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Gesù e Maria ci offrono una meditazione per il Natale

In preparazione al prossimo Santo Natale vi segnalo due messaggi che la mistica cattolica Maria Valtorta ricevette il 25 dicembre 1946. Nel primo Gesù ci parla della semplicità e nel secondo la Vergine Maria ci insegna cosa è necessario perché in noi viva Cristo come in lei. La lettura ci aiuta a saper ben valutare le intenzioni di fondo che animano le nostre azioni e se stiamo camminando verso la vera luce.

Dice Gesù

«Vengo e vi tendo le braccia come ai miei pastori che ho amato per primi sulla terra e che ho continuato ad amare perché essi mi hanno continuato ad amare col cuore semplice di quella notte. Ve li do a modello perché voglio che mi amiate per la via più facile e sicura. La via della semplicità. È ancora la via della “nostra” Teresa del B.G. È la via di quelli che, possedendo la Sapienza, intuiscono che le vie impervie sono pericolose anche ai forti, mentre le vie semplici sono le più sicure. L’uomo non deve mai fidarsi delle sue forze. Oggi fortissimo, domani più fragile di giunco, a talora di giunco già spezzato. Il peso che può spezzare è proprio il volere le cose grandi, complicate, piene di formule e di programmi, i metodi iperbolici di una ascesa difficile che l’uomo, da sé, non può intraprendere.

No. Non è così che ci si salva facilmente. È volendo amare, semplicemente questo. Ciò che sa fare anche un bambino. Ciò che sa fare anche un pastore. Bene Io posso precipitarmi e rapire uno, che mi ama semplicemente, alle altezze vertiginose delle eroicità stupefacenti. Ma credete voi che il gaudio di questo, il paradisiaco gaudio del possedermi in Cielo, sia maggiore al gaudio di chi si è santificato umilmente nella semplicità delle azioni, fatte tutte per amore di Me? Credete voi che i miei umili pastori, anche quelli che morirono prima che io fossi il Maestro – e che perciò non mi hanno che adorato in quella notte con tutti loro stessi curvi davanti alla mia greppia e alla mia cuna e poi con tutto il loro spirito, per pochi giorni o per anni, sino alla morte, dopo che la ferocia di Erode mi separò da loro – credete voi che i miei umili pastori, tutti, abbiano in Cielo una gloria e un gaudio minori a quelle che hanno i tre Savi d’Oriente, capostipiti dei sapienti e potenti che mi avrebbero amato, con scienza, nei secoli? No. Anzi vi dico che mentre molti dotti, dopo avermi amato, si persero per aver voluto conoscermi con troppa scienza, o ancor stanno purgando il loro scientifico e complicato culto di Me – il loro culto investito dalle raffiche gelide della scienza – nel fuoco purgativo che insegna loro ad amare senza voler analizzare l’amore e l’Oggetto dell’amore, i miei pastori, tutti, sono da morte passati alla Vita coloro che mi servirono discepoli, e da morte ad attesa pacifica di Me nel Limbo coloro fra essi che furono spenti avanti che io salissi al Padre.

Anzi vi dico che, mentre fra i dodici apostoli uno si perse, fra i dodici pastori non uno rimase privo dell’aureola dei beati. E ciò perché, semplici, si saziarono e compenetrarono della mia semplicità d’infante. Non videro e non amarono che il Figlio nato al Popolo d’Israele, il Bambino Salvatore “avvolto nelle fasce e deposto in una mangiatoia” l, poi visto poppare e crescere, simile a tutti i bambini, né la sua povertà e limitatezza di infante infirmò la loro fede nell’origine divina della Creaturina nata a Betlemme di Giuda, né calcolarono i benefici che avrebbero potuto avere da Lui, che i più in Israele sognavano re e vendicatore in luogo di spirituale Salvatore del suo popolo e del mondo. Amarono. Sempre. Anche quelli che poi mi videro e servirono fra le acclamazioni della folla, amarono. Seppero amare unicamente il Salvatore. Seppero seguire unicamente il Salvatore. Seppero seguire Gesù unicamente per possedere il regno dei Cieli. Non sognarono e non caddero in delusione, in incredulità, in odio, in vendetta, come Giuda di Keriot che, deluso nel suo sogno di potenza, giunse al deicidio.

Siate semplici. Vi sono due libri che ognuno che abbia buona volontà può leggere e capire, anche se analfabeta. Basta che abbia l’occhio semplice dei miei pastori. La mangiatoia di Betlemme, la croce del Golgota. Quei due libri parlano. Dicono parole eterne. Dicono insegnamenti rispetto ai quali la sapienza di tutti i sapienti, da Salomone all’ultimo che verrà, è molto limitata cosa. La mia Nascita nello squallore, a insegnarvi il distacco dalle ricchezze e dagli onori, a spegnervi la sete di questi onori umani, così inutili; la mia Morte nel dolore, ad insegnarvi che è con quello che si conquista il Regno a se stessi e al prossimo, che si deve amare, sempre.

Amatevi e amatemi, e la mia pace a voi».

 

Dice Maria

«Io vi son Madre. Voi mi siete figlie. Ma le figlie devono generare come la Madre generò. La verginità non è ostacolo al generare l’Emmanuele. Io pure ho detto, essendo vergine e consacrata: “E come ciò può avvenire se io non conosco uomo?” e l’angelo rispose: “Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà” (Luca 1, 34-35), e fu l’Emmanuele. Lo Spirito Santo scende nelle anime che mio Figlio ha redente e che nella giustizia sanno vivere e vi fa dimora, e le anime divengono portatrici di Dio. Ecco dunque che la verginità non è ostacolo ma anzi aiuto al portare Cristo in voi e a darlo al mondo con la luce delle vostre opere. Venite alla feconda verginità che partorisce al mondo tenebroso la Luce del mondo.

Vi voglio insegnare che si richiede perché nel vergine cuore vostro inabiti il Cristo.

  1. Ubbidienza totale, sino a rinunciare ai desideri più santi per seguire la volontà di Dio.
  2. Riservatezza assoluta sui misteri dell’inabitazione di Dio in voi.
  3. Umiltà inalterabile nonostante il prodigio della sua inabitazione. Ricordate che Satana spia per scoprire Cristo là dove Egli è, e occorre difendere il Cristo dal veleno di Satana. Egli non morrebbe, è Dio; Egli non sarebbe colpito, è Dio. Ma voi si. E Cristo non potrebbe stare là dove è leggerezza che alza i veli sui misteri di Dio e dove è fetore di compiacimento di se stesse. Perciò voi, in alleanza con Satana, mettereste Cristo in condizione di ritirarsi dove non è disturbo diabolico.
  4. Fiducia perfetta nell’aiuto che Dio dà in ogni circostanza alle portatrici del suo Verbo.
  5. Purezza di volontà. Portarlo non per gloriarsi di portarlo, ma per darlo agli uomini.
  6. Candore d’anima e di pensiero poiché Gesù non sta che nel candore.
  7. Carità serafica. È nel fuoco che il Fuoco divino si concreta in Gesù-Luce, in Gesù-Sapienza, in Gesù-Pace, in Gesù Salvatore. Carità verso Dio che sa e che tutto comprende. Carità verso il prossimo che non sa, non vuole sapere e non comprende perché non vuole comprendere. Gli uomini non conoscono la Luce. Le portatrici della Luce portino, attraverso alla carità, gli uomini alla conoscenza della Luce, della Carità, della Salute: di Dio.

Con queste sette pratiche divenite viventi cune al Salvatore e imitate me che vi sono Madre e vi amo»

(Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 25/12/194, CEV, Isola del Liri).