Brano tratto dal Vol VII, de "Il Poema dell'Uomo-Dio", di Maria Valtorta, Edizione dell'anno santo 1975 @ Emilio Pisani Stampa della Tipografia Editrice M. Pisani Isola del Liri
Entrano nella cucina dove splende il fuoco e arde una lampada a tre becchi. Gesù, stanco, si siede presso il focolare e pare sonnecchiare nel calduccio... Bussano. Il vecchio apre. Sono gli apostoli. Pietro, primo ad entrare, vede Giuda e lo investe : « Si può sapere dove sei stato? » « Qui. Semplicemente qui. Era stolto correre qua e là dietro esseri scomparsi. Sono venuto qui dove ero certo che sareste tornati. » « Bel modo di agire! » « Il Maestro non me ne ha rimproverato. E del resto sappi che non ho perso il mio tempo. Ho evangelizzato ogni giorno, e ho anche fatto miracoli; e ciò è buono. » « E chi te ne aveva autorizzato? » dice severo Bartolomeo. « Nessuno. Non te, né nessuno. Ma basta di essere dei... della... Insomma: la gente si stupisce e mormora e ride di noi, apostoli che non facciamo nulla. E io, che lo so, ho fatto per tutti. E più ancora ho fatto. Sono andato da Elchia e gli ho dimostrato che non si agisce male quando si è santi. C'erano in molti. Li ho persuasi. Vedrete che qui non ci disturbano più. E ora sono contento. » Gli apostoli si guardano. Guardano Gesù. Il suo volto è impenetrabile. Sembra velato da una grande stanchezza fisica. Questa sola si vede. « Potevi però fare questo con licenza del Maestro » osserva Giacomo d'Alfeo. « Siamo stati sempre in pensiero per causa tua. » « Oh! bene! Ora vi calmate di ogni affanno. Egli non mi avrebbe mai dato licenza. Ci... tutela troppo. Tanto che la gente mormora che è geloso di noi, che teme che si faccia più di Lui, e anche che siamo puniti da Lui. La gente ha lingua mordente. La verità, invece, è che Egli ci ha più cari della pupilla del suo occhio. Non è vero, Maestro? E teme che noi si incorra in pericoli o si facciano... brutte figure. E anche noi, dentro noi, pensavamo di essere come puniti e che Lui fosse geloso... » « Questo poi no! lo non l'ho mai pensato! » interrompe Tommaso. E gli altri fanno eco. Meno il Taddeo che pianta i suoi occhi schietti e bellissimi negli occhi anche bellissimi ma sfuggenti di Giuda e dice: « E come hai potuto fare miracoli tu? In nome di chi? » « Come? In che nome? Ma non ti ricordi che Egli ci ha dato questo potere? Ce lo ha forse tolto? No, che io sappia. E perciò... » « E perciò io non mi permetterei mai di fare cosa alcuna senza il suo consenso e ordine. » « Ebbene io l'ho voluto fare. Temevo di non sapere più fare. Ho fatto. Sono felice! » e tronca la discussione uscendo nell'orto buio. Gli apostoli si tornano a guardare. Sono sbalorditi da tanta audacia. Ma nessuno ha cuore di dire cosa atta ad addolorare più ancora il loro Maestro, dal volto persino sofferente. (pp 1728-1729)
« Maestro, il discorso di Elisa mi fa ricordare una domanda che ci hanno fatta oggi alcuni sulla via. Dicevano, perchè c'era stato un fatto in un paese, se è vero che il miracolo è sempre prova di santità. Io dicevo di sì. Ma loro di no, perchè in questo paese, ai confini della Samaria, chi aveva fatto cose straordinarie non era certo un giusto. Io li ho fatti tacere dicendo che l'uomo giudica sempre male e che quello che essi dicevano non giusto forse lo era più di loro. Tu che dici? » chiede Matteo. « Dico che avevate ragione tutti. Ognuno per la sua parte. Tu dicendo che il miracolo è sempre prova di santità. Generalmente è così. E ancora dicendo che non si deve giudicare per non errare. Ma avevano ragione anche essi di sospettare altre fonti allo straordinario dell'uomo. » « Quali fonti? » chiede l'Iscariota. « Quelle tenebrose. Vi sono creature, già adoratrici di Satana perché hanno il culto della superbia, che pur di imporsi agli altri vendono se stesse al Tenebroso per averlo amico' » gli risponde Gesù. « Ma si può? Non è leggenda di paesi pagani che l'uomo possa fare contratti col demonio o con spiriti infernali? » chiede stupefatto Giovanni. « Si può. Non come è narrato nelle leggende pagane. Non con monete e contratti materiali. Ma con l'adesione al Male, ma con la scelta, con la donazione di sè al Male pur di avere un'ora di trionfo purchessia. In verità vi dico che coloro che si vendono al Maledetto pur di riu :cire a un loro scopo, sono più numerosi di quanto non si creda. » « E riescono? Hanno proprio ciò che chiedono? » interroga Andrea. « Non sempre e non tutto. Ma qualcosa hanno. » « E come si può? Tanto potente è il demonio da poter simulare Iddio? » « Tanto... e niente, se l'uomo fosse santo. Ma è che molte volte l'uomo è di suo un demonio. Noi combattiamo le possessioni evidenti, rumorose. vistose. Di esse tutti se ne accorgono... Sono... poco comode ai famigliari e cittadini, e sono sopratutto con forme materiali. L'uomo è sempre colpito da ciò che è pesante, che urta i suoi sensi. Ciò che è immateriale e percepibile soltanto con l'immateriale: ragione e spirito, non lo avverte, e se pur lo avverte non se ne cura, specie se a lui non nuoce. Queste possessioni occulte sfuggono dunque al nostro potere di esorcizzatori'! E sono le più dannose perchè lavorano nella parte più eletta, con la parte più eletta e verso altre parti elette : da ragione a ragione, da spirito a spirito. Sono come miasmi corruttori, impalpabili, inavvertibili, sino a che la febbre della malattia non avverte chi ne è colpito di essere colpito. » « E Satana aiuta? Proprio? Perchè? E perchè Dio lo lascia fare? E lo lascerà sempre fare? Anche dopo che Tu regnerai? » Tutti chiedono. « Satana aiuta per finire di asservire. Dio lo lascia fare perchè da questa lotta fra l'Alto e il Basso, il Bene e il Male, emerge il valore della creatura. Il valore e il volere. Lo lascerà sempre fare. Anche dopo che Io sarò assunto. Però allora Satana avrà contro un nemico ben grande e l'uomo avrà una amica ben potente. » « Chi? Chi? » « La Grazia. » « Oh! bene! Allora per quelli del nostro tempo, senza grazia, sarà più facile essere asserviti, ma sarà anche meno grave la caduta » dice l'Iscariota sempre zappando. « No, Giuda. Il giudizio sarà uguale. » « Cosa ingiusta allora perchè, se siamo meno aiutati, di conseguenza dovremmo essere meno condannati. » « Non hai tutti i torti » dice Tommaso. « Ha invece torto, Toma. Perché noi di Israele abbiamo già tanto di fede, speranza, carità, e tante luci di Sapienza, da non poter avere scusa di ignoranza. Voi, poi, voi che avete già la Grazia a Maestra vostra da quasi tre anni, sarete già giudicati come quelli del tempo nuovo » dice Gesù marcando molto le parole e guardando Giuda che ha alzato il capo ed è pensieroso mentre fissa il vuoto. Poi Giuda di Keriot crolla il capo, come a conclusione di un suo interno ragionamento, e riaffondando la zappa nel suolo chiede : « E chi si dà così al demonio, che diviene? » « Un demonio. » « Un demonio! In tal modo se io, ad esempio, pur di affermare che il tuo contatto dà un potere soprannaturale, facessi cose... che Tu censuri, sarei un demonio?... » « Lo hai detto. » (pp 1734-1737)