« Scrivi: “Contro il potere del Demonio ogni potere ha la Croce”, e
poi descrivi quanto vedrai.
È la settimana di Passione: la preparatoria al trionfo della Croce.
La croce è velata sugli altari, ma il Crocifisso è più che mai
operante sul suo glorioso patibolo, dietro il suo velo, per chi lo
ama e invoca. Descrivi.».
Vedo una giovane, poco più di giovinetta. È alle prese con un
giovane sulla trentina. La giovane è bellissima. Alta, bruna, ben
formata. Anche il giovane è bello. Ma quanto la giovane ha l'aspetto
dolce pur nella sua severità, altrettanto questo uomo sotto il suo
imposto sorriso ha un che poco simpatico. Sembra che sotto una
patina di benevolenza abbia animo torbido e bieco.
Fa delle grandi proteste di affetto alla giovane, dichiarandosi
pronto a fare di lei una sposa felice, regina del suo cuore e della
sua casa. Ma la giovane, che sento chiamare “Giustina”, respinge
queste profferte d’amore con serena costanza.
“Ma tu potresti fare di me un santo del tuo Dio, Giustina. Poiché tu
sei cristiana, lo so. Ma io non sono nemico dei cristiani. Non sono
incredulo sulle verità d’oltre tomba. Credo all’altra vita e
all’esistenza dello spirito. Credo che esseri spirituali vegliano su
noi e si manifestano e ci aiutano. Io pure ne ho aiuto. Come vedi,
credo quanto tu credi, né potrò mai accusarti perché dovrei accusare
me pure del tuo stesso peccato. Non credo come tanti che i cristiani
siano uomini che esercitano magia malvagia. E sono convinto che noi
due insieme uniti faremo grandi cose”.
“Cipriano, non insistere. Io non discuto le tue credenze. Voglio
anche credere che uniti faremo grandi cose. Non nego neppure d’esser
cristiana e voglio ammettere che tu ami i cristiani. Pregherò che tu
li abbia ad amare al punto da divenire un campione fra essi. Allora,
se Dio vorrà, noi saremo congiunti in una sorte. In una sorte tutta
spirituale, però. Perché d’altre unioni io sono schiva, volendo
serbare tutta me stessa al mio Signore per conseguire quella Vita
nella quale dici di credere tu pure, e giungere a possedere
l’amicizia con quegli spiriti che anche tu ammetti siano veglianti
su noi e operanti, in nome del Signore, opere re di bene”.
“Bada, Giustina! Il mio spirito protettore è potente. Ti piegherà a
cedermi”.
“Oh! no. Se egli è spirito di Cielo non potrà che volere ciò che Dio
vuole. E Dio per me vuole verginità, e spero martirio. Non potrà
perciò il tuo spirito indurmi a cosa contraria al volere di Dio. Ché
se poi fosse spirito non di Cielo, allora nulla potrà su me, su cui
è a difesa alzato il segno
vincitore. Nella mente, nel cuore, nello spirito, sulla carne, è
vivo quel segno, e carne, mente, cuore, spirito, saranno vittoriosi
su qualunque voce che non sia quella del mio Signore. Va’ in pace,
fratello, e Dio ti illumini a conoscere il vero. Io pregherò per la
luce dell'anima tua”.
Cipriano lascia la casa brontolando minacce che non comprendo bene.
E Giustina lo guarda partire con lacrime di pietà. Poi si ritira in
preghiera dopo aver rassicurato due vecchiotti, certo i genitori,
accorsi appena partito il giovane. “Non temete. Dio ci proteggerà e
farà nostro Cipriano. Pregate voi pure e abbiate fede”.
La visione ha due parti, come se il luogo si bipartisse. In una vedo
la camera di Giustina e nell’altra una stanza nella dimora di
Cipriano.
La prima prega prostrata
davanti ad una croce nuda, graffita fra due finestre come fosse
un ornato e sormontata dalla figura dell’Agnello, fiancheggiata da
una parte dal pesce e dall'altra da una fonte che pare attingere il
suo liquido dalle gocce di sangue sgorganti dalla gola squarciata
dell'Agnello mistico. Comprendo sono figure del simbolismo cristiano
in auge in quei
tempi crudeli. A mezz’aria sopra Giustina, prostrata in preghiera, è
sospesa una luminosità dolce che, sebbene incorporea, ha parvenza di
essere angelico.
Nella stanza di Cipriano, invece, in mezzo a strumenti cabalistici e
segni cabalistici e magici, è lo stesso Cipriano intento a
trafficare intorno ad un tripode su cui getta sostanze resinose,
direi, che fanno dense volute di fumo, e a tracciare su esse dei
segni, mormorando parole di qualche oscuro rito. Nell’ambiente, che
si satura di una nebbia azzurrognola che vela i contorni delle cose
e fa apparire il corpo di Cipriano come dietro a lontananze d’acque
tremule, si forma un punto fosforescente che ingrandisce piano piano
sino a raggiungere un volume simile a quello di un corpo umano. Odo
delle parole ma non ne capisco il significato. Vedo però che
Cipriano si inginocchia e dà segni di venerazione come pregasse un
potente. La nebbia dispare lentamente e Cipriano è di nuovo solo.
Nella stanza di Giustina avviene invece un mutamento. Un punto
fosforico e danzante come fuoco fatuo stringe cerchi sempre più
stretti intorno alla giovane orante. Il mio interno ammonitore mi
avverte che è l’ora della tentazione per Giustina e che quella luce
cela un maligno il quale, con suscitare sensazioni e visioni
mentali, cerca persuadere al senso la vergine di Dio.
Io non vedo ciò che ella vede. Vedo solo che ella soffre e che,
quando sta per essere sopraffatta, supera la potenza occulta col
segno della croce
tracciato su se stessa con la mano e nell'aria con una
crocetta che si è levata
dal seno. Quando, alla terza volta, la tentazione deve essere
violenta, Giustina si addossa alla
croce graffita sul muro
e alza a due mani davanti a sé l'altra piccola
crocetta. Sembra un
combattente isolato che si difenda al tergo stando addossato ad un
incrollabile riparo e davanti con uno scudo invincibile. La luce
fosforica non resiste a quel duplice segno e dilegua. Giustina resta
in preghiera.
Qui vi è una lacuna, perché la visione appare troncata. Ma la
ritrovo poi negli stessi personaggi. Ancora è la vergine e Cipriano,
in un serrato colloquio al quale assistono molti individui, che si
uniscono a Cipriano nel pregare la fanciulla a cedere ed a sposarsi
per liberare la città da una pestilenza.
“Non io” risponde Giustina “devo cambiare pensiero, ma Cipriano
vostro. Si liberi egli dalla schiavitù col suo spirito malvagio e la
città sarà salva. Io, ora più che mai, resto fedele al Dio in cui
credo e a Lui tutto sacrifico per il bene di voi tutti. Ed or si
vedrà se il potere del mio Dio è superiore a quello dei vostri dèi e
del Malvagio che costui adora”.
La folla tumultua, parte contro Cipriano e parte contro la
giovane...
… che io ritrovo poi unita al giovane, ormai molto più adulto e con
i segni talari addosso: palio e tonsura in tondo, non più coi
capelli ornati e piuttosto lunghi che aveva prima.
Sono nella prigione di Antiochia in attesa del supplizio, e Cipriano
ricorda alla compagna un antico discorso.
“Or dunque si compie ciò che in diversa maniera profetammo aversi a
compire. La tua croce ha
vinto, Giustina. Tu sei stata la mia maestra, non la mia sposa. Tu
mi hai liberato dal male e condotto alla Vita. Quando lo spirito
tenebroso che adoravo mi confessò la sua impotenza a vincerti, ho
compreso. “Essa vince per la
Croce” mi ha detto. “Il mio potere è nullo su di lei. Il suo
Dio Crocifisso è più
potente di tutto l'Inferno riunito. Egli mi ha già vinto infinite
volte e sempre mi vincerà.
Chi crede in Lui e nel suo Segno è salvo da ogni insidia.
Solo chi in Lui non crede, e
spregia la sua Croce, cade in nostro potere e perisce nel nostro
fuoco”. Non ho voluto andare a quel fuoco. Ma conoscere il Fuoco
di Dio che ti faceva così bella e pura, così potente e santa. Tu sei
la madre dell’anima mia e posto che mi sei madre, in questa ora, te
ne prego, nutri la mia debolezza della tua forza, perché insieme si
salga a Dio”.
“Tu ora sei il mio vescovo, fratello mio. Nel nome del Cristo
Signore nostro assolvimi da ogni colpa perché più pura del giglio io
ti preceda nella gloria”.
“Io ti benedico, non ti assolvo, ché colpa non è in te. E tu perdona
al tuo fratello di tutte le insidie che ti ha teso. Prega per me che
tanto errore ho fatto”.
“Il tuo sangue e il tuo amore presente lavano ogni traccia d’errore.
Ma preghiamo insieme: Pater noster...”.
Entrano dei carcerieri a turbare l’augusta preghiera.
“Non vi bastano ancora i tormenti? Resistete ancora? Non sacrificate
agli dèi?”.
“A Dio facciamo il sacrificio di noi. Al Dio vero, unico, eterno,
santo. Dateci la Vita. Quella vogliamo. Per Gesù Cristo Signore del
mondo e di Roma, per il Re potente davanti al quale Cesare è polvere
meschina, per il Dio davanti al quale si piegano gli angeli e
tremano i demoni, a noi la morte”.
I carnefici li rovesciano inferociti al suolo, li trascinano senza
poterli disgiungere, ché le mani dei due eroi di Cristo sono saldate
l'una all'altra.
Così vanno al luogo del martirio che pare una delle solite aule dei
Questori. E due fendenti, calati da due nerboruti giustizieri,
spiccano i due capi eroici e dànno alle anime ali per il Cielo.
La visione finisce così.
Dice Gesù:
« La vicenda di Giustina di Antiochia e di Cipriano è una delle più
belle in favore della mia Croce.
Essa, il patibolo irrorato dal mio Sangue, ha nel corso dei secoli
operato infiniti miracoli. E ancora ne opererebbe se voi in essa
aveste fede. Ma il miracolo della conversione di Cipriano, anima in
potere di Satana che diventa un martire di Gesù, è uno dei più
potenti e belli.
Cosa vedete, o uomini? Una fanciulla sola con una piccola croce fra
le mani e una leggera croce scalfita nel muro. Una fanciulla, con un
cuore veramente convinto del potere della Croce, che in quella si
rifugia per vincere.
Di fronte a lei un uomo che il mercimonio con Satana fa ricco di
tutti i vizi capitali. In lui lussuria, ira, menzogna, cecità
spirituale e errore. In lui sacrilegio e connubio con le forze
d’Inferno. E in suo aiuto il signore dell'Inferno con tutte le sue
seduzioni.
Ebbene: vince la fanciulla. Non solo. Ma stretto da una forza
invincibile, Satana deve confessare la verità e perdere il suo
seguace. Non solo vince per sé la vergine fedele. Ma vince per la
sua città, liberando Antiochia dal malefizio che si sparge come
pestilenza uccidendo i cittadini. E vince per Cipriano facendo di
lui, servo di Satana, un servo di Cristo. Il demonio, la malattia,
l’uomo, vinti da una mano di fanciulla sorreggente la croce.
Voi poco là conoscete questa mia martire. Ma dovreste raffigurarla
ritta sulla pietra che chiude l’Inferno, sotto la quale ringhia
Satana, vinto e prigioniero, con la piccola mano armata della croce.
E ricordarvela così, ed imitarla così. Poiché Satana ora più che mai
scorre sulla terra e scatena le sue forze di male per farvi perire.
E non c’è che la Croce che lo possa vincere. Ricordate che esso
stesso ha confessato: “Il Dio Crocifisso è più potente di tutto
l'Inferno. Sempre mi vincerà. Chi crede in Lui è salvo da ogni
insidia”.
Fede, fede, figli miei. È questione vitale per voi. O credete e
avrete bene, o non credete e sempre più conoscerete il male.
O voi che credete, usate di questo segno con venerazione. O voi che
siete dubbiosi e che col dubbio l’avete cancellato dal vostro
spirito come sotto dei succhi corrosivi - e il dubbio è infatti
corrosivo quanto un acido - tornate a scolpire nel vostro pensiero e
nel vostro cuore questo segno che vi fa sicuri di protezione divina.
Se ora la croce è velata a simbolo della mia morte[2],
non sia mai velata nel vostro cuore. Come su un altare, essa in esso
splenda. E vi sia luce che vi guida al porto. Vi sia il vessillo su
cui affisserete lo sguardo beato nell'ultimo giorno, quando per quel
segno Io separerò le pecore dai becchi e spingerò costoro nelle
Tenebre eterne portando meco nella Luce i miei benedetti. »
Dice poi Gesù a me:
« Tu la potenza della Croce l'hai provata. Tu non hai dubbi sulla
veridicità della visione, perché tu pure hai visto fuggire Satana
sotto alla tua mano alzante la mia croce[3].
Ma quanto pochi sono quelli che credono così! E non credendo non
ricorrono neppure a questo segno benedetto.
Anche questa visione è da includersi nei vangeli della Fede. Non è
Vangelo. Ma è Fede. Ed è ancora Vangelo perché lo ho detto: “A chi
crederà in Me darò il potere di calcare serpi e scorpioni e la
potenza del Nemico e nulla gli farà male”[4].
La tua fede aumenti ad ogni palpito del tuo cuore. E se questo,
stanco, rallenta i suoi palpiti, non rallenti il tuo credere.
Più l’ora della riunione con Dio è prossima e più occorre aumentare
la fede. Perché nell'ora della morte, Satana, che mai non si è
stancato di turbarvi coi suoi raggiri - e astuto, feroce,
lusingatore con sorrisi, con canti, con ruggiti, con sibili, con
carezze e unghiate, ha cercato di piegarvi - aumenta le sue
operazioni per strapparvi al Cielo. È proprio questa l’ora di
abbracciarsi alla Croce, perché le onde dell’ultima satanica bufera
non vi abbiano a sommergere. Dopo viene la Pace eterna.
Animo, Maria. La Croce sia la tua forza ora e nell’ora della morte.
La croce della morte, ultima croce dell'uomo, abbia due braccia. Una
sia la mia Croce, l’altra il nome di Maria. Allora la morte avviene
nella pace dei liberati anche della vicinanza di Satana. Perché
esso, il Maledetto, non sopporta la Croce e il Nome della Madre mia.
Si faccia sapere questo a molti. Poiché tutti avete a morire e tutti
abbisognate di questo insegnamento per uscire vittoriosi
dall’estrema insidia di chi vi odia infinitamente. »
[1] Il 29 marzo 1944
cadde di mercoledì. Era il mercoledì di passione, quello
cioè che precede la domenica di Pasqua.
[2] Così si usava fare
nelle chiese durante la settimana di Passione, come è
ricordato all'inizio di questo breve dettato.