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“Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”?

State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo

Dio Padre, infinitamente premuroso, ha sempre mandato messaggeri per rivelarsi agli uomini in modo graduale. Prima li ha inviati all’umanità in generale  (vedi i patriarchi antidiluviani tra cui Enoch, Matusalemme e Noè), poi al popolo di Israele e infine ha mandato il suo stesso Figlio. Il rapporto di Israele con i profeti è sempre stato di amore e odio. Non c’è stato un profeta che non abbia sofferto il rifiuto. Un esempio tra tutti il povero Geremia che, vissuto nel periodo pre-esilico (a cavallo tra il VII e il VI secolo a.C.), dovette annunciare al popolo infedele l’inevitabile cattività babilonese. Il libro biblico che porta il suo nome contiene un suo accorato lamento che ci rende palpabile la sua sofferenza:

Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
ognuno si beffa di me.
Quando parlo, devo gridare,
devo urlare: “Violenza! Oppressione!”.
Così la parola del Signore è diventata per me
causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. (Ger 20,7b-8)

Il brano appena letto ci fa comprendere cosa fa il profeta: annuncia con sofferenza una parola vera che, nonostante venga rifiutata dalla maggior parte dei destinatari, si compie sempre. In effetti più di 5000 giudei vennero deportati a Babilonia e il re di Giuda, Sedecia, come Geremia aveva profetizzato, l’ultima cosa che vide, prima di essere accecato, fu l’uccisione dei suoi figli.

Nel Vangelo di Matteo si trova un severo monito che Gesù rivolse a coloro che da lì a poco e in nome della propria falsa immagine di dio gli avrebbero fatto fare la stessa fine degli altri profeti di Israele[1]. Sappiamo che coloro i quali avrebbero potuto trarre giovamento da quel monito di Gesù, non solo si rifiutarono di credergli, ma lo uccisero e diedero poi anche inizio ad una persecuzione cruenta contro i suoi seguaci, profeti in senso lato del vero Dio Amore.

Il rifiuto da parte degli uomini dei profeti di Dio (in senso stretto) non è sempre cruento, ma ha come fine sempre il silenziare il profeta e in ultima istanza lo zittire Colui che lo ha inviato. Questo tipo di rifiuto è alcune volte subdolo e si nasconde anche dietro un’apparente prudenza, che comunque è sempre doverosa quando si parla di profeti non provati. Questa finta prudenza si esprime,  per esempio, anche con quella frase: “Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”.

Ebbene proprio su questa frase Gesù ha avuto qualcosa da ridire e lo ha comunicato alla mistica cattolica Maria Valtorta. Chi avrà la pazienza e la sapienza di leggere le parole di Gesù qui sotto riportate, ne avrà grande giovamento.

 

16 agosto.

Dice Gesù:

«Quando io sento l’ipocrita e irragionevole frase, che è sfida alla Carità, alla Sapienza, alla Giustizia, e velario a nascondere la loro volontà contraria, audacemente e superbamente ed anche vilmente contraria alla mia: “Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”, con un sussulto di santa ira vorrei scendere sulla Terra e ripetere il gesto con cui nettai il Tempio dai barattieri, ladri e mercanti.

Questo dovrei fare. Ma sono la Misericordia, e tale sono sinché l’uomo è sulla terra. Attendo la loro conversione sin che hanno respiro. Ma poi, per i protervi ed i tentatori del loro Signore – e lo tentano perché lo sanno con essi troppo buono – ci sarà il Giudizio primo e secondo, e conosceranno un Volto del Signore diverso da quello contro il quale gettano lo sputo della loro provocante frase.

Che dovrei fare per pensare all’Opera e farla trionfare? Dovrei far operare il tremendo Dio del Sinai, il Dio dei tempi del corruccio e del rigore, e fulminarli dovrei nel loro peccato, nei loro peccati, perché molti sono i peccati contenuti nella loro protervia al mio volere. Che altro, se non questo?

Ho dato, attraverso te, tutte le prove. In te non è peccato di ribellione, di simulazione, di superbia. Sei vittima mansueta del loro volere. Difendi tu stessa il loro volere, perché sono “la Chiesa”, da quelli che lo vorrebbero calpestare. Per la tua crocifissione è sicuro che tu non puoi scrutare libri di dottori. Per la tua coltura è certo che tu non puoi scrivere quelle pagine. E che altro vogliono, se questo a loro non basta per dire: “Si. È lo Spirito di Dio qui presente”? Errore dogmatico non ve ne è, in verità non ve ne è nell’Opera.

Se lo Spirito ha dato luci (luci di grazia) per far luminoso in pieno quanto questa o quella scuola in 20 secoli ha solo illuminato con un raggio in un punto, benedicano Dio per la sua grazia e non dicano: “Ma noi diciamo diverso”. Chi è la Sapienza? È serva o regina loro? Ma per non dirsi ribelli per superbia umana, per nascondere queste loro piaghe, dicono: “Tocca a Dio”.

Dio ha fatto e fa. Ma il principe del mondo impera in esso mondo mentre il Re dei re regna in Cielo e, fedele – Egli si, fedele – alla libertà d’arbitrio che ha lasciata all’uomo, per sua prova, suo premio, e molte volte per sua condanna, non violenta la loro volontà. Ma li attende, e presto, al giudizio. Bene farebbero a meditare la pagina del Vangelo dove io, Maestro dei maestri, Sapienza, Parola e Verità incarnate, dico che i peccati contro lo Spirito Santo non saranno perdonati.

Ed in verità questa è opera dello Spirito dello Spirito di Dio, dell’Amore del Padre e del Figlio, dello Spirito che sa ogni vero e viene a dirlo agli uomini presi nel turbine attuale, nei turbini anzi, perché possano difendersi dalle dottrine infernali.»

[…]

A me poi dice:

«Ai tuoi e miei veri amici dirai di non dire mai più quella frase. Essi la dicono senza malizia.

Ma mi addolora ugualmente. Figli della Verità come vogliono essere, o tacciano in merito o dicano il vero: “Gesù non può trionfare con l’Opera perché gli uomini non lo vogliono”.

La verità va detta in se stessi e coi propri uguali (non coi nemici) così come io sempre la dissi anche ammonendo dei figli della Thorà (i miei apostoli e discepoli) contro il lievito e le colpe dei maestri della Thorà (gli scribi e farisei, fossero pure i sommi fra essi, lo stesso Caifa, lo stesso Anna).

Avvertili. Tutti. Laici e Sacerdote (il mio P. S.). Perché non mi diano questo dolore.

Questo dolore! Che dolore! Vedermi, Io-Dio, conculcato nel volere dagli uomini o non capito al punto da sentirmi dire: “ci devi pensare”. Non riflette nessuno che quel “se l’opera è da Dio, Lui ci deve pensare” è prova del dubbio offensivo, presente in loro, che essa non sia da Dio? Non pensano che offendono la carità verso Me insinuando che Dio dovrebbe fare, per persuaderli, opere straordinarie per far trionfare le già straordinarie, e la carità verso te insinuando, anche incoscientemente, che o tu hai simulato, o tu hai avuto a maestro la Tenebra? Non lo dicano più. Mai più.

Era tanto che volevo dir questo. Perché vedo coprirsi il tuo cuore di ferite, una per ogni volta che la stolta frase vien detta. Ma ora sei troppo ferita, anima mia, perché io possa tacere ancora.

Anima mia, anima mia, anima mia! Vieni a piangere qui, per poter vivere ancora. Vieni a Me. Qui. E piangiamo insieme, perché una volta ancora io venni “alla mia casa e non fui accolto né riconosciuto”; ed ancora una volta “Gerusalemme uccide i suoi profeti fra il tempio e l’altare…”.

Quante, dalla creazione degli Angeli e dell’Uomo, le opere perfette di Dio conculcate o disperse dall’uomo?! E non erano forse da Dio perché non trionfarono? Anzi, proprio perché da Dio, sono conculcate. Io te lo dico, che così è».

 

Flaviano Patrizi

 


Note

[1] Mt 23,29- 37: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri. Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna?

Perciò ecco, io mando a voi profeti, sapienti e scribi: di questi, alcuni li ucciderete e crocifiggerete, altri li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sulla terra, dal sangue di Abele il giusto fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità io vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione.

Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è lasciata a voi deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più, fino a quando non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

 

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