«Ma a quelli che dicono che sono inutili i profeti, rispondo (è Gesù
che parla): “E chi potrà mettere limiti al Signore altissimo?” In verità
vi dico che i profeti sempre ci saranno, fino a che ci saranno gli
uomini. Sono le fiaccole fra le tenebre del mondo. Sono i focolari fra
il gelo del mondo. Sono gli squilli di tuba che sveglieranno gli
assonnati. Sono le voci che ricordano Dio e le sue verità cadute in
dimenticanza e trascuranza col tempo e portano all’uomo la voce diretta
di Dio, suscitando fremiti di emozione nei dimentichi, negli apatici
figli dell’uomo. Avranno altri nomi, ma uguale missione e uguale
sorte di umano dolore e di sovrumano godere. Guai se non ci fossero
questi spiriti che il mondo odierà e Dio sovramerà! Guai se non ci
fossero a patire e perdonare, amare e operare in obbedienza al Signore!
Il mondo perirebbe fra le tenebre e il gelo, in un sopore di morte, in
una ebetudine, in una ignoranza selvaggia e abbruttente. E perciò Dio li
susciterà, e sempre ci saranno. E chi potrà imporre a Dio di non
farlo? Tu?, o tu?, o tu? In verità vi dico che neppur gli spiriti di
Abramo, Giacobbe e Mosè, di Elia ed Eliseo potrebbero imporre a Dio
questa limitazione, e solo Dio sa quanto erano santi e quali luce eterne
essi siano» (vol. 8 pag. 218/219 - rif. 525.17, Il POEMA DELL’UOMO-DIO”,
Maria Valtorta).