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 - Centro Editoriale valtortiano

 

 I dieci comandamenti

Brano tratto da pp.1079- 1087, Vol VI di “Il poema dell'Uomo-Dio”, di Maria Valtorta, edizione dell'anno santo 1975, Emilio Pisani

 

« Udite tutti.
In un salmo di David 2 il salmista si chiede : " Chi abiterà nel Tabernacolo di Dio? Chi riposerà sul monte di Dio? " E passa ad enumerare chi saranno i, fortunati e per quali motivi lo saranno. Dice : " Colui che vive senza macchia e pratica giustizia. Colui che parla dal cuore con verità e non ordisce inganni con la sua lingua, che non danneggia il prossimo, che non accoglie parola infamante il suo simile ". E con poche righe, dopo aver detto chi entrerà nei dominii di Dio, dice cosa questi benedetti fanno di bene dopo non aver fatto il male. Ecco. " Agli occhi suoi un niente è il malvagio. Egli onora quelli che temono Dio. Giurando al suo prossimo non inganna. Non dà il suo denaro ad usura, non riceve regali a danno dell'innocente ". E termina : " Chi fa queste cose non vacillerà in eterno ".

In verità, in verità vi dico che il salmista, ha detto la verità e confermo con la mia sapienza che chi fa queste cose non vacillerà in eterno. Condizione prima per entrare nel-Regno dei Cieli: "Vivere senza macchia".

Ma può l'uomo, creatura debole, vivere senza macchia? La carne, il mondo e Satana in un continuo ribollire di passioni, tendenze e di odio schizzano i loro spruzzi a macchiare gli spiriti, e se il Cielo fosse aperto solo a quelli che hanno vissuto senza macchia dall'uso della ragione in poi, pochissimi di tutta l'Umanità entrerebbero in Cielo, così come pochissimi sono gli uomini che giungono alla morte senza aver conosciuto malattie più o meno gravi durante l'esistenza.

E allora? Così è precluso il Cielo ai figli di Dio? E questi dovranno dirsi : " Io l'ho perduto " quando un assalto di Satana o una bufera della carne li fanno cadere e si vedono macchiati nell'anima? Non ci sarà più perdono per chi ha peccato? Nulla cancellerà la macchia che deturpa lo spirito?

Non temete di un timore ingiusto il vostro Dio. Egli è Padre e un padre tende sempre una mano ai figli vacillanti, offre aiuto perchè si rialzino, conforta con mezzi soavi perchè il loro avvilimento non degeneri in disperazione ma fiorisca in umiltà vogliosa di riparare per tornare diletti al Padre.

Ecco. Il pentimento del peccatore, la buona volontà di riparare, ambedue nati da un vero amore per il Signore, detergono la macchia della colpa e rendono degni del perdono 'divino. E quando Colui che vi parla avrà compiuta la sua missione sulla Terra, alle assoluzioni dell'amore, del pentimento e della buona volontà, si unirà, potentissima, l'assoluzione che il Cristo vi avrà ottenuta a prezzo del suo sacrificio $. Più candidi nell'anima di bambini da poco nati, molto più candidi perchè a chi crederà in Me scaturiranno dal seno fiumi d'acqua viva detergenti anche la colpa d'origine, causa prima di ogni debolezza. dell'uomo, potrete aspirare al Cielo, al Regno di Dio, ai suoi Tabernacoli. Perchè la Grazia che Io sto per rendervi vi aiuterà a praticare la giustizia, la quale aumenta tanto più, quanto più è praticata, il diritto che vi dà uno spirito senza macchia di entrare nella gioia del Regno dei Cieli.

Vi entreranno i pargoli e godranno, per la beatitudine data gratuitamente, godranno, perchè il Cielo è gioia. Ma vi entreranno gli adulti, i vecchi, coloro che hanno vissuto, lottato, vinto, e che alla candida corona della Grazia uniranno quella multicolore delle loro opere sante, delle loro vittorie su Satana, il mondo e la carne, e grande, grandissima sarà la loro beatitudine di vincitori, grande, quale l'uomo non può immaginare.

Come si pratica la giustizia? Come si conquista la vittoria?

Con onestà di parole e di azioni, con carità di prossimo. Riconoscendo che Dio è Dio e non mettendo gli idoli delle creature, del denaro, del potere,, al posto del Dio Santissimo. Col dare ad ognuno il posto che gli aspetta senza cercare di dare più o di dare meno di ciò che è doveroso. Colui che, perchè uno gli è amico o parente potente, lo onora e serve anche nelle opere non buone, non è giusto. Colui, all'opposto, che danneggia il suo prossimo perchè da esso non può sperare utile di sorta e giura contro di lui, o si fa comperare con regali per deporre contro l'innocente o giudicare con partigianeria, non secondo giustizia ma secondo il calcolo di ciò che quell'ingiusto giudizio gli può ottenere da chi è il più potente fra i contendenti, non è giusto e vane sono le sue orazioni, le sue offerte, perchè macchiate di ingiustizia agli occhi di Dio.

Voi vedete che ciò che dico è ancora Decalogo. Sempre è Decalogo la parola del Rabbi. Perchè il bene, la giustizia, la gloria è nel compiere ciò che il Decalogo insegna e ordina di fare. Non c'è altra dottrina. Allora data fra le folgori del Sinai °, ora data fra i fulgori della Misericordia, ma la Dottrina è quella. E non muta. E non può mutare. Molti, a loro scusa, diranno in Israele, per giustificare di non essere santi anche dopo il passaggio sulla Terra del Salvatore : " Io non ho avuto modo di seguirlo e ascoltarlo ". Ma, la loro scusa non ha nessun valore. Perchè il Salvatore non è venuto a mettere una nuova Legge, ma a riconfermare la prima, l'unica Legge. Anzi a riconfermarla proprio nella sua nudità santa, nella sua semplicità perfetta. A riconfermare con amore e con promesse di certo amore di Dio ciò che prima era stato detto con rigore da una parte e ascoltato con timore dall'altra °.

Per farvi ben capire ciò che sono i dieci Comandamenti e quale importanza ha il seguirli, vi dico questa parabola.

Un padre di famiglia aveva due figli, ugualmente amati e dei quali egli voleva essere in uguale misura il benefattore. Questo padre aveva, oltre alla dimora che erano i figli, dei possessi dove erano grandi tesori nascosti. I figli sapevano di questi tesori ma non sapevano la via per andarvi perchè il padre, per motivi suoi propri, non aveva rivelato ai figli la via per giungervi e ciò per molti e molti anni. Però, ad un certo momento, chiamò i suoi due figli e disse : " E' bene che ormai voi conosciate dove sono i tesori che il padre vostro ha messi da parte per voi, per poterli raggiungere quando io ve lo dirò. Intanto conoscetene la strada e i segnali che ho messo in essa, perchè voi non smarriate la via giusta. Sentitemi dunque. I tesori non sono in pianura dove stagnapo le acque, arde il solleone, sciupa la polvere, soffocano gli spini e i triboli, e dove facilmente i ladri possono giungere per derubarvi. I tesori sono in cima a quell'alto monte, alto e scabro. Io li ho collocati là in cima e là vi attendono. Il monte ha più di un sentiero, anzi ha molti sentieri. Ma uno solo è buono. Gli altri, quali finiscono in precipizi, quali in caverne senza uscita, quali in fosse di acqua melmosa, quali in serpai di vipere, quali in crateri di zolfo acceso, quali contro muraglie insuperabili. Quello buono, invece, è faticoso, ma giunge alla vetta senza interruzione di precipizi o altri ostacoli. Perchè voi lo possiate riconoscere io ho messo lungo di esso a distanze regolari dieci monumenti di pietra con sopra incise queste tre parole di riconoscimento: . Amore, ubbidienza, vittoria. Andate seguendo questo sentiero e raggiungerete il luogo del tesoro. Io, poi, per altra via, nota a me solo, verrò e ve ne aprirò le porte perchè siate felici ".

I due figli salutarono il padre che finchè potè essere udito da loro ripetè : " Seguite la via che vi ho detto. E' per vostro bene. Non lasciatevi tentare dalle altre anche se vi sembrano migliori. Perdereste il tesoro e me con esso... "

Eccoli giunti ai piedi del monte. Un primo monumento era alla base, proprio all'inizio del sentiero che era al centro di una raggiera di sentieri, che salivano alla conquista del monte in ogni senso. I due fratelli iniziarono la salita sul sentiero buono. Era ancora molto buono nel primo tempo, benchè senza un filo d'ombra. Dall'alto del cielo il sole vi scendeva a picco innondandolo di luce e di calore. La candida roccia in cui era tagliato, il terso cielo sul loro capo, il caldo sole ad abbraccio delle loro membra : ecco ciò che vedevano e sentivano i fratelli. Ma ancora animati da buona volontà, dal ricordo del padre e delle sue raccomandazioni, salivano gioiosi verso la cima. Ecco un secondo monumento... e poi ecco il terzo. Il sentiero era sempre più faticoso, solitario, ardente. Non si vedevano neppur più gli altri sentieri nei quali erano erbe e piante o acque chiare, e sopratutto salita più dolce perchè meno ripida e tracciata nel suolo non già sulla roccia. " Nostro padre ci vuol far giungere morti " disse un figlio giungendo al quarto monumento. E cominciò a rallentare il passo. L'altro lo confortò a proseguire dicendo : " Egli ci ama come altri sé stessi e più ancora perchè ci ha salvato il tesoro così meravigliosamente. Questo sentiero nella roccia che senza smarrimenti sale dal basso alla cima lo ha scavato lui. Questi monumenti li ha fatti lui per guida nostra. Pensa, fratello mio! Lui, da solo, ha fatto tutto questo, per amore! Per darlo a noi! Per fare che vi giungiamo senza sbaglio possibile e senza pericolo ".

Camminarono ancora. Ma i sentieri lasciati a valle ogni tanto si riaccostavano al sentiero nella roccia, e sempre più lo facevano più il monte avvicinandosi alla cima si faceva più stretto nel suo cono. E come erano belli, ombrosi, invitanti!...

« Io quasi prendo uno di quelli " disse il malcontento giungendo al sesto monumento. "Tanto anche quello va alla cima".

" Tu non lo puoi dire... Non vedi se sale o se scende... "

"Eccolo lassù! "

" Non sai se è questo. E poi il padre lo ha detto di non lasciare l'onesto sentiero... "

Di mala voglia lo svogliato proseguì.

Ecco il settimo monumento: "Oh! io me ne vado proprio". " Non lo fare, fratello! "

Su per il sentiero veramente difficilissimi o, ormai. Ma la cima era ormai prossima...

Ecco l'ottavo monumento e vicino, proprio rasente il sentiero fiorito. " Oh! lo vedi che, se non in linea retta, va proprio su anche questo? "

" Non sai se è quello".

" Sì. Lo riconosco ".

"Ti inganni".

" No. Vado ".

" Non lo fare. Pensa al padre, ai pericoli, al tesoro ".

" Ma vadano in perdita tutti! Che me ne faccio del tesoro se giungo in cima morente? Quale pericolo più grande di questa via? E quale odio più grande di questo del padre che ci ha beffati con questo sentiero per farci morire? Addio. Giungerò prima di te, e vivo... " e si gettò nel sentiero attiguo, scomparendo con una esclamazione di gioia dietro i tronchi che l'ombreggiavano.

L'altro proseguì tristamente... Oh! la via nel suo ultimo tratto era proprio tremenda! Il viandante non ne poteva più. Era come ubbriaco di fatica, di sole! Al nono monumento si fermò ansante appoggiandosi alla pietra scolpita e leggendo macchinalmente le parole incise. Vicino era un sentiero d'ombra, d'acque, di fiori... " Quasi, quasi... Ma no! No. Lì è scritto, e l'ha scritto mio padre

Amore, ubbidienza, vittoria'. Devo credere. Al suo amore, alla sua verità, e devo ubbidire per mostrare il mio amore... Andiamo... L'amore mi sorregga..." Ecco il decimo monumento... Il viandante esausto, arso dal sole, camminava curvo come sotto un giogo... Era l'amoroso e santo giogo della fedeltà che è amore, ubbidienza, fortezza, speranza, giustizia, prudenza, tutto... Invece di appoggiarsi si gettò seduto a quella larva d'ombra che il monumento faceva al suolo. Si sentiva morire..: Dal sentiero accosto veniva un rumore di ruscelli e odor di bosco... " Padre, padre, aiutami col tuo spirito, nella tentazione... aiutami a essere fedele sino alla fine! "

Da lontano, ridente, la voce del fratello : " Vieni, ti aspetto. Qui è un eden... Vieni...

« Se andassi?... " e gridando forte : " Si sale proprio alla vetta? "

" Sì, vieni. C'è una galleria fresca che porta su. Vieni! La vedo già, la vetta, oltre la galleria nel masso... "

" Vado? Non vado?... Chi mi soccorre?... Vado... " Puntò le mani per rialzarsi e mentre lo faceva notò che le parole scolpite non erano più sicure come quelle del primo monumento : " Ogni monumento, le parole erano più leggere... come se il padre mio, spossato, avesse faticato a inciderle. E... guarda!... Anche qui quel segno rosso bruno che già era visibile dal quinto monumento... Solo che qui esso. empie il cavo di ogni parola ed è scolato fuori, rigando il masso come di lacrime scure, come... di sangue... " Grattò col dito là dove era una macchia vasta quanto due mani. E la macchia si sfarinò lasciando scoperte, fresche, queste parole:` Così vi ho amato. Sino a spargere il sangue per condurvi al Tesoro ".

" Oh! oh! Padre mio! E io potevo pensare a non fare il tuo comando?! Perdono, padre mio! Perdono ". Il figlio pianse contro il masso, e il sangue che empiva le parole si rifece fresco splendendo come rubino, e le lacrime furono cibo e bevanda al figlio buono, e forza... Si alzò... per amore chiamò il fratello, forte, for, te... Voleva dirgli la sua scoperta... l'amore del padre, dirgli : " Torna ". Nessuno rispose... Il giovane riprese l'andare, quasi a ginocchi sulla pietra rovente, perchè'' era proprio sfinito nella carne dalla fatica, ma lo spirito era sereno. Ecco la vetta... E là ecco il padre.

" Padre mio!"

" Figlio diletto! "

Il giovane si abbandonò sul petto paterno, il padre lo accolse coprendolo di baci.

" Sei solo? "

" Sì... Ma presto giungerà il fratello... "

«No. Non giungerà più. Ha lasciato la via dei dieci monumenti. Non vi è tornato dopo i primi disinganni ammonitori. Vuoi vederlo? Eccolo là. Nel baratro di fuoco... E' stato pertinace nella colpa. Lo avrei ancora perdonato e atteso se, dopo aver cpnosciuto l'errore, fosse tornato sui suoi passi e, sebbene con ritardo, fosse passato per dove l'amore è passato per primo soffrendo sino a spargere il suo sangue migliore, la parte più cara di se stesso per voi ".

" Egli non sapeva... "

" Se egli avesse guardato con amore le parole scolpite nei dieci monumenti avrebbe letto il loro vero significato. Tu lo hai letto sin dal quinto monumento e lo hai fatto notare all'altro dicendo . Il padre qui deve essersi ferito!' e lo hai letto nel sesto, settimo, ottavo, nono... sempre più chiaro, sinchè hai avuto l'istinto di scoprire ciò che era sotto il sangue mio. Sai il nome di quell'istinto? .Tua vera unione con me'. Le fibre del tuo cuore, fuse alle mie fibre, hanno trasalito, e ti hanno detto : . Qui avrai la misura di come ti ama il padre'. Ora entra nel possesso del Tesoro e di me stesso, tu, amoroso, ubbidiente, vittorioso in eterno".

Questa la parabola.

I dieci monumenti sono i dieci comandamenti. Il vostro Dio li ha scolpiti e messi sul sentiero che porta al Tesorot eterno, e ha sofferto per condurvi a quel sentiero. Voi soffrite? Anche Dio. Voi dovete forzare voi stessi? Anche Dio.

Sapete sino a che punto? Soffrendo di separarsi s da Se stesso e di forzarsi a conoscere l'essere uomo con tutte le miserie che l'umanità porta seco : il nascere, il patire freddo, fame, fatica e sarcasmi, affronti, odii, insidie e infine la morte dando tutto il Sangue per darvi il Tesoro. Questo soffre Dio sceso a salvarvi. Questo soffre Dio nell'alto del Cielo, permettendo a Se stesso di soffrirlo.

In verità vi dico che nessun uomo, per faticoso che sia il suo sentiero per giungere al Cielo, non farà mai un sentiero più faticoso e doloroso di quello che il Figlio dell'uomo percorre per venire dal Cielo alla Terra e dalla Terra al Sacrificio per aprirvi le porte del Tesoro.

Nelle tavole della Legge è già il mio Sangue. Nella Via che vi traccio è il mio Sangue. La porta del Tesoro si apre sotto l'onda del mio Sangue. La vostra anima si fa candida e forte per il lavacro e il nutrimento del mio Sangue. Ma voi, perchè non sia sparso invano, dovete battere la via immutabile dei dieci comandamenti.

Ora riposiamo. Al tramonto Io andrò verso Ippo, Giovanni alla purificazione, voi alle vostre case. La pace del Signore sia con voi. »