Il giorno 6 gennaio 2006 Stefano Caredda ha intervistato per il portale cattolico “Korazym”(www.korazym.it) Giuseppe Gennarini, responsabile per i rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale, per informarci sull’accoglienza che i responsabili del Cammino Neocatecumenale hanno avuto della lettera del card. Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Le risposte che Giuseppe Gennarini ha dato nell’intervista, mettono in luce la mistificazione e la manipolazione da parte non solo di Giuseppe Gennarini ma di tutti i dirigenti del Cammino Neocatecumenale dei contenuti della lettera del card. Arinze. Prova che il pensiero di Gennarini non è isolato ma rappresenta il pensiero degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, è la pubblicazione nel sito internet ufficiale del Cammino Neocatecumenale di un’altra intervista di Giuseppe Gennarini del primo gennaio 2006, identica nei contenuti a questa successiva intervista che stiamo prendendo in esame. Di questa ennesima mistificazione i neocatecumeni sono sia vittime involontarie, poiché hanno creduto in buona fede alla presentazione che di essa ha fatto Kiko stesso nella catechesi di quaresima 2006, sia vittime volontarie se si rifiutano di entrare in dialogo oppure se scelgono di negare l’evidenza della mistificazione che il presente articolo sottostante dimostrerà.
Il sig. Giuseppe Gennarini riconosce l’autenticità della lettera del Card. Arinze, pubblicata integralmente su una pagina del sito “www.chiesa” diretto da Alessandro Magister. Infatti afferma:«Questa lettera è un grande riconoscimento del Cammino Neocatecumenale ». Inoltre, Gennarini riconosce in essa « il linguaggio [...] imperativo che accompagna questi documenti». Con ciò ci fa presumere che avesse ben compreso l’imperativo del card. Arinze: «Nella celebrazione della Santa Messa, il Cammino Neocatecumenale accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla». Ma le successive affermazioni di Gennarini nella risposta alla prima domanda dimostrano ben altro. Mistificando il contenuto della lettera, Gennarini giunge fino a dire, contro ogni evidenza, che essa «è, di fatto, una lettera che approva cinque variazioni molto significative ai libri liturgici», mentre la lettera del card. Arinze, come sopra riportato, porta scritto che il Cammino Neocatecumenale «accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla». L’affermazione di Giuseppe Gennarini è totalmente falsa. Desideriamo ricordare che Gennarini è il responsabile per i rapporti con la stampa del Cammino Neocatecumenale e non un semplice neocatecumeno mal informato sul pensiero di Kiko Argüelo e Carmenen Hèrnandez. Anzi, non si permetterebbe di avere un pensiero difforme da quello degli iniziatori del Cammino Neocatecumenale. Gennarini continua la risposta specificando la natura delle variazioni, dicendo che esse sono «Concessioni importantissime, che dobbiamo al grande entusiasmo che per noi nutre papa Benedetto XVI, che conosce il Cammino, lo ha conosciuto ed ammirato». Quindi, secondo il pensiero di Gennarini, Benedetto XVI non trova nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale alcun abuso liturgico, anzi, il nostro pontefice giudicherebbe le innovazioni introdotte dai neocatecumeni un aiuto a formare veri cattolici. Infatti Giuseppe Gennarini specifica che, con la lettera del card. Arinze « siamo di fronte al primo riconoscimento esplicito di quelli che sono gli adattamenti pastorali più significativi della liturgia delle comunità neocatecumenali [...] ci sono cinque concessioni, c’è un permesso temporaneo». Forse Gennarini credeva che l’intervista non sarebbe stata pubblicata ed allora non si è preoccupato di negare l’evidenzacristallina della frase perentoria, già da noi citata, della lettera di Arinze contenente la decisione fondamentale della Congregazione per Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti espressa nei termini già più volte, ma mai sufficientemente, citati: « il Cammino Neocatecumenale - è scritto nella lettera - accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa, senza omettere né aggiungere nulla». Un neocatecumeno potrebbe pensare che il card. Arinze sia il nemico di turno e che il papa non sia d’accordo con il prefetto della congregazione, ma un indizio importantissimo contenuto nella lettera ci toglie ogni dubbio a tal proposito. Infatti, in essa leggiamo, subito dopo l’enunciazione della circostanza per cui il card. Arinze scrive ai responsabili intenazionali del Cammino Neocatecumenale: « sono a comunicarVi le decisioni del Santo Padre». Quindi la lettera del card. Arinze esprime il pensiero del nostro pontefice. Continuando nella risposta e nella stessa linea autocelebrativa, Gennarini commette un errore, che sottolinea l’incoerenza comune ai neocatecumeni: «Il Cammino Neocatecumenale insegna ad obbedire alla Chiesa e ovviamente noi faremo tutto ciò che la Chiesa ci dice». Ma come può sostenere l’obbedienza del Cammino Neocatecumenale alla Chiesa Cattolica se, negando l’evidenza della decisione del Santo Padre, ci dimostra che non la seguirà? Il nostro pontefice non desidera distruggere i neocatecumeni. Il card. Arinze, anzi, si dice: «Riconoscente al Signore per i frutti di bene elargiti alla Chiesa mediante le molteplici attività del Cammino Neocatecumenale». Il Santo Padre,dunque, vuole corregge i loro gravi abusi liturgici, consapevole che «tutti i fedeli godono del diritto di avere una liturgia vera e in particolar modo una celebrazione della santa Messa che sia così come la Chiesa ha voluto e stabilito, come prescritto nei libri liturgici e dalle altre leggi e norme. Allo stesso modo, il popolo cattolico ha il diritto che si celebri per esso in modo integro il sacrificio della santa Messa, in piena conformità con la dottrina del Magistero della Chiesa. È, infine, diritto della comunità cattolica che per essa si compia la celebrazione della Santissima Eucaristia in modo tale che appaia come vero sacramento di unità, escludendo completamente ogni genere di difetti e gesti che possano generare divisioni e fazioni nella Chiesa»[1]
In questo spirito di amore, Benedetto XVI, a difesa della vera identità cattolica, attraverso il prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il card. Francis Arinze, si rivolge a Kiko Argüello, alla sig.na Carmen Hernandez e al rev.do Padre Mario Pezzi.
La lettera del card. Arinze dopo l’enunciazione della decisione del Santo Padre relativa alla correzione degli abusi liturgici delle celebrazioni eucaristiche del Cammino Neocatecumenale, sottolinea alcune indicazioni e precisazioni circa alcuni elementi della liturgia. L’intervista di Stefano Caredda cerca di conoscere l’interpretazione di Giuseppe Gennarini.
Per quanto riguarda le ammonizioni previe alle letture bibliche, Gennarini riferisce che «con la lettera, e non è cosa di poco conto, cambia una cosa: nel messale romano questa è una pratica straordinaria, nel nostro caso diventa una pratica ordinaria». In realtà non è affatto vero e Gennarini mostra di aver confuso la questione delle monizioni con quella delle risonanze. Infatti queste, sì, che devono essere fatte eccezionalmente, come vedremo dopo. Per ritornare, ora, alla questione delle monizioni, rileviamo che il card. Arinze scrive nella lettera: «Circa le eventuali monizioni previe alle letture, devono essere brevi. Occorre inoltre attenersi a quanto disposto dall’”Institutio Generalis Missalis Romani” (nn. 105 e 128) e ai Praenotanda dell’”Ordo Lectionum Missae” (nn. 15, 19, 38, 42)». Questi documenti fondamentali per la corretta interpretazione delle precisazioni della lettera, mettono in risalto ciò che nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale deve essere modificato: mentre in queste le ammonizioni sono fatte in ogni liturgia e di norma dai fedeli posti all’ambone, i documenti prescrivono che « colui che presiede la Liturgia della Parola (sacerdote, ndr) [...] riserva di norma a se stesso [..] alcune monizioni, per ravvivare l'attenzione dei fedeli»[2] e « Spetta a colui che presiede introdurre talvolta i fedeli alla liturgia della Parola con opportune monizioni prima che vengano proclamate le letture»[3]. Per quanto riguarda, poi, le ammonizioni dei laici, i documenti specificano inoltre che « il commentatore sta in un luogo adatto davanti ai fedeli, non però all' ambone»[4]. Quindi il secondo numero della lettera riguarda una prassi abusiva da correggere.
Quando si tratta di affrontare la questione delle “risonanze” Gennarini risponde che esse « sono una pratica nuova, un cambiamento piuttosto forte nella dinamica liturgica. Il documento vaticano fornisce delle linee guida, cioè stabilisce – o ricorda – che esse devono essere brevi e che naturalmente non si devono sostituire all’omelia del sacerdote, cosa che peraltro è assolutamente ovvia: mai nelle celebrazioni delle comunità neocatecumenali l’omelia del sacerdote è stata sostituita da interventi di altri». Gennarini èvita di dire che le “risonanze” sono estemporanee e fatte regolarmente ad ogni celebrazione eucaristica, prima dell’omelia del sacerdote, ed anzi i fedeli sono insistentemente invitati a farne. Lo èvita, poiché proprio ciò costituisce l’abuso da correggere. Ammettiamo con Gennarini che le risonanze non sostituiscono mai l’omelia del sacerdote, ma dobbiamo purtroppo rilevare che molti sacerdoti sono costretti a ridurre al minimo l’omelia perché il tempo dedicato alle risonanze dei fedeli supera i trenta minuti. Contro questa prassi, il card. Arinze ricorda nella lettera ai responsabili del Cammino Neocatecumenale le norme liturgiche che definiscono le “risonanze” dei fedeli: « interventi occasionali». Inoltre la “risonanza”, sempre secondo tali documenti, deve essere «sempre adeguata alle norme liturgiche e offerta in occasione di liturgie eucaristiche celebrate in particolari giornate (giornata del seminario o del malato, ecc.) se ritenuta oggettivamente conveniente, come illustrativa dell’omelia regolarmente pronunciata dal sacerdote celebrante», «è generalmente preferibile che ciò avvenga al di fuori della Messa.Tuttavia, per una grave causa, si possono offrire tali informazioni o testimonianze quando il Sacerdote abbia pronunciato la preghiera dopo la Comunione. Questo uso, tuttavia, non diventi consueto»[5]. Oltre agli abusi già sopra evidenziati specifichiamo che il sacerdote celebrante, per giudicare la convenienza oggettiva di questi interventi occasionali deve conoscerne il contenuto anticipatamente, ma ciò non avviene mai nel Cammino Neocatecumenale. Quindi è necessaria una correzione a questi abusi e la lettera del card. Arinze mira a ciò e non assolutamente ad “approvare cinque variazioni molto significative ai libri liturgici”, come vorrebbe persuaderci Gennarini. Un’altra volta ancora viene negata l’evidenza. Un cuore umile e obbediente non si comporta così. Attenzione fratelli neocatecumeni alle vostre guide. Inoltre il card. Arinze, continuando a citare l’Istruzione Interdicasteriale “Ecclesiae de Mysterio”, scrive che «La possibilità del ‘dialogo’ nell’omelia (cfr. Directorium de Missis cum Pueris, n. 48) può essere, talvolta, prudentemente usata dal ministro celebrante come mezzo espositivo, con il quale non si delega ad altri il dovere della predicazione». Questo punto vuole mettere fine ad un altro abuso poco conosciuto e Gennarini nemmeno lo sfiora. Infatti nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale il “didascalo” laico ha l’incarico di esporre ai bambini una sorta di “omelia dialogata” prima che i fedeli adulti facciano le loro puntuali risonanze.
Per quanto riguarda l’imperativo esposto al primo numero della lettera del card. Arinze: «Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale», Gennarini come un bravo manipolatore stravolge tutto il senso dell’imposizione vaticana, affermando che « una volta al mese significa dodici volte all’anno. Ebbene: già ora noi celebriamo in parrocchia più di dodici volte all’anno! Natale, Pasqua, Epifania, Immacolata Concezione, e così via, sono tutte solennità in cui si celebra con l’intera comunità parrocchiale. Nella vastità della nostra realtà ci potranno essere alcune eccezioni, ma nella gran parte dei casi già ora celebriamo una volta al mese con l’intera parrocchia. Insomma, ciò che ci viene concesso con questa lettera è davvero molto più di ciò chesi vuole far apparire ci venga tolto.Il principio delle celebrazioni speciali, uno dei più contestati, è ora ammesso; temperato dalla celebrazione comune una volta al mese, ma comunque accettato. Un fatto epocale». Per prima cosa facciamo notare che il card. Arinze ha chiesto a nome di Benedetto XVI la partecipazione delle Comunità Neocatecumenli alla celebrazione eucaristica domenicale della parrocchia in cui sono inserite, e non la partecipazioni dei singoli fedeli neocatecumeni alla celebrazione domenicale nella loro parrocchia d’origine. Secondo appunto è necessario dire che il card. Arinze ha dato una precisa cadenza mensile a queste celebrazioni parrocchiali e non ha scritto “dodici celebrazioni annue”. Delle quattro feste che Gennarini cita come date consuete in cui i neocatecumeni partecipano alla celebrazione parrocchiale solo il natale è vera. Inoltre è da rilevare che la celebrazione della Veglia Pasquale non può essere considerata una celebrazione parrocchiale, poiché, siccome un neocatecumeno non celebrerebbe mai una veglie tradizionale in parrocchia, considerandola quasi un insulto alla loro vera veglia pasquale, è diventata consuetudine, nelle parrocchie in cui è presente il Cammino Neocatecumenale, celebrarla alla maniera dei neocatecumeni, dividendo, di fatto, la parrocchia, poiché vi partecipano quasi esclusivamente i neocatecumeni, salve qualche rara eccezione. Il terzo necessario appunto alle affermazioni di Gennarini, riguarda il principio delle celebrazioni speciali. Celebrazione speciale non significa celebrazione eucaristica che non segue i libri liturgici approvati dalla Chiesa come pare creda Gennarini. Inoltre bisogna ricordare che una delle imposizioni della Chiesa già introdotte nello Statuto del Cammino Neocatecumenale riguarda la libera partecipazione di tutti i fedeli alle loro liturgie eucaristiche. Il “fatto epocale” giganteggiato da Gennarini non c’è, anzi è di nuovo presente una imposizione a correzione!
Riguardo al sesto numero della lettera: «Il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre Preghiere eucaristiche contenute nel messale, e non solo la Preghiera eucaristica II», Gennarini commenta: « Forse la seconda si utilizza maggiormente, ma anche le altre preghiere eucaristiche lo sono. Non sussiste alcun problema al riguardo», e siamo contenti. Spieghiamo però al lettore per quale motivo si utilizza quasi esclusivamente questa preghiera eucaristica. È l’unica che Kiko ha musicato e il sacerdote la canta accompagnato da diversi strumenti a corda e a fiato commettendo così un abuso liturgico giustamente evidenziato dall’Istruzione “Redemptionis Sacramentum”.
A questo punto dell’intervista, Stefano Caredda rivolge a Gennarini una domanda legittima: « Dunque, la congregazione si è sbagliata?», ma Gennarini ha la risposta diplomatica e incoerente pronta: «No, non si è sbagliata. Semplicemente ci fornisce degli inviti, ci ha dato delle raccomandazioni. E noi le seguiamo». Primo appunto, Il card. Arinze non ha fatto degli inviti o delle raccomandazioni, ma ha dato ordini a correzione degli abusi. Secondo appunto, Gennarini, a proposito delle “raccomandazioni”, prosegue dicendo: « noi le seguiamo», negando l’evidenza.
Per quanto riguarda l’importantissimo numero cinque della lettera: « Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo», Gennarini risponde in modo incompleto: « Sulle modalità di distribuzione sia del pane che del vino la lettera stabilisce un termine, un periodo entro il quale questo modo è ammesso. Un periodo di due anni, esattamente quelli che mancano alla fine di quell’arco di tempo - cinque anni – iniziato dopo l’approvazione ad experimentum dello statuto del Cammino nel 2002. Anche l’aspetto della distribuzione del pane e del vino rientrano dunque in questo quadro più ampio, nel quale la stessa lettera della Congregazione si inserisce». Gennarini dice che in questi due anni la loro modalità di distribuzione sia del pane che del vino è ammessa per un periodo di due anni, ma non è così, poiché la realtà è che essa è tollerata ai fini di una giusta transizione al corretto modo cattolico. Inoltre, la risposta è incompleta poiché non dice se inizieranno ad utilizzare l’altare consacrato posto nel presbiterio e se eviteranno di stare seduti durante la distribuzione della Santa Comunione. Stefano Caredda è costretto a fare questa domanda: « Dunque, se ben capisco, nel concreto in questi due anni non vi saranno cambiamenti. Rimarrà tutto come adesso?». Gennarini allora cambia tono: « In questi due anni il tutto sarà valutato e ponderato, nell’ambito dell’intero percorso di riconoscimento del Cammino Neocatecumenale». Da chi sarà Valutato e ponderato? Da Kiko e Carmen? Gennarini continua: «sulla distribuzione della comunione c’è un permesso temporaneo, al termine del quale vedremo cosa accadrà», come se si aspettasse un improbabile ripensamento, dopo il lasso di tempo di due anni, del nostro pontefice, Benedetto XVI? Gennarini dà prova di non conoscere la produzione letteraria di papa Ratzinger ed in particolare un suo libro relativamente recente, pubblicato in Italia nel 2001 e divenuto un best seller: “Introduzione allo spirito della liturgia”, attraverso il quale è possibile conoscere il pensiero di Benedetto XVI sulle innovazioni liturgiche. Gennarini, non sapendo più cosa rispondere di fronte alle domande di Stefano Caredda e vedendo la piega che l’intervista stava prendendo, inizia a mettere in dubbio l’autenticità del contenuto della lettera, dimenticandosi che aveva iniziato l’intervista proprio ammettendone l’autenticità: « Inoltre, vorrei precisare che quella della Congregazione è una lettera privatai cui reali contenuti sono conosciuti solo dal cardinal Arinze e da Kiko Argüello, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzie qualsiasi uso di un documento privato per decisioni pubbliche è illegittimo e improprio. Quand'anche fosse confermato che il contenuto di questa lettera è pienamente autentico, questo non cambierebbe affatto la sua natura di instrumentum laboris privato e riservato. Per intenderci, considerare questa lettera come avente forza di legge sarebbe come se considerassimo l' Instrumentum Laboris del Sinodo sulla Eucarestia alla stregua del documento finale del Sinodo». È legittimo dire che la lettera non può essere considerata alla stregua di un documento finale, ma Gennarini non si rende conto che, anche se il contenuto di questa lettera non fosse confermato come pienamente autentico una istruzione normativa anche per i Neocatecumeni è già stata scritta su richiesta del servo di Dio, Giovanni Paolo II, e pubblicata nel 2004. È l’Istruzione “Redmptionis Sacramentum” della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che pare essere scritta proprio, ma non solo, per gli abusi liturgici dei neocatecumeni. Pur non essendo una esposizione dell’insieme delle norme relative alla Santissima Eucaristia, illumina su oltre venti abusi liturgici abitualmente compiuti nelle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale! Gennarini dovrebbe studiare questi documenti al fine di evitare affermazioni inesatte e pretenziose, come quella in finale di intervista: « Quello che per ora è la norma attuale è la conferma da parte del Santo Padre della prassi liturgica del Cammino». È l’ennesima falsità ingannevole con cui si chiude l’intervista.
Nella lettera del card. Arinze solo il numero 5 contiene un riferimento ad un tempo di transizione (non superiore a due anni), concesso per adeguarsi alle richiesta della congregazione riguardanti il modo di ricevere la Santa Comunione nelle loro celebrazioni eucaristiche, mentre gli altri numeri non l’hanno, sott’intendendo un adeguamento immediato. È una interpretazione fallace ed ingannevole quella proposta da Gennarini.
Con ciò crediamo di aver sufficientemente dimostrato l’assunto iniziale: “Le risposte che Giuseppe Gennarini ha dato nell’intervista mettono in luce la mistificazione e manipolazione dei contenuti della lettera del card. Arinze da parte dei dirigenti del Cammino Neocatecumenale”. Ma se ciò che abbiamo scritto non fosse stato sufficiente a convincere i più ostinati riguardo agli abusi liturgici del Cammino Neocatecumenale, riportiamo, a chiusura di questo nostro articolo, le parole dello stesso sommo Pontefice, pronunciate nell’udienza del 12 gennaio 2006: «Proprio per aiutare il Cammino neocatecumenale – a detto i papa – a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il popolo di Dio, di recente la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate».