Spiritualità

Nessuna creatura che appartiene a Dio andrà perduta ma vivrà in eterno

Il 18 marzo 2018 la veggente Mirjana ha reso pubblico il presunto messaggio della Vergine Maria dai lei ricevuto. In esso vi è una frase che per alcuni è sembrata scorretta. È la seguente:  “Sappiate che nessuna creatura che appartiene a Dio andrà perduta ma vivrà in eterno”. In realtà è una frase corretta e ben lo sanno tutti coloro che, ricordandosi cosa Gesù disse nell’ultima cena, sanno anche cosa significhi appartenere a Dio, e cioè: “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Giovanni 15,14).
Alcuni però, citando erroneamente la frase in questo modo:  “Sappiate che nessuna creatura […] andrà perduta ma vivrà in eterno”, omettendo cioè  la specificazione presente nel messaggio originale secondo la quale le anime che si auto destinano a non perdersi e a vivere in eterno sono quelle che “appartengono a Dio”, hanno temuto che con essa si passasse l’idea dell’inesistenza dell’inferno.  Hanno, quindi, proposto la seguente correzione inutile: “… nessuna creatura nata di nuovo andrà perduta…”. Ebbene, questa piccola diatriba, già risolta con quanto scritto sopra, mi ha stimolato a scrivere la seguente riflessione.

L’essere “nati di nuovo”, cioè: essere nati alla grazia, non è garanzia di salvezza. Lungo la nostra vita terrena è sempre in agguato, infatti,  il tentatore e quindi è sempre presente la possibilità di cedere alle sue lusinghe e peccare mortalmente, morendo così alla grazia e dannandosi se non ci si pente e confessa prima di morire.

Ogni creatura (sottinteso: umana) di Dio, compresa quella “nata di nuovo”, corre, quindi, il rischio di andare perduta; anzi, coloro che, per rinascere come creatura nuova, hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima, eucarestia), maggiormente rischiano l’inferno, se non vivono conformemente al dono ricevuto. Non stupitevi di quanto ho scritto! Non sapete che maggiore il dono ricevuto, tanto più grande la responsabilità e maggiore la responsabilità, tanto più grande il rischio di condanna? Non ricordate che Gesù disse:

“Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!” (Mt 11,21-24).

Se così Gesù tuonava duemila anni fa verso gli ebrei di quei villaggi che erano stati testimoni dei suoi prodigi senza poi convertirsi, cosa dirà ai cristiani di oggi che non si convertono nonostante i duemila anni di prodigi riscontrabili da tutti coloro che vogliono cercarli? Quanti prodigi provanti la veridicità di Gesù e del suo messaggio abbiamo avuto attraverso i santi! Quanti miracoli sono avvenuti nella storia! Si contano addirittura casi di risurrezione (si veda l’articolo “Casi odierni di risurrezione”). Dobbiamo lasciarci interpellare da questi segni e prodigi e dobbiamo meditarli per poterli ben giudicare e così diventare credenti, cioè persone capaci di cogliere il fondamento razionale della fede.

Voglio soffermarmi su uno di questi segni in particolare, per dare un esempio di meditazione sui segni e perché esso mi sarà utile ad introdurre l’argomento finale della mia riflessione: la realtà dell’inferno. Dunque, il segno su cui desidero soffermarmi è la tremenda passione patita da Gesù. Ogni cristiano sa che essa fu  volontariamente vissuta da Gesù per coronare il suo insegnamento di amore e per riscattarci, cioè pagare a prezzo del suo sangue per ricomprarci da colui che ci aveva chiuso il cielo: Satana. La passione di Gesù, però, se ben meditata ci offre la possibilità di dedurre da essa la realtà dell’inferno eterno. Infatti, la ragion d’essere della passione può trovarsi unicamente in una posta in gioco ad essa proporzionata. Solo essa avrebbe potuto giustificare quel terribile supplizio. E qual’era, allora, quella posta in gioco proporzionata che poteva giustificare il supplizio del Creatore per mano delle sue creature se non quella della possibile dannazione eterna delle sue stesse amate creature? Se la storia umana si concludesse per tutti, infatti, nel Paradiso eterno, la passione di Gesù risulterebbe totalmente sproporzionata. Saper ben meditare aiuta quindi la nostra fede e stimola la nostra gratitudine.

Se in troppi cristiani attuali – laici, religiosi o sacerdoti che siano – non è più ben chiara questa salutare verità, cioè la tragica possibilità che noi umani abbiamo di perdere Dio eternamente, ciò può essere dovuto solo all’allontanamento del loro pensiero dalle sorgenti della nostra fede cristiana.

Il nostro pensiero! L’intelligenza è quella che ci fa somiglianti a Dio, perché nell’intelligenza è memoria, intelletto e volontà, come nello spirito è somiglianza per essere spirito, libero, immortale. Il nostro pensiero, per esser capace di ricordare, intelligere, volere ciò che è bene, deve continuamente attingere alle sorgenti della nostra fede cristiana cattolica: Bibbia, Tradizione e Magistero compendiate nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Esse ci  ricordano i benefici e le opere di Dio, chi è Dio, che si deve a Dio. Esse ci fanno comprendere il bene e discernerlo dal male. Esse ci fanno volere fare il bene. Senza Dottrina di Gesù diveniamo schiavi di altre che hanno nome “dottrina”, ma sono errori. E come navi senza bussola e timone noi andiamo a naufragio. Usciamo dalle rotte. E come possiamo allora dire: “Dio ci ha abbandonato” quando siamo noi che abbiamo abbandonato Lui?

Cattolici! Non limitate la vostra cultura religiosa ai messaggini smielati che leggete sui social! Sappiate che mai come in questo tempo in cui l’analfabetismo è quasi totalmente debellato, suonano vere le parole dette da Dio al profeta Osea: “Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza” (Osea 4,6a). Non dite: “I sacerdoti tacciono su queste verità”, perché non è una scusante, se avete l’intelligenza e sapete leggere. Non dite: “Non abbiamo tempo”. Il tempo si trova sempre per fare quello che si vuole. Leggete i numeri 1033-1037 del catechismo della Chiesa Cattolica se volete togliervi qualsiasi dubbio circa la realtà dogmatica dell’inferno eterno. Che la sua lettura non vi impaurisca. Ricordatevi sempre che siamo noi a costruirci ora il nostro giudizio eterno. Esso non ci cadrà dall’alto. Ricordatevi che questo che stiamo vivendo è il tempo della misericordia, nel quale impariamo a diventare amici di Gesù, facendo quello che lui ci comanda (cfr.  Giovanni 15,14). Diventiamogli, dunque, amici e come tali non potremo temere il giudizio. Lo Spirito Santo, infatti, ci ricorderà sempre questa verità: “Nessuna creatura che appartiene a Dio andrà perduta, ma vivrà in eterno”.

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