un misero essere dominato dall'animalità brutale, licenzioso, adultero, svagato, indifferente, derisore dei sentimenti e delle dignità della sposa.
Non piangere. Io pure so tutto, e anche senza bisogno dei rapporti dei centurioni. Non piangere, donna. Impara invece ad amare nell'ordine tuo marito. »
« Non posso più amarlo. Non lo merita più. Lo disprezzo. Non avvilirò me stessa imitandolo, ma non lo posso più amare. Tutto è finito fra noi. L'ho lasciato andare... senza cercare di trattenerlo... In fondo gli sono stata grata per un'ultima volta, per questo suo andarsene... Non lo ricercherò. Del resto, quando mai mi fu compagno? Caduta la benda della mia adorazione, ora ricordo e giudico le sue azioni. Era forse con il mio cuore quando io piangevo dovendo seguirlo qui, lasciando la madre - malata e la patria, essendo sposa novella e prossima a partorire? Egli rideva fatuo, coi suoi amici, delle mie lacrime e delle mie nausee, ammonendomi soltanto di non sporcargli la veste. Era forse al mio fianco nelle nostalgie mie di spaesata? No. Fuori, con gli amici, ai festini dove il mio stato non mi consentiva di andare... Era forse curvo con me sulla cuna della neonata? Rise quando gli mostrarono la figlia, dicendo : " Quasi la farei deporre al suolo. Non per avere delle femmine ho preso il giogo matrimoniale", Né presenziò alla purificazione dicendola : inutile pantomima. E poiché la piccina piangeva, disse nell'uscire: "Mettetele nome Libitina, e sia sacra alla dea ". E quando Fausta fu morente divise forse con me l'affanno? Dove era la notte che precedette la tua venuta? In casa di Valeriano ad un banchetto. Ma lo amavo; era, hai detto giusto, il mio dio. Tutto mi pareva buono in lui, giusto in lui. Mi concedeva di amarlo... ed ero la schiava più schiava dei suoi voleri. Sai perché mi ha respinta da lui? »
« Lo so. Perché nella carne tua era ridestata l'anima ed eri non più femmina ma donna. »
«Così. Ho voluto della mia casa fare una casa virtuosa... ed egli si è fatto mandare ad Antiochia presso il Console imponendomi di non seguirlo, e seco ha portato le schiave favorite. Oh! non lo seguirò! Ho mia figlia. Ho tutto. »
« No. Non hai tutto. Hai una parte, una piccola parte del Tutto, quanto ti serva ad essere virtuosa. Il Tutto è Dio. Tua figlia non ti deve essere ragione di ingiustizia al Tutto, ma di giustizia. Per lei e con lei tu hai il dovere di essere virtuosa. »
« Sono venuta per consolarti e Tu mi consoli. Ma anche sono venuta per chiederti come educare questa bambina per farla degna del suo Salvatore. Avevo pensato di farmi proselite vostra e di farla tale essa pure... »
« E tuo marito? »
« Oh! tutto è finito con lui. »
« No. Tutto incomincia. Sei sempre sua moglie. Il dovere della moglie buona è di far buono il consorte. »
« Egli dice che vuol divorziare. E lo farà certo. Perciò... »
« E lo farà. Ma ancora non lo ha fatto. E sinché non lo ha fatto tu sei sua moglie anche secondo la vostra legge. E come tale hai il dovere di restare come moglie al tuo posto. Il tuo posto è quello di seconda al marito nella casa, presso tua figlia, al cospetto dei servi e del mondo. Tu pensi : egli ha dato il malesempio. E' vero. Ma questo non ti esime dal dare tu esempio di virtù. Egli se ne è andato. E' vero. Tu presso la figlia e i servi prendi il suo posto.
Non tutto è riprovevole nelle vostre consuetudini. Quando Roma era meno corrotta, caste erano le sue donne, laboriose, e servivano la divinità con una vita di virtù e di fede. Anche se la misera condizione di pagane le faceva servire falsi dèi, l'idea era buona. Esse davano la loro virtù all'Idea della religione, al bisogno di un rispetto ad una religione, a una Divinità il cui vero nome era loro ignoto, ma che sentivano essere, e più grande del licenzioso Olimpo, delle avvilite deità che lo popolavano secondo le leggende mitologiche. Inesistente il vostro Olimpo, inesistenti i vostri dèi. Ma le vostre virtù antiche erano frutto della convinzione verace di dover essere virtuosi per essere guardati con amore dagli dèi; erano frutto del dovere che sentivate di avere verso le divinità che adoravate. Agli occhi del mondo, specie del nostro mondo giudaico, parevate stolti per questo vostro onorare ciò che non era. Ma alla Giustizia eterna e vera, al Dio Altissimo, Unico e Onnipotente Creatore di tutte le creature e le cose, quelle virtù, quel rispetto, quel dovere non erano vani. Il bene è sempre bene, la fede ha sempre valore di fede, la religione ha sempre valore dì religione se colui che li segue e pratica e possiede è convinto di essere nel vero.
Io ti esorto ad imitare le vostre antiche donne caste, laboriose e fedeli, rimanendo al tuo posto, colonna e luce nella tua casa e della tua casa. Non credere che ti venga meno il rispetto dei servi perché sei rimasta sola. Fino ad ora ti hanno servita con paura e talora con nascosto senso di odio e ribellione. D'ora in poi ti serviranno con amore. Gli infelici amano gli infelici. I tuoi schiavi conoscono il dolore. La tua gioia era per essi un pungolo amaro. Le tue pene, spogliandoti dalla fredda luce di padrona, nel senso più odioso di questa parola, ti rivestiranno di una luce calda di pietà. Sarai amata, Valeria. E da Dio, e da tua figlia e dai tuoi servi. E se anche non fossi più la moglie ma la divorziata, ricorda (Gesù si alza in piedi) che la separazione legale non distrugge il dovere della donna di essere fedele al suo giuramento di sposa.
Tu vorresti entrare nella religione nostra. Uno dei precetti divini di essa è che la donna è carne della carne dello sposo e che nessuna cosa o persona può separare ciò che Dio ha fatto una carne sola. Anche noi abbiamo il divorzio. E' venuto come malvagio frutto della lussuria umana, del peccato di origine, della corruzione degli uomini. Ma non è venuto spontaneamente da, Dio". Dio non muta la sua parola. E Dio aveva detto, ispirando ad Adamo, innocente ancora e perciò parlante con intelligenza non offuscata dalla colpa, le parole: che gli sposi, una volta uniti, dovevano essere una carne sola. La carne non si separa dalla carne altro che per sciagura di morte o di malattia.
Il divorzio mosaico, concesso ad evitare peccati atroci, non concede alla donna che una libertà ben meschina. La divorziata è sempre una menomata nel concetto degli uomini, sia che resti tale, sia che passi a seconde nozze. Nel giudizio di Dio, poi, è un'infelice se diviene divorziata per malanimo dello sposo e resta divorziata; ma non è che una peccatrice, un'adultera se lo diviene per turpi colpe proprie e si risposa. Ma tu volendo entrare nella nostra religione, lo fai per seguire Me. E allora Io, Verbo di Dio, essendo venuto il tempo della perfetta religione, ti dico ciò che dico a molti. Non è lecito all'uomo di separare ciò che Dio ha unito, ed è adultero sempre colui, o colei, che avendo il coniuge vivente passa ad altre nozze.
Il divorzio è prostituzione legale, mettendo in condizione uomo e donna di commettere peccati di lussuria. La donna divorziata difficilmente resta vedova di un vivo, e vedova fedele. L'uomo divorziato non resta mai fedele al primo coniugio. Tanto l'uno che l'altra, passando ad altre unioni, scendono dal livello di uomini a quello di bruti, ai quali è concesso cambiare femmina ad ogni appello di senso. La fornicazione legale, pericolosa alla famiglia e alla Patria, è delittuosa verso gli innocenti. I figli dei divorziati devono giudicare i genitori. Severo giudizio quello dei figli! Almeno uno dei genitori viene condannato dai figli. Ed i fiati vengono, dall'egoismo dei genitori, condannati ad una vita affettiva mutilata. Che se poi alle conseguenze famigliari del divorzio, che priva del padre o della madre i figli innocenti, si unisce il nuovo matrimonio del coniuge al quale sono stati affidati i figli, alla condanna di una vita affettiva mutilata di un membro, si unisce l'altra mutilazione: quella della perdita, più o meno totale, dell'affetto dell'altro membro, diviso, o totalmente assorbito dal nuovo amore e dai figli del nuovo coniugio.
Parlare di nozze, di matrimonio in caso di novella unione di un divorziato o di una divorziata, è profanare il significato e la cosa che è il matrimonio. Solo la morte di uno dei coniugi e la vedovanza consecutiva dell'altro può giustificare le seconde nozze. Per quanto Io giudichi che sarebbe cosa migliore chinare il capo al verdetto sempre giusto di chi regola i destini degli uomini, e chiudersi in castità quando la morte ha messo fine allo stato matrimoniale, dedicandosi tutta ai figli e amando il coniuge passato all'altra vita nelle sue creature. Amore spogliato da ogni materialità, santo e verace. Poveri figli! Conoscere dopo la morte o il crollo del focolare, la durezza di un secondo padre o di una seconda madre e l'angoscia di vedere le carezze divise con altri figli che fratelli non sono!
No. Nella mia religione non sarà il divorzio. E adultero e peccatore sarà colui che contrarrà divorzio civile per contrarre nuova unione. La legge umana non muterà il mio decreto. Il matrimonio nella religione mia non sarà più un contratto civile, una promessa morale, fatta e sancita alla presenza di testimoni a questo preposti. Ma sarà un indissolubile legame ribadito, saldato e santificato dal potere santificante che Io darò ad esso, divenuto Sacramento. Per farti comprendere : rito sacro. Potere che sarà di aiuto a praticare santamente tutti i doveri matrimoniali, ma che sarà anche sentenza di indissolubilità del vincolo.
Sino ad ora il matrimonio è un mutuo contratto naturale e morale fra due di sesso diverso. Da quando sarà la mia legge, esso sarà esteso all'anima dei coniugi. Diverrà perciò anche contratto spirituale sancito da Dio attraverso ai suoi ministri. Ora tu sai che nulla è superiore a Dio. Perciò ciò che Egli avrà unito nessuna autorità, legge o capriccio umano potrà più sciogliere.
Il " dove tu, Caio, io Caia " del vostro rito, si perpetua nell'al di là nel nostro, nel mio rito, perché la morte non è fine, ma separazione temporanea dello sposo dalla sposa, e il dovere d'amare dura anche oltre la morte. Per questo dico che vorrei castità nei vedovi. Ma l'uomo non sa essere casto. E anche perciò dico che i coniugi hanno il dovere reciproco di migliorare l'altro coniuge.
Non crollare il capo. Tale è il dovere, e il dovere va fatto se si vuole veramente seguire Me.
Nella religione mosaica il matrimonio è un contratto, nella nuova religione cristiana esso sia atto sacro e indissolubile sul quale scenda la grazia del Signore a fare dei coniugi due suoi ministri nella propagazione della specie umana[6]. Cercate sin dai primi momenti di consigliare al coniuge che viene dalla nuova religione di convertire il coniuge ancora fuor dal numero dei fedeli di entrarvi a far parte, per evitare quelle dolorose divisioni di pensiero, e conseguentemente di pace, che abbiamo osservato anche fra noi. Ma quando si tratta di fedeli nel Signore, per nessuna ragione si sciolga ciò che Dio ha unito. E nel caso di una parte che si trovi, essendo cristiana, congiunta a un gentile, Io consiglio che questa parte porti la sua croce con pazienza e mitezza e con fortezza anche, sino a saper morire per difendere la sua fede, ma senza lasciare il coniuge al quale si è unito con suo pieno consenso. Questo è il mio consiglio per una vita più perfetta nello stato matrimoniale, finché non sarà possibile, con la diffusione del cristianesimo, aversi matrimoni fra fedeli. Allora sacro e indissolubile sia il vincolo, e santo l'amore[7].
Male sarebbe se per la durezza dei cuori dovesse accadere nella nuova fede ciò che avvenne nell'antica : un permettersi il ripudio e lo scioglimento per evitare scandali creati dalla libidine dell'uomo[8]. In verità vi dico che ognuno deve portare la sua croce in ogni stato, anche in questo matrimoniale. E anche in verità vi dico che nessuna pressione deve far flettere la vostra autorità nel dire “non è lecito " a chi vuole passare a nuove nozze prima che uno dei coniugi sia morto[9]. È meglio, lo ve lo dico, che una parte putrida si stacchi, da sola o seguita da altri, anziché, per trattenerla nel Corpo della Chiesa, concederle cosa contraria alla santità del coniugio, scandalizzando gli umili e facendo fare loro delle considerazioni sfavorevoli all'interezza sacerdotale e sul valore della ricchezza o della potenza. Le nozze sono atto grave e santo. E per mostrare questo Io ho preso parte alle nozze e vi ho compiuto il primo miracolo. Ma guai se degenerano in libidine e capriccio. Il matrimonio, contratto naturale fra l'uomo e la donna, d'ora in poi si elevi a contratto spirituale per il quale le anime di due che si amano giurano di servire il Signore nell'amore reciproco, offerto a Lui in ubbidienza al suo comando di procreazione per dare figli al Signore".
« Parlare a te, che sei nubile, di questo argomento, può- farti stupore. Ma tu non sei che il -" portavoce" e perciò devi assoggettarti a trasmettere qualunque cosa. Ciò che dico ora serve agli altri. Serve a correggere uno e più errori, sempre maggiormente radicatisi nel mondo.
Il mondo si divide in due grandi categorie. La prima, che è 4 vastissima, è quella dei senza scrupoli di sorta: né umani, né spirituali. La seconda è quella dei timorati, la quale, però, si suddivide in altre due classi: dei giustamente timorati e dei piccinamente timorati. Parlo alla prima grande categoria e alla seconda classe della seconda categoria.
Il matrimonio non è riprovato da Dio, tanto che Io ne ho fatto un sacramento. E qui non parlo neppure del matrimonio [654]
/ come sacramento, ma del matrimonio come c o n i u g i o, quale
~~ Dio Creatore l'ha fatto creando maschio e femmina, perché si
) unissero formando una carne sola, che una volta congiunta
i n e s s u n a forza umana può scindere, né deve scindere.
Io, vedendo la vostra durezza di cuore, sempre più durezza, ho mutato il precetto di Mosè sostituendo ad esso il sacramento. Scopo del mio atto era di dare un aiuto alla vostra anima di coniugi contro la vostra carnalità di animali e un freno contro la vostra illecita facilità di ripudiare ciò che prima avete eletto per passare a nuovi coniugii illeciti, a scapito delle vostre anime e delle anime delle vostre creature.
Sbaglia tanto colui che si fa scandalo di una legge creata da Dio per perpetuare il miracolo della creazione - e generalmente questi non sono i più casti ma i più ipocriti, perché i casti non vedono nel coniugio che la santità dello scopo, mentre gli altri pensano [655] alla materialità dell'atto - come colui che con leggerezza colpevole crede potere sormontare impunemente il divieto mio di passare a nuovi amori, quando il primo non sia stato sciolto dalla morte.
Adultero e maledetto è quel vivente che scinde un'unione, prima voluta, per capriccio di carne o per insofferenza morale. Ché se egli od ella dicono che il coniuge è ormai per essi cagione' di peso e ripugnanza, Io dico che Dio ha dato all'uomo riflessione e intelletto perché lo usi, e tanto più lo usi in casi di così grave importanza come è la formazione di una nuova famiglia; Io dico ancora che, se si è in un primo tempo errato per leggerezza o per calcolo, occorre poi sopportare le conseguenze per non creare maggiori sciagure che ricadono specialmente sul coniuge più buono e sugli innocenti, portati a soffrire più che la vita non comporti, e a giudicare coloro che Io ho fatto ingiudicabili per precetto: il padre e la madre. [656] Io dico infine che la virtù del sacramento, se foste cristiani veri e non quei bastardi che siete, dovrebbe agire in voi, coniugi, per fare di voi un'anima sola che si ama in una carne sola e non due belve che si odiano legate ad una stessa catena.
Adultero e maledetto è quel vivente che con finzione oscena ha due o più vite coniugali, e rientra presso l'altro coniuge e presso gli innocenti con la febbre del peccato nel sangue e l'odore del vizio sulle labbra menzognere.
Nulla vi rende lecito d'essere adulteri. Nulla. Non l'abbandono o la malattia del coniuge, e molto meno il suo carattere più o meno odioso. Il più delle volte è il vostro esser lussuriosi che vi fa vedere odioso il compagno o la compagna. Lo volete vedere tale per giustificare a voi stessi il vostro vergognoso operato che la coscienza vi rimprovera.
Io ho detto, e non muto i 1 mio dire, che è adultero non solo chi consuma adulterio, ma chi desidera consumarlo nel suo cuore [657] perché guarda con fame di sensi la donna o l'uomo non suo.
Io ho detto, e non muto il mio dire, che è adultero colui che col suo modo d'agire mette nella condizione d'essere a sua volta adultero l'altro coniuge. Due volte adultero, risponderà per la sua anima perduta e per quella che ha portato a perdersi con la sua indifferenza, trascuratezza, villania e infedeltà.
A tutti costoro la maledizione di Dio incombe, e non crediate che ciò sia un modo di dire.
Il mondo si frantuma in rovine perché per prime si sono rovinate le famiglie. Il fiume di sangue che vi sommerge ha avuto gli argini sgretolati dai vostri singoli vizi che hanno spinto reggitori più o meno grandi - dai capi di stato ai capi di paeselli -ad essere ladri e prepotenti per avere moneta e lustro per le loro libidini.
Guardate la storia del mondo: è piena di esempi. La lussuria è sempre nella triplice combinazione che provoca il crearsi delle vostre [658] rovine. Interi stati sono stati distrutti, nazioni divelte dal seno della Chiesa, scissure secolari create a scandalo e tormento di razze per la fame di carne dei reggitori.
Ed è logico che sia così. La libidine estingue la Luce dello spirito e uccide la Grazia. Senza Grazia e senza Luce voi non differite dai bruti e compite perciò azioni da bruti.
Fate pure, se così vi piace. Ma ricordate, o viziosi che profanate le case e i cuori dei figli con il vostro peccare, che Io vedo e ricordo e vi aspetto. Nello sguardo del vostro Dio che amava i pargoli ed ha creato per essi la famiglia, vedrete una luce che non vorreste vedere e che vi fulminerà. »
Il primo amore casto di coniuge, l'amore quale doveva essere quello degli uomini secondo il pensiero del Creatore: amore senza aculeo di senso e senza fango di malizia. Un amore naturale e angelico insieme poiché nell'anima di Adamo e dei figli di lui, secondo il pensiero creativo, doveva essere la purezza angelica dello spirito commista alla tenerezza umana, e come fiore che sboccia senza peccato dallo stelo che lo porta così doveva, senza verme di libidine, sorgere l'amore nei coniugi e dare [1066] dei figli ai talami casti.
Esser casti non vuol dire interdirsi il coniugio. Vuol dire compierlo pensando a Dio che f a di due animali ragionanti due creatori minori e, come Dio creò senza mettervi pensiero di malizia il maschio e la femmina e non pose nella loro pupilla ' luce di carne per svelare agli innocenti la carne, così i coniugi dovrebbero fare del matrimonio una santa creazione allietata di culle, ma non sporcata da libidine.
Il coniuge onesto e santamente amoroso cerca divenire simile all'altro coniuge, poiché chi ama tende a prendere somiglianza della creatura amata, onde il matrimonio bene inteso è elevazione reciproca, perché non vi è alcuno completamente perfido e basta migliorare ognuno un punto prendendo ad esempio il buono dell'altro per salire in mutua gara la scala della santità. Come pianta che getta un ramo più alto del precedente e sale, sale verso l'azzur[1067]ro, così è la santità coniugale e individuale. Oggi è una virtù. Domani da questa virtù ne rampolla un'altra sempre più alta, e dalle umane virtù di sopportazione reciproca si sale alle vette della eroicità soprannaturale.
Giuseppe, coniuge santo e casto della Santa e Casta, come bambino presso la maestra imparava giorno per giorno la scienza d'essere simili a Dio e, poiché nel suo cuore di giusto nulla era ostacolo alla Grazia, giorno per giorno della sua Maestra amata egli prendeva somiglianza, somigliando così a Dio di cui Maria era la più perfetta copia.
Nella notte santa, ciò che riscosse Giuseppe, orante con una tale forza da giungere' sino a circondarsi di una mistica barriera isolante l'anima dall'esterno, fu la luce.
Nella grotta, prima appena rischiarata da un focherello di sterpi che già languiva per mancanza di alimento, s'era [1068] diffusa una luce pacata che aumentava gradatamente quasi chiarore di luna che, prima coperta da veli di nuvole, poi se ne libera e scende schietto a fare d'argento la Terra.
Nella luminosità era Maria, ancora inginocchiata - poiché Io nacqui mentre Ella orava - ma ribassata sulle sue calcagna. Era Maria che con lacrime e sorrisi baciava la mia Carne d'infante.
Non molte parole anche ora: la solita: " Giuseppe! ", e la presentazione a lui del Frutto delle sue viscere sante.
La Famiglia era la prima redenta da Dio. Ricostruita quale l'Eterno l'aveva. pensata. Due che si amano santamente e che santamente si ritrovano curvi su un neonato e nel bacio che si scambiano su quella cuna non v'è sapore di lussuria, ma mutua gratitudine e mutua promessa di amarsi di amore scambievole che aiuta e conforta.
Quando i primi pastori entrarono, trovarono ancora i due Santi uniti così dall'amore [1069] e dall'adorazione e pareva Giuseppe, uomo maturo, il padre della Vergine e del Pargolo, tanto nel suo aspetto era visibile quella tenerezza scevra di carnalità che, disgraziatamente, non si vede che nell'occhio di un padre.
[1] pp 555 – 556, vol. II, Tipografia Editrice M. Pisani, 1975 Isola del Liri
[2] pp 229 – 230, vol. III, Tipografia Editrice M. Pisani, 1975 Isola del Liri
[3] pp 1072 – 1076, vol. VI, Tipografia Editrice M. Pisani, 1975 Isola del Liri
[4] pp 1753 – 1759, vol. VI, Tipografia Editrice M. Pisani, 1975 Isola del Liri
[5] pp 212 – 214, vol. X, Tipografia Editrice M. Pisani, 1975 Isola del Liri
[9] Ricordare: Matteo 14, 3-12; Marco 6. 17-29; Luca 3, 19-20: episodio riprodottosi più volte, lungo i secoli, nella storia della Chiesa, anche a prezzo di grandi sacrifici