Nei primi giorni di settembre Albino Luciani scoprì che in un modo misterioso era stato aggiunto all'esclusiva lista di distribuzione di un'agenzia di informazioni chiamata l'Osservatore Politico (OP). Questa era diretta dal giornalista Mino Pecorelli e invariabilmente riportava storie diffamatorie che successivamente si dimostravano molto precise. Ora insieme politici, giornalisti, intellettuali ed altri, il Papa leggeva delle notizie su ciò che l'OP definiva "La Grande Loggia Vaticana".
Nei primi giorni di settembre Albino Luciani scoprì che in un modo misterioso era stato aggiunto all'esclusiva lista di distribuzione di un'agenzia di informazioni chiamata l'Osservatore Politico (OP). Questa era diretta dal giornalista Mino Pecorelli e invariabilmente riportava storie diffamatorie che successivamente si dimostravano molto precise. Ora insieme politici, giornalisti, intellettuali ed altri, il Papa leggeva delle notizie su ciò che l'OP definiva "La Grande Loggia Vaticana". L'articolo forniva i nomi di centoventuno persone sospettate di essere membri di logge massoniche. Nella lista c'erano un certo numero di laici, ma anche cardinali, vescovi ed alti prelati. I motivi per cui Pecorelli pubblicava la lista erano semplici. Egli era coinvolto in una battaglia con il suo precedente Gran Maestro, Licio Gelli. Pecorelli era un membro disilluso della P2. Credeva che la pubblicazione delle liste dei massoni vaticani avrebbe causato un grande imbarazzo al Gran Maestro della P2, soprattutto perchè molti dei nomi della lista erano buoni amici di Gelli e Ortolani. Se le informazioni erano autentiche, allora ciò significava che Luciani era praticamente circondato da massoni. Si ricordi che essere massone comportava l'automatica scomunica da parte della Chiesa Cattolica Romana. Prima del Conclave si era mormorato che molti tra i principali papabili lo fossero. Ora, il 12 settembre, al nuovo Papa fu regalata la lista completa. Con riguardo al problema della Massoneria, Luciani riteneva che per un prete fosse impensabile diventarne membro. Sapeva che un certo numero di cattolici laici che conosceva erano membri di varie logge - così come aveva amici comunisti. Ma secondo Luciani per un uomo in abito talare, era diverso. La Chiesa Cattolica Romana aveva confermato da lungo tempo di essere un'implacabile oppositrice della Massoneria. Il nuovo Papa era pronto a discutere il problema, ma una lista di centoventuno uomini iscritti alla Massoneria difficilmente dava spazio ad una discussione. Il segretario di Stato, cardinale Villot, nome massonico Jeanni, numero di loggia 041/3, si era iscritto in una loggia di Zurigo il 6 agosto 1966. Il ministro degli esteri, monisgnor Agostino Casaroli. Il Cardinale vicario di Roma, Ugo Poletti. Il cardinale Baggio. Il vescovo Paul Marcinkus e monsignor Donato de Bonis della Banca Vaticana. Il Papa turbato lesse una lista che sembrava il "Chi è" della Città del Vaticano. Notando con sollievo che nè Benelli nè il Cardinale Felici comparivano sulla lista, che includeva perfino il segretario di Papa Paolo, monsignor Pasquale Macchi, Albino Luciani telefonò a Felici e lo invitò a prendere un caffè. Felici disse al Papa che una lista molto simile di nomi era circolata tranquillamente per il Vaticano nel maggio 1976. Il suo riapparire ora era naturalmente un tentativo per influenzare le scelte del nuovo Papa relativa a nuove nomine, promozioni e degradazioni. Tratto da "In nome di Dio (la morte di Papa Luciani)" di David Yallop - Tullio Pironti editore