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I due risorti

Presentiamo la documentazione relativa alla quasi sconosciuta vicenda dei due giovani risorti a Roma nel 1969 per una missione speciale: dire al papa Paolo VI di annunciare il terzo segreto di Fatima.

Gli originali di questa sezione sono da noi conservati.

Come introduzione a questa sezione trascriviamo un articolo di Pietro Montedoro sul libro di padre Albert J.Hebert dal titolo “I morti risuscitati” in cui sono stati proposti quattrocento casi di risurrezioni miracolose

 

Miracoli di risurrezione

Per morte comunemente si intende la cessazione completa e definitiva della vita di un essere animato. Oppure la fine di qualcosa di positivo e di vivo, per esempio di un’amicizia, di un’alleanza, di un’epoca.
Come simbolo la morte è l’aspetto distruttore dell’esistenza, ed indica ciò che scompare nell’ineluttabile evoluzione delle cose. Ma la morte, per chi crede, sarebbe anche un momento di introduzione a mondi invisibili, a stati differenti di esistenza dell’anima e dello spirito. In ottica concettuale, pertanto, la morte possiede valenze altamente psicologiche e religiose: ferma le forze materiali del corpo e, nel medesimo tempo, libera quelle ascensionali dello spirito. Perfino tutte le dottrine iniziatiche ammettono una fase di morte prima di accedere ad una nuova vita. In tal senso, la morte sarebbe una condizione imprescindibile e necessaria per entrare in un livello superiore di esistenza.
Ma ogni regola avrebbe le sue eccezioni: dallo stato di morte, considerato irreversibile, si potrebbe tornare indietro e acquisire di nuovo la vita, risuscitare. Alcuni anni fa è stato pubblicato un libro a cura di padre Albert J.Hebert dal titolo “I morti risuscitati” in cui sono stati proposti quattrocento casi di risurrezioni miracolose, nonché i principi basilari della teologia cristiana circa la risurrezione corpi al momento del giudizio universale. Il testo in questione ha fatto scalpore per il rigore storico della narrazione dei fatti. D’altro canto ha lasciato inalterato il dubbio che gli avvenimenti siano stati estrapolati soltanto da un’agiografia religiosa prettamente anedottica. Riportiamo ora, in modo asettico e sintetico, i contenuti non solo del testo citato, ma anche quelli compresi nei principali libri sacri a proposito della risurrezione.
A sottolineare l’importanza della fede nella risurrezione in seno alla dottrina del cristianesimo primitivo fu Paolo di Tarso. San Paolo, l’esegeta principale della Chiesa delle origini, affermò che chi non avesse creduto alla risurrezione non avrebbe potuto considerarsi cristiano: “… fratelli, se si predica che Cristo sia risuscitato dalla morte, come possono dire alcuni di voi che non esista la risurrezione dei morti?” si legge, tra l’altro, nella prima epistola dell’apostolo ai Corinzi.
Il mistero della risurrezione fu preso in considerazione negli evangeli sinottici e, oltre che in questi, anche nel libro dell’”Apocalisse” di Giovanni. Vi si legge: “… vidi poi un grande trono bianco e colui che sedeva su di esso ( … ) poi vidi i morti grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli Inferi resero i morti da loro custoditi …”
Riferimenti precisi alla risurrezione dei morti sono riportati anche nei testi dell’antico testamento. Nel “Libro di Ezechiele”, per esempio, si legge: “… dice il signore a queste ossa: ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò in voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voli stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete ( …) dice il signore Iddio, spirito vieni dai quattro venti e soffia su di questi morti affinché essi rivivano (…) dice il signore Iddio, ecco io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, vi riconduco nel paese di Israele (…) farò rientrare in voi il mio spirito e rivivrete …”
A spezzare una lancia a favore della risurrezione finale dei corpi sono intervenuti, nel corso dei secoli, anche i mistici, gli eletti e i santi di tutti i tempi. Come emblema tra tutti questi, riferiamo un messaggio profetico che lo stesso Gesù Cristo avrebbe ispirato a un noto veggente contemporaneo nel marzo del 2002, tale Giuseppe Auricchia di Avola: “Un giorno non lontano verrà sul mondo morto lo Spirito di apparizione dal cielo. Allo squillo angelico le ossa, le ossa dei morti, riprenderanno la carne …”


I prodigi nella storia

I quattrocento casi di risurrezione descritti nel libro di padre Hebert non posseggono una valenza teologica, ma eminentemente anedottica. A maggior ragione essi potrebbero essere inquadrati in un contesto fideistico piuttosto che dottrinario. Riportiamo dal testo alcuni esempi.
La risurrezione dalla morte di Gesù Cristo è di certo la più nota e la più eclatante nella storia. Il fatto, narrato negli evangeli canonici, costituisce una delle colonne portanti della religione cristiana. Così come è fondamento della dottrina della fede l’assunzione in cielo in anima e corpo di Maria, madre di Dio, per la quale non sarebbe stata permessa la corruzione dovuta alla morte della persona.
Gli evangeli narrano diversi episodi di miracoli di resurrezione operati da Gesù. Nel vangelo di Luca è narrato l’episodio del figlio della vedova di Nain. Cristo avrebbe detto ad un giovane defunto “… io ti dico alzati. E colui che era morto si levò a sedere e iniziò a parlare …” Negli evangeli di Matteo e di Marco è riportata la risurrezione della figlia dodicenne di un membro della Sinagoga, tale Giairo, e in quello di Giovanni il ritorno in vita di Lazzaro di Betania per ordine del signore: “… ed ora il morto venne fuori (dal sepolcro, nds) legato mani e piedi con le bende che lo avvolgevano …”
Secondo un racconto orale della tradizione cristiana Elena, madre dell’imperatore romano Costantino, si sarebbe recata a Gerusalemme con lo scopo di ritrovare la croce sulla quale sarebbe morto il signore. La donna ne avrebbe trovate tre che sembravano plausibili, ma nel dubbio di quale fosse la vera croce di Gesù, Elena sottopose i tre legni ad una prova: fece toccare con delle schegge di ognuna il cadavere di un uomo, e appena il legno dell’unica vera croce toccò il morto, questi prodigiosamente sarebbe risuscitato.
I miracoli di risurrezione sarebbero stati operati anche da alcune grandi personalità della cristianità. Dai santi che, tuttavia, avrebbero operato sempre per intercessione divina giacchè il potere sulla morte sarebbe spettato unicamente a Dio. Per citare i casi più importanti, sono stati tramandati i miracoli operati da sant’Ambrogio, dal pontefice san Gregorio Magno, da san Benedetto da Norcia, da san Bernardo da Clairveaux e da sant’Antonio da Padova.
Ambrogio (340 - 397), simbolo di umane virtù, padre della Chiesa e vescovo di Milano, avrebbe risuscitato un fanciullo di nome Pansopius a Firenze durante un rito di esorcismo eseguito sullo stesso. A papa Gregorio, detto “il grande” (magno) dai suoi contemporanei (540 - 604), è uno dei più importanti uomini della Chiesa. Alla sua opera si devono la conversione delle isole della Gran Bretagna e la ristrutturazione della Chiesa di Roma dopo le ripetute invasioni barbariche. Secondo certi racconti Gregorio avrebbe risuscitato dalla morte un ufficiale germanico e una giovane donna in due differenti occasioni.
San Benedetto (480 - 547), ora eletto patrono d’Europa, fu il fondatore del monachesimo in Occidente, al quale diede una regola (benedettina) ancora oggi seguita dalla maggior parte degli ordini religiosi monastici. Sono molteplici i racconti, trasmessi dalla tradizione sia scritta che orale, sulle risurrezioni operate da questo santo. Tra le tante, quella di un neonato morto di peste e, quella particolarmente conosciuta, di un monaco morto travolto dal crollo dalle impalcature erette per la costruzione del monastero di Montecassino. Satana stesso avrebbe sciolto le corde che trattenevano le travi di legno che travolsero il povero monaco che stava lavorando nei pressi. Benedetto, dopo avere malamente apostrofato il demonio e dopo averlo scacciato dal santo luogo, avrebbe pregato sul cadavere del frate tanto a lungo da farlo ritornare in vita.
Bernardo da Clairveaux (1090 - 1153) fu il massimo zelatore del culto mariano in Europa, eccelso mistico e dottore della Chiesa. Fu il fondatore dell’ordine monastico cistercense. E’ considerato unanimemente uno dei più grandi figure della storia non solo del cristianesimo. Avrebbe bevuto il latte miracolosamente sgorgato dal seno di un’immagine dipinta della Madonna, dopo averle rivolto la preghiera di dimostrargli che fosse stata la madre di Dio. Secondo certi racconti orali, Bernardo da Chiaravalle avrebbe riportato in vita un suo confratello ucciso nel corso di una scorribanda di ladroni nel monastero di Arlés, e lo scudiero blasfemo di un cavaliere crociato colpito dal fulmine dell’ira divina. Si disse di lui che gli sarebbero stati attribuiti più miracoli di quanti vennero attribuiti a qualunque altro santo.
La liturgia della devozione a sant’Antonio da Padova contempla ancor oggi un’invocazione da recitare durante la così detta “tredicina”, ovvero una sequenza di preghiere da recitare nei tredici giorni precedenti la ricorrenza della festa del santo, ovvero dal 31 maggio al 12 giugno. In una di queste invocazioni è riportato testualmente: “O glorioso sant’Antonio, che hai avuto il potere di risuscitare i morti, risveglia l’apatia del mio spirito e ottienimi una vita fervorosa e santa.” Il potere taumaturgico di riportare in vita i defunti venne riconosciuto al santo già da alcuni anni dopo la sua morte avvenuta nel 1231. Nato a Lisbona nel 1195, Antonio è annoverato tra i massimi dottori della Chiesa nonostante il breve corso della sua esistenza. Frate francescano, Antonio è rimasto famoso per le sue omelie e per essersi battuto fino allo strenuo contro l’eresia catara. Alcuni racconti, quasi coevi al suo tempo, hanno riportato le miracolose risurrezioni operate dal santo. Ne avrebbe eseguite almeno sei, tra le quali anche quella di una mucca quando sarebbe stato ancora bambino. In ordine di tempo, l’ultima sarebbe avvenuta per sua intercessione nel 1922. Il santo avrebbe ascoltato dal cielo le preghiere di un mamma alla quale il tifo aveva strappato la vita del figlioletto di nome Giulio. La donna avrebbe messo sotto il capo della piccola salma l’immagine di carta del santo e, pochi istanti dopo, il bambino sarebbe tornato in vita.

Pietro Montedoro

 Articolo tratto dal sito Gesù torna

 

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Indice

 - Relazione del veggente Giuseppe Galliano