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L’icona del Padre

 

O Dio, Padre Onnipotente...

 

 

PRESENTAZIONE

 

Perché questo libretto? Per aiutarci a leggere la prima icona del Padre, tanto densa di significati che da soli non riusciremmo a comprendere.

Autrice dell'icona è Lia Galdiolo, ben nota soprattutto per le icone di Gesù Misericordioso e della Madonna dell'Apocalisse ("La Donna vestita di sole"), diffuse ormai in tutto il mondo.L'icona del Padre>

Ma perché un'icona del Padre? Perché il Padre possa essere "conosciuto, amato e onorato da tutti gli uomini". Tale desiderio Egli stesso manifestò a Suor Eugenia Eli­sabetta Ravasio nel Messaggio datole nel 1932 ("Il Padre parla ai suoi figli ") riconosciuto valido dalla Chiesa dopo un attento esame durato ben dieci anni:

"Desidero che ogni famiglia esponga alla vista di tut­ti la mia immagine. Desidero che ogni famiglia possa met­tersi così sotto la mia protezione tutta speciale per poter­mi onorare più facilmente. Là, ogni giorno, la famiglia mi farà partecipe dei suoi bisogni, dei suoi lavori, delle sue pene, delle sue sofferenze e anche delle sue gioie, per­ché un Padre deve conoscere tutto quello che riguarda i suoi figli. Io lo so certamente perché sono là, ma amo tanto la semplicità. So piegarmi alla vostra condizione: mi faccio piccolo con i piccoli, mi faccio adulto con gli uomini adulti, con i vecchi mi faccio simile a loro perché tutti comprendano ciò che voglio dire loro per la loro santificazione e la mia gloria. Desidero ancora che que­sta immagine venga esposta in tutti i luoghi pubblici, ne­gli uffici, nelle case, nelle caserme, nelle scuole....."

In questo tempo di ecumenismo, nel Padre possiamo riconoscerci finalmente tutti Suoi figli ed in Lui avere la forza di eliminare le barriere e realizzare l'unità tanto chie­sta da Gesù: "Che siano una cosa sola, Padre, come noi siamo uno" (Gv. 17,22).

Pensiamo che in questa icona anche i nostri fratelli orien­tali possano riconoscere il Padre, e sarebbe tanto bello se dall'oriente all'occidente, in ogni casa, lo stesso Padre ve­nisse "conosciuto, onorato e amato". E' un'icona; ma an­che un'icona può servire come segno di unità.

Ringrazio don Piero Brazzale - tra i massimi esperti oggi in Italia - che ha la bontà di insegnarci a pregare con l'ico­na; ringrazio Lia Galdiolo che, dopo aver realizzato questa icona a prezzo di tanta preghiera e di tanta sofferenza, ora ci guida alla comprensione e alla lettura della stessa.

 

Padre Andrea d'Ascanio o.f m.

 

 

PREGARE CON L'ICONA

 

1 - Che cos'è un'icona

Siamo nell'era dell'immagine. Forse anche per questo motivo c'è ora una riscoperta del valore delle immagini, anche per incontrare Dio e il soprannaturale.

E' giusto che noi valorizziamo questa capacità che ab­biamo attraverso i nostri occhi di contemplare il bello, il divino: guidati dalla fede.

Le icone (immagini sacre) nate nella preghiera, nel si­lenzio e nella mortificazione ci fanno incontrare con qual­cosa di ispirato; comunicano quello che Dio per mezzo dell'iconografo ci vuole trasmettere. Quelle immagini al­lora che noi contempliamo, approvate dalla Chiesa stessa, ci portano una fede vissuta dalla comunità cristiana, tradotta in immagini.

Le autentiche icone sono così preghiera, trasmissione di un messaggio che deve essere accolto, possibilmente nelle condizioni stesse nelle quali esse sono nate attraverso l'ope­ra dell'iconografo: preghiera, silenzio, digiuno, mortifica­zione.

C'è grande varietà di scuole e di provenienza, in base ai canoni, ai colori e alle disposizioni delle persone.

Non è così facile e semplice accostarsi ad ogni icona e cogliere con immediatezza e in pienezza il suo significato e il suo messaggio. E' tuttavia fondamentale sapere che le icone non esprimono la personale ispirazione di un artista, ma la fede della Chiesa di cui l'iconografo è un ministro, sotto l'azione dello Spirito Santo. Ecco perché le icone non sono firmate, non portano il nome dell'autore.

Le icone sono forme dell'arte sacra cristiana, attraverso le quali arriva a noi la rivelazione e la vita della Chiesa. Guardando le icone con fede si può scoprire qualcosa dell'invisibile.

I santi misteri della fede sono adagiati nell'icona come su una culla, perché siano da noi accolti.

 

2 - Come si prega davanti ad un'icona?

Per capire pienamente il linguaggio delle icone è neces­sario fare un piccolo sforzo, forse un po' impegnativo per noi occidentali. Si devono cioè capire tutti i significati di certi atteggiamenti, di certi simboli e dei colori stessi.

Se contemplata, l'icona parla al cuore.

La fede si nutre, penetra in noi, viene gustata e fortifica­ta.

La riscoperta dell'importanza dell'icona, ai nostri gior­ni, è quindi non una "moda passeggera" (e non vogliamo che sia così!), ma un voler esprimere la propria fede non solo a parole.

Se ogni vera icona "nasce dall'ispirazione dello Spirito Santo, è allora profezia visiva, è Vangelo reso colore". Essa non può essere concepita semplicemente come un'opera d'arte; essa è un luogo di culto, cioè di preghiera e di contemplazione.

Preghiera ed esperienza della fede sono così strettamente collegate alla visione dell'icona, come immagine sacra. Santa Croce, Scritture e icone diventano oggetto di ve-

nerazione, da accostare quasi all'Eucaristia. Non è questa un'esagerazione!

 

3 - Come io voglio pormi davanti ad essa?

Non ci si stanca di suggerire per capire, e per valorizza­re le icone, di collocarsi davanti ad esse in un atteggiamen­to non facile per noi, soprattutto in questo nostro tempo così agitato e rumoroso. Si tratta di mettersi con animo umile e purificato in serena contemplazione.

Si guarda, si ascolta, si tace ...

E' questo il modo adatto perché le icone diventino per noi "simboli efficaci" di quello che esse rappresentano. Esse, infatti, sono immagini per i nostri occhi di carne, ma anche e soprattutto per gli occhi della fede. L' icona vuole essere immagine dell'invisibile ed educatrice della fede. Per questo ci si accosta ad un'icona con rispetto, con venerazione, ma anche con un misterioso stupore.

Se quindi io mi accosterò così all'icona, essa ridesterà in me una fede pura ed umile, che diventa forza e riforni­mento per una arricchita e più completa vitalità cristiana.

L'icona si presenta così come un elemento fondamenta­le della catechesi cristiana accanto alle sacre Scritture, in quanto Parola e Immagine si equivalgono (Gv 18, 30).

"L'icona è, perciò, un mezzo e un fine. Un mezzo come porta d'accesso al mondo celeste e un fine in quanto visione reale della nostra condizione futura, condizione in cui ogni cristiano perfetto sarà rivestito del candido abito nuziale, grazie al quale accederà al banchetto del Paradiso, preparato da Cristo per i suoi servi fedeli".

Dopo l'Incarnazione del Verbo, l'uomo è ancora di più immagine visibile di Dio, "alla cui immagine e somiglian­za" egli è stato creato.

Sotto questa visuale non disdice allora che si sia costru­ita anche l'icona di Dio Padre Onnipotente.

 

 

UN'ICONA CHE DIO PADRE HA VOLUTO

 

1 - L'icona di Dio Padre Onnipotente è nata dalla infuocata insistenza di P Andrea D'Ascanio (O.F.M. Capp..) che voleva, anche attraverso una degna immagine, dare una risposta alle richieste di Dio Padre stesso.

Egli si è mirabilmente rivelato ad una religiosa nella diocesi di Grenoble in Francia attorno agli anni trenta: ma­dre Eugenia Elisabetta Ravasio (S. Gervasio d'Adda - BG - 1907 - 1990).

La saggezza del vescovo locale, S.E. Mons. Alexandre Caillot, che nel 1935 istituì una commissione di esperti, convocati da varie parti della Francia, per un meticoloso e serio processo diocesano che durò dieci anni, ci dice che ci troviamo di fronte a qualcosa di straordinariamente gran­de, che non deve più restare nascosto.

Mons. Caillot così scrisse: " ... Dopo dieci anni di ricer­ca, di riflessione e di preghiera, benedico il Padre di esser­si degnato di scegliere la mia diocesi, come luogo di mani­festazioni così toccanti del suo amore".

Il modo con cui si manifestava il Padre a madre Eugenia sollecitò P. Andrea D'Ascanio a suggerire all'iconografa Lia Galdiolo di "scrivere" una icona bella, moderna che teneva conto il più possibile, anche nei minimi particolari, di come Egli voleva che lo si vedesse e contemplasse.

Queste le parole dell'Eterno Padre a madre Eugenia Eli­sabetta Ravasio: "Ora è per amarli (= gli uomini) e per­ché essi conoscano questo amore che io vengo tra loro, prendendo la loro somiglianza, la loro povertà.

Guarda, io depongo la mia corona e tutta la mia glo­ria, per prendere l'atteggiamento di un uomo comune!" La buona religiosa così ricorda poi quei momenti: "Dopo aver preso l'atteggiamento di un uomo comune deponendo la sua corona e la sua gloria ai suoi piedi, prese il globo del mondo sul suo cuore, sostenendolo con la mano sini­stra, poi si sedette accanto a me.

Non posso dire che qualche parola sia sul suo arrivo e sull'atteggiamento che si degnò assumere, che sul suo amo­re! Nella mia ignoranza non ho parole per esprimere ciò che Egli mi fece capire".

Non fu facile per l'iconografa Lia Galdiolo tener conto di queste indicazioni, inserirsi nella collaudata e gloriosa tradizione della fisionomia delle vere icone e impregnare di contenuto biblico tutti gli elementi figurativi che voleva affidare al disegno e al colore.

Ma nella preghiera contemplativa e nel sacrificio è sta­to possibile maturare una icona che pare realmente corri­spondere alle richieste del Padre Onnipotente.

 

2. - Possono così essere quanto mai utili, per interpretare e "pregare" questa icona, alcuni tratti delle rivelazioni del Padre a madre Eugenia Ravasio, che crediamo opportuno qui riportare:

"... Sappiate anche che voglio essere conosciuto, ama­to e soprattutto onorato. Che tutti riconoscano le mie bontà infinite verso tutti coloro che soffrono. Che sappiano che non ho che un solo desiderio: amarli tutti, donare loro le mie grazie, perdonarli quando si pentono e soprattutto non giudicarli con la mia giustizia, ma con la mia miseri­cordia, perché tutti siano salvi e annoverati nel numero dei miei eletti".

"... Non crediate che io sia quel terribile vecchio che gli uomini rappresentano nelle loro immagini e nei loro libri! No, no, io non sono né più giovane, né più vecchio di mio Figlio e del mio Santo Spirito".

"...Vorrei stabilirmi in ogni famiglia come nel mio dominio, affinché tutti possano dire con tutta sicurezza: abbiamo un Padre che è infinitamente buono, immensa­mente ricco e ampiamente misericordioso. Pensa a noi ed è vicino a noi, ci guarda, ci sostiene lui stesso, ci darà tutto ciò che ci manca se glielo domandiamo. Tutte le sue ricchezze sono nostre, noi avremo tutto ciò che ci occor­re".

"... Desidero ancora che ogni famiglia esponga alla vista di tutti l'immagine che più tardi farò conoscere alla mia "figlioletta". Desidero che ogni famiglia possa met­tersi così sotto la mia protezione tutta speciale, per poter­mi onorare più facilmente. Là, ogni giorno, la famiglia mi farà partecipe dei suoi bisogni, dei suoi lavori, delle sue pene, delle sue sofferenze, dei suoi desideri, e anche delle sue gioie, perché un Padre deve conoscere tutto ciò che riguarda i suoi figli".

"...Vedete, ho messo la mia corona ai miei piedi, il mondo sul mio cuore. Ho lasciato la mia gloria nel cielo e sono venuto qui, facendomi tutto a tutti, povero con i po­veri e ricco con i ricchi. Voglio proteggere la gioventù, come un tenero Padre. C'è tanto male nel mondo! Queste povere anime inesperte si lasciano sedurre dagli allettamenti del vizio che a poco a poco, le conduce alla rovina totale".

"... Che segno tangibile della mia invisibile presenza sia una immagine che mostri che io sono realmente là, presente. Così tutti gli uomini faranno tutte le loro azioni sotto lo sguardo del loro Padre e io stesso avrò sotto i miei occhi la creatura che ho adottata dopo averla creata, così tutti i miei figli saranno come sotto lo sguardo del loro tenero Padre".

"...Vorrei essere onorato in modo tutto particolare nei seminari, nei noviziati, nelle scuole e nei pensionati. Che tutti, dal più piccolo al più grande, possano cono­scermi ed amarmi come loro Padre, loro creatore e loro salvatore".

Questa icona presenta così a noi, con chiarezza e sem­plicità quello che il Padre vuole essere, come vuole essere da noi visto e considerato.

E' nata nell'obbedienza, quindi nella tranquillità del cuo­re, perché nell'obbedienza non può non esserci che imper­turbabile pace.

Non sono mancati suggerimenti di persone esperte, che l'iconografa ha umilmente accolto.

Ed ora .... Dio Padre, che parla nel silenzio, desidera che noi ci collochiamo davanti a Lui proprio nel silenzio: in un atteggiamento di attesa e di ascolto.

Dio misericordioso e fedele non potrà deludere le no­stre attese e le nostre speranze.

Infatti l'icona è già preghiera!

don Piero Brazzale

 

 

ICONA DI DIO PADRE ONNIPOTENTE

 

1 - Il Titolo

Dio Padre Onnipotente vuole che gli uomini contempli­no il Suo volto attraverso un'immagine sensibile, attraver­so una rappresentazione iconografica.

E' il Dio misericordioso, paziente, datore di ogni bene che vuole attirare a sè i cuori degli uomini, avvelenati dal nemico infernale.

Ecco l'icona del Padre. Chi è il Padre? Ecco il titolo: Deus omnipotens: Dio santissimo e onnipotente; Abbà - Pater: per Gesù di Nazareth e per tutti i suoi fratelli è il Papà: Babbo mio (Mc 14,36).

Una serie di circostanze provvidenziali ci dicono che Dio Padre ha voluto questa icona; gli è particolarmente gra­dita ed ha in sè speciale forza e potenza.

Anche il contenuto teologico che essa esprime è fedele alla tradizionale dottrina della Chiesa e a recenti rivelazio­ni private giudicate serie ed autentiche, approvate dalla Chiesa. Si tratta quindi di un'icona che, se usata nella ma­niera giusta, può essere di notevole utilità spirituale. E' un artistico ed elevato mezzo di vera preghiera contemplativa.

La mia preoccupazione è quella di condensare nelle im­magini la ricchezza dei testi biblici. Come iconografa, dopo aver studiato con amore e passione la forma classica e tra­dizionale per l'esecuzione delle icone, ho sviluppato un mio stile personale. Fra tante sono ormai assai note le sacre ico­ne: della Donna vestita di sole, di Gesù misericordioso, della Santa Famiglia, di San Giuseppe.

Ora ecco, maturata nel digiuno, nel silenzio, nella pre­ghiera e nella sofferenza, questa icona del Padre!

 

2 - Una finestra per contemplare il divino

La tavola è un quadrato allungato. Nel numero dei lati (4) allude ai quattro punti cardinali e significa che il mes­saggio che Dio Padre Onnipotente vuole comunicare è ri­volto in tutte le direzioni. E' un messaggio cioè per tutto il mondo.

La forma rettangolare simboleggia la terra sulla quale si apre una finestra sul divino: questa finestra ha la cornice interna dorata. L'oro significa luce eterna. L'icona è dun­que una finestra attraverso la quale si può contemplare il divino. Qui contempliamo il Padre. Bella e suggestiva questa definizione dell'icona! C'è un piccolo bordo rosso che delimita la cornice esterna della tavola. Quale signifi­cato ha quel piccolo bordo rosso? Indica il sangue versato sulla croce da Gesù Cristo. Noi possiamo godere i benefici effetti di quel sangue per mezzo del dono dello Spirito San­to. Sulla fronte si intravede una figura bianca, come di co­lomba, che con le ali aperte sovrasta le sopracciglia. Nes­suna delle tre divine persone della Santissima Trinità opera senza il coinvolgimento delle altre due. E' quindi l'icona del Padre, ma pure ci accorgiamo subito che sono presenti anche il Figlio e lo Spirito Santo.

I tre regni della natura sono rappresentati dai materia­li usati per costruire la tavola portante l'immagine.

E' questo un particolare da non trascurare affatto, per capire, per cogliere la ricchezza di significati dell'icona. Quello vegetale è reso presente dal legno, mentre quel­lo animale è dato dalla polvere di conchiglia, dalla colla di pelle di coniglio con la quale viene ricoperta la tavola e dall'uovo con il quale si stendono i colori.

Il regno minerale è presente attraverso i colori che sono ossidi di metalli, le ocre e l'oro.

La tavola è stata preparata come una culla per accoglie­re il mistero, così come Dio preparò la creazione per acco­gliere quello che dovrebbe essere il suo re: l'uomo, re del creato.

Sullo sfondo della semplice panca su cui è assiso Dio Padre Onnipotente c'è l'opacità: il colore è quasi nero. E' un colore livido e perturbato (non uniforme), presente an­che sullo sfondo in alto, dove ci sono le scritte. Quel colore scuro che nell'Eden, giardino di delizie cala, come nebbia che deturpa, rovina e intristisce. E' il lungo inverno, cau­sato dall'atteggiamento del cuore dell'uomo, il quale pre­ferisce decidere da sè ciò che è bene e ciò che è male.

E' l'oscura nebbia del peccato dell'uomo.

 

3 - La sfera azzurra

Il Padre tiene saldamente nella mano sinistra e appog­gia al suo petto una sfera azzurra. Soffermiamoci prima di tutto su di essa, perché ha una importanza fondamentale. Non è solo il mondo, il globo! Ecco il significato.

Dopo la ribellione di Adamo, il Padre si ritira, lascia fare e attende pazientemente che l'uomo, lasciato libero, si convinca d'aver sbagliato e che si decida a tornare a Lui.

Quest'attesa dura millenni. Nel frattempo il Padre pre­para il piano di redenzione previsto e predisposto dal suo cuore misericordioso.

Questo piano di salvezza culminerà con la venuta del Verbo Incarnato, del Figlio fatto uomo, che, con la sua Pas­sione e Morte, renderà di nuovo comunicabile all'uomo lo Spirito Santo.

Al "tutto è compiuto" di Gesù sulla croce, può final­mente ripartire quel progetto tanto caro al cuore del Padre: la divinizzazione dell'uomo e attraverso l'uomo una nuova creazione.

Tutto questo vuole esprimere la sfera azzurra: è il pro­getto d'amore del Padre che egli appoggia al suo cuore e tiene ben fermo nella sua mano. Il colore azzurro sta ad indicare che il progetto, la sua esecuzione e la realizzazio­ne sono opera divina.

L'alfa e l'omega che occupano tutta la sfera richiamano il Verbo, principio e fine di ogni cosa. Infatti: "Tutto fu fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui" (Gv 1,3).

La sfera è sormontata dalla croce d'oro. La croce è il trono dell'Agnello Immolato, che si è donato per la salvez­za di tutti gli uomini.

L'oro indica eternità; i Padri della Chiesa dicono infatti che "la croce era scritta nel cuore di Dio Padre fin dall'eter­nità".

Veramente piena di significati quella sfera azzurra che il Padre dolcemente sostiene con la sua mano sinistra!

 

4 - La figura del Padre riempie tutta l'icona

E' in posizione perfettamente frontale per indicare la sua disponibilità a rivelarsi a tutti gli uomini che vorranno conoscerlo.

La figura è posta al di qua della mandorla dorata dise­gnata alle sue spalle. In essa sono iscritti pure i cieli aperti. I cieli azzurri sono i luoghi abitati dagli spiriti celesti, più vicini al trono dell'Altissimo. Rappresentano tutte le potenze angeliche le 12 fiamme guizzanti, nelle quali si intravedono appena delineati i serafini, cioè i brucianti: 6 a destra e 6 a sinistra.

I serafini contemplano stupiti l'azione straordinaria e imprevedibile di Dio Padre, il quale non cessa di operare attraverso l'infinito suo amore e la sua inesauribile miseri­cordia. Il numero 12 significa "autorità responsabile": come 12 sono gli apostoli, i patriarchi, le stelle che fanno corona alla Donna vestita di sole ecc. I 12 serafini non sono sola­mente contemplanti, ma anche fedeli messaggeri ed ese­cutori della volontà del Padre.

 

5 - Il volto

Filippo disse a Gesù: "Signore mostraci il Padre e ci basta". Egli rispose: "Filippo, chi vede me, vede il Padre" (Gv 14,9).

Gesù intendeva dire che egli operava come il Padre e che compiva in tutto la volontà del Padre....

Ma allora come rappresentare il volto di colui che non è rappresentabile?

La tradizione iconografica occidentale ha sempre rap­presentato il Padre come un grande vecchio, buono, solen­ne, dalla bianca barba fluente.

Ma la barba è un attributo dell'uomo di carne, un segno della sua virilità. La barba bianca esprime l'invecchiamen­to del corpo; è segno del decadimento della carne.

Non si possono applicare questi particolari alla figura del Padre, puro spirito. Questo l'aveva bene intuito il santo monaco iconografo Andrej Rublev, quando nel 1420 co­struì l'icona famosissima della SS. Trinità. Mi sono perciò ispirata a questa icona, sia per il dettaglio della mancanza della barba, che per i colori della tunica e del manto.

Ecco allora davanti a noi, secondo i canoni della tra­dizione iconografica orientale, questo volto maestoso che ispira pace, forza e serenità.

Il capo è circonfuso da un'aureola bianca che significa "gloria", sulla quale spiccano le iniziali greche (omicron, omega, eta, ni) del nome rivelato da Dio a Mosè sull'Oreb:

"Io sono colui che sono" (Es 3,14): sono, per definizio­ne, l'esistente.

I capelli neri significano la "divina tenebra" o mistero inaccessibile, profondissimo per la mente umana. I capelli si aprono come un velo nel mezzo della fronte, come il cielo che si apre per mostrare la luce.

I capelli sono coperti da "strigili" d'oro, come aveva il velo del santo dei santi del tempio di Gerusalemme che si lacerò da cima a fondo, quando il cuore di Cristo fu trafitto dalla lancia. Allora la giustizia divina è stata soddisfatta; l'inimicizia con Dio è stata tolta; l'uomo poteva di nuovo contemplare il volto di Dio. Ecco che cosa ci dicono quei capelli neri e insieme dorati.

Le piccole labbra sono nell'atto di soffiare lo Spirito che dona la vita. Ciò è significato anche dal collo rigonfio. Gli occhi guardano dovunque, guardano tutti con amo­re e tenerezza. Attendono insieme da tutti noi una risposta. Alle spalle si intravede il terzo cielo: luogo di eterna felicità alla quale ci vuole tutti condurre.

 

6 - La tunica e il manto

Ha la tunica azzurra e il manto rosso: indicano chi sia Dio Padre Onnipotente per noi. L' azzurro della tunica indi­ca la divinità. Il manto rosso esprime la divina sapienza e l'amore ardente.

Questi colori come appare subito evidente sono chiari, trasparenti, evanescenti, come investiti da una luce di trasfigurazione.

Il manto assai imponente e ampio significa accoglienza ed il lembo, che arriva fino a toccare la terra, vuole indica­re a tutti coloro che lo vogliono che possono aggrapparsi a quel manto, per ricevere il Santo Spirito. Il manto stesso che viene accolto, può essere segno di una preziosa eredità che si accetta, per custodirla fedelmente. Come Eliseo ... che, con grande riconoscenza, ricevette il mantello di Elia: segno della sua eredità spirituale (1 Re 19,19).

 

7 - Particolari significativi

Rimangono da illustrare alcuni particolari assai signi­ficativi: la panca, i due cuscini, la mano destra, lo scet­tro, la corona regale, la posizione dei piedi.

a) La panca sulla quale il Padre onnipotente è seduto è molto semplice, perché vuole che anche noi senza esitazio­ni e paure ci sediamo accanto a lui. Però a motivo della sua presenza Divina essa, anche se di struttura assai modesta, è ricoperta di raggi d'oro.

b) I due cuscini indicano che Dio (quello azzurro di sinistra) e l'uomo (quello rosso di destra) possono conver­sare nello stesso luogo, assieme, come all'inizio della cre­azione.

c) La mano destra è alzata in un ampio atteggiamento benedicente, perché Egli, da Padre buono, non vuole giudi­care il mondo ma salvarlo, confermando il mandato affida­to al Figlio. Gesù infatti dice: "Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori" (Mt 9,13).

d) Pure lo scettro, simbolo del giudizio, è deposto a terra, fra i suoi piedi. Vuole ora solo usare misericordia.

e) La corona regale, posta accanto allo scettro e al pie­de destro è un invito a non temere ad avvicinarsi a Lui. Vuole toglierci ogni soggezione e vuole attirarci e acco­glierci sulle sue ginocchia paterne.

f) 1 piedi sono nella posizione, anche se seduto, di chi sta per mettersi in cammino. Il Padre vuole sempre venire verso di noi, per incontrarsi con noi.

Sono circondati essi pure dall'aureola della santità. Il nero che sta attorno ai piedi non è segno di sandali o di calzari. E' il nero della "divina tenebra": cioè di quella im­mensa ricchezza e sapienza di Dio, la cui comprensione non si esaurisce mai.

Quale ricchezza di contenuti, teologici e di utilità per la nostra devozione e per la nostra vita spirituale!

La icona è non da studiare, ma da contemplare! E' nata nella preghiera. Deve essere usata nella preghiera e per la preghiera. E' così un potente aiuto alla preghiera, all'unio­ne con Dio.

Rende viva, attualmente presente la persona divina o il santo che sono rappresentati nell'icona. In questo caso ren­de presente e operante il Padre.

Questa icona ci aiuti dunque a realizzare un filiale e af­fettuoso incontro con Dio Padre Onnipotente.

Lia Galdiolo

 

PREGHIERA

Padre,

la terra ha bisogno di Te;

l'uomo, ogni uomo ha bisogno di Te;

l'aria, pesante e inquinata, ha bisogno di Te;

Ti prego, Padre, torna a camminare per le strade del mondo;

torna a vivere in mezzo ai tuoi figli;

torna a governare le nazioni;

torna a portare la Pace e con essa la giustizia;

torna a far brillare il fuoco dell'amore perché - redenti dal dolore -

possiamo divenire nuove creature.