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La càusa immanente della dilagante idelogia di génere [seconda parte]

A conclusione della prima parte di questo artícolo scrivevo che per l’ONU è una priorità “ridurre la fertilità” nella popolazione mondiale. La strategia che adotta è la diffusione dell’ideologia di gènere.

Questa ideologia non si identifica esclusivamente con l’accettazione e la diffusione del disturbo di identità di gènere (o “disforìa di genere”) tra la popolazione mondiale; disturbo che fino all’aprile di quest’anno (2019) era classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella sua “Classificazione Internazionale delle Malattie” (ICD) tra le malattie mentali, consistente nell’elezione del proprio gènere di appartenenza (maschile o femminile) indipendentemente dal proprio dato biologico, rifiutando quindi, consapevolmente o inconsapevolmente il patrimonio cromosomico che Dio ha dato ad ogni individuo attraverso i suoi genitori perché fosse felice. Con il termine ideologia di gènere intendo la vasta azione culturale promossa dall’ONU alle nazioni aderenti. Questa azione culturale mira a accogliere, diffondere e potenziare:

  • l’abominio dell’identità di genere,
  • l’omosessualità
  • il femminismo e l’autodeterminazione della donna[1],
  • la “salute riproduttiva” comprendente la pianificazione famigliare,
  • e il cambio dei “ruoli di gènere”[2] [3].

È chiaro, infatti, che cambiando il ruolo e il cómpito che svólgono l’uomo e la donna nella società da quando esiste l’umanità, si riduce la fertilità. Come la si riduce anche introducendo nella società quella che chiàmano il “nuovo tipo di famiglia”[4].

Se nell’ascoltare le circonlocuzioni sopra riportate come: “autodeterminazione della donna”, “salute riproduttiva” e “pianificazione famigliare” non se ne afferrasse immediatamente la negatività è perché i redattori dei documenti dell’ONU, come abili bari, fanno un uso attento della comunicazione nei loro documenti. Il linguaggio comunicativo è da loro inteso non come espressione univoca del pensiero, ma come uno strumento mirante alla legittimazione delle azioni che si ritengono necessarie per raggiungere i loro scopi. Per questo è ambiguo. Esempio lampante di questa tattica comunicativa è l’utilizzo in campo medico e giuridico dell’ingannevole circonlocuzione “interruzione volontaria della gravidanza” (IVG). Se invece di utilizzare questa l’ingannevole circonlocuzione se ne utilizzasse una molto più idònea e veritiera, e cioè: “uccisione di un figlio innocente nel ventre materno”, molti ginecólogi, ostetrici e infermieri avrebbero rèmore ad eseguire l’aborto. L’uccisione dell’embrione o del feto verrebbe, infatti, giustamente percepita come il terribile fine dell’azione abortiva e ciò fungerebbe da deterrente. Chiamandola, invece, interruzione volontaria della gravidanza il fine prevalente percepito è la tutela di un valore, e cioè: l’autodeterminazione della donna. Viene così giustificato e legittimanto agli occhi di ginecòlogi, ostètrici e infermieri l’aborto. Ecco compiuta l’illusione.

Tornando alle ingannevoli circonlocuzioni a cui ho accennato, e cioè: “autodeterminazione della donna”, “pianificazione famigliare” e salute riproduttiva” dobbiamo dire che esse, tendono a fare giustificare e legittimare agli occhi di tutti la contraccezione e l’aborto, ponendo l’attenzione sui valori da difendere, e cioè:

  • libertà
  • piacere sessuale,
  • genitorialità responsabile,

valori che, beninteso, rimangono tali solo se compresi in una ottica cristiana e quindi non vengo assolutizzati; ma non così li intende l’ONU e il mondo e perciò li si difendono a qualunque costo. Ecco legittimata la contraccezione e l’aborto.

I nostri figli, purtroppo, percepíscono questi due abominî ― totalmente contrarî al volere di Dio e frutto dei nuovi diritti sessuali e riproduttivi introdotti dall’ONU[5] ―, come espressione di un giusto progresso sociale. Perciò, se nella loro esuberanza giovanile quasi sempre non frenata da una salutare educazione alla castità, volessero godere liberamente della sessualità senza che una gravidanza indesiderata e intempestiva possa stoppare i proprî piani di divertimento, studio e carriera, ricorrono facilmente alla contraccezione e all’aborto. E siccome tendono a posticipare ben oltre la soglia dei trent’anni la decisione di diventare genitori, diminuiscono le possibilità che procreino almeno due figli. Per questo il Tasso di Fecondità Totale[6] nei paesi sotto l’ègida dell’ONU è vertiginosamente calato.

Per tutte le ragioni fin qui portate, la circonlocuzione più idónea che dovrebbe essere utilizzata al posto di “autodeterminazione della donna”, “pianificazione famigliare”, “salute riproduttiva” e anche di “cambio dei ruoli di gènere”, così come sono intesi dall’ONU, è “distruzione della famiglia tradizionale e della società”. Quanta ragione aveva Sòcrate quando affermava che “l’improprietà del linguaggio non solo danneggia la lingua ma anche l’anima”.

Ora, dimostreremo chi è la càusa immanente della dilagante ideologia di génere, quella che sta dietro l’ONU e le sue agenzie. Per far ciò inizieremo con l’affrontare un argomento correlato alla diffusione di questa ideologia: l’ecologismo. Tema che è in primo piano anche nel pontificato di papa Francesco (vd. encíclica Laudato si’), il quale sembra vòglia imprímere, attraverso il Sínodo dell’Amazzònia, una svolta decisiva alla Chiesa Cattolica: la svolta ecologista tanto cara ai teologi sudamericani della liberazione come il teologo brasiliano ed ex francescano Leonardo Boff[7] e in accordo con quanto prospettato dall’ONU:

«L’ètica per vivere in modo sostenibile[8] deve evolvere attraverso un dialogo tra le autorità religiose, gli intellettuali, i dirigenti della società civile, i gruppi di cittadini e tutte le persone diligenti. I gruppi interessati devono vincolarsi attraverso coalizioni nazionali e di una rete internazionale. Il risultato di queste attività sarà una dichiarazione chiara e universalmente accettata dei principi che debbono reggere la condotta umana nel mondo naturale»[9].

Indice dell’articolo

L’ecologismo

Il documento di Gland (Svizzera), 1991

Il Summit della terra di Rio de Janeiro e la Carta della Terra

Ginevra 2001, Incontro dei Comitati dei Trattati dell’ONU

Ideologia di gènere e massoneria

Conclusioni

L’ecologismo

Il documento di Gland (Svizzera), 1991

Tutti siamo d’accordo nell’importanza di tutelare l’ambiente naturale. Per un cristiano tale tutela diviene riconoscenza a Dio, che questo ambiente naturale ha creato con infinito amore, e responsabilità morale verso i pòveri, le generazioni future e l’umanità intera.

«La natura ― scriveva papa Bendetto XVI ― è espressione di un disegno di amore e di verità. Essa ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita. Ci parla del Creatore (cfr Rm 1, 20) e del suo amore per l’umanità. È destinata ad essere « ricapitolata » in Cristo alla fine dei tempi (cfr Ef 1, 9-10; Col 1, 19-20). Anch’essa, quindi, è una « vocazione ». La natura è a nostra disposizione non come “un mucchio di rifiuti sparsi a caso”, bensì come un dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo ne tragga gli orientamenti doverosi per “custodirla e coltivarla” (Gn 2,15)»[10].

L’ONU, però, fa dell’ecologismo anche un utilizzo strumentale per raggiungere i suoi scopi. Ne troviamo traccia in un documento riguardante alcuni principi per vívere in modo “sosteníbile”[11]:

«Per poter adottare questa ètica di vita sosteníbile, gli indivídui débbono riconsiderare i proprî valori e modificare i proprî comportamenti. La società deve promuòvere i valori che sono in consonanza con l’ètica di vita sosteníbile e scoraggiare quelli che sono incompatíbili con essa»[12].

Uno dei valori incompatibili con l’ètica di vita sosteníbile è quello della famiglia numerosa per cui lo Stato deve intervenire per eradicarla, come afferma un documento dell’UNESCO pubblicato pochi mesi prima del documento di Gland:

«La decisione di tenere una famíglia grande o píccola ha conseguenze su tutta la società nazionale e internazionale. È imperativo morale degli Stati fomentare la famíglia piccola»[13],

e per cui è necessario:

«…raddoppiare i servizi di pianificazione famigliare (aborto), (perché) la “capacità di portata” degli ecosistemi della terra è limitata; questi limiti […] dipendono dal numero di abitanti e dalla quantità di cibo, acqua, energia e materie prime che utilizza e disperde ognuno»[14],

E l’UNESCO rincara la dose affermando che:

«il fattore demografico agisce anche come un fattore contaminante… (ed) è intollerabile che i poveri che saranno la maggioranza nel futuro danneggino gli ecosistemi del mondo nel tentativo di svilupparsi ad ogni costo… il progresso industriale dei paesi sviluppati non si estenderà al terzo mondo».

Sorvolo sul fatto che si dia per scontato che lo sviluppo industriale dei paesi del terzo mondo non possa essere improntato secondo criteri di eco-sostenibilità, ma ci tengo a sottolineare che quanto abbiamo letto è la base per legittimare la politicizzazione della maternità, cioè: una visione della maternità, secondo la quale essa non è più una questione della persona, che lo Stato deve tutelare, essendo un bene sociale, ma è qualcosa sulla quale lo Stato deve intervenire per “controllarla”. Infatti il documento afferma anche a proposito di questo argomento che:

«Bisognerà creare una nuova organizzazione mondiale con lo scopo di vigilare l’osservanza dei questa nuova ètica mondiale»[15].

La frase è veramente allarmante. Primo: perché è la cruda espressione di una cultura della morte talmente accecata da non vedere la realtà dell’aborto, e cioè: lo smembramento di un essere vivente nel grembo della pròpria madre, e secondo: perché da un’ètica intesa come loro la intèndono, e cioè: mutevole e autoreferenziale ― che può quindi elevare alla categoria di ètico per mezzo del consenso ciò che va contro l’ètica fondata sulla legge naturale ―, ci si può aspettare di tutto! Questo concetto di ètica è antico quanto Lucífero, che vinto dall’orgoglio non si è più riferito a Dio per discernere il bene dal male ed è precipitato prima nell’odio e poi nell’inferno, ma ha avuto la sua espressione in un organismo dell’ONU nel 1948 quando il primo presidente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), Julian Sorell Huxley, affermò che::

«Nulla vi è di immutabile, né eterno in etica».

E ancora molti guide della Chiesa, come il card. Gianfranco Ravasi, dicono di poter instaurare un dialogo proficuo con persone di tal fattezza? Chi si allontana dalla Fonte del vita produce morte!

Il Summit della terra di Rio de Janeiro e la Carta della Terra

L’anno seguente (1992), nel “Summit della Terra” celebrato a Rio de Janeiro (Brasile), si cercò di porre in pràtica i principi impressi l’anno precedente in Svízzera, elaborando un documento programmàtico ad hoc che servisse a fomentare l’imposizione di quella nuova ètica. Da questo documento nascerà successivamente la Carta della Terra[16] (1994-2000). Detta Carta è una dichiarazione di princípî atti a creare una società più giusta, sosteníbile e pacifista. La Carta afferma che la protezione dell’ambiente, i diritti umani, lo sviluppo ugualitàrio e la pace sono interdipendenti e indivisíbili, proponendo così la visione dell’èssere umano come una mera manifestazione della natura, privo di diritti superiori agli altri èsseri del pianeta, il che è una equiparazione dell’uomo a qualsíasi altro èssere vivente e una svalorizzazione della vita umana, visto il poco rispetto della natura da parte delle società occidentali e industrializzate. La Carta della Terra è un attacco diretto alle religioni creazioniste, nelle quali all’uomo viene attribuita un’altíssima dignità, fondamento del rispetto di cui l’uomo deve godere in ogni circostanza. Il teòlogo della liberazione Leonardo Boff fu un membro fondatore del gruppo che elaborò la Carta della Terra e Mijaíl Gorbachov l’artèfice della perestroika e primo responsàbile della dissoluzione del comunismo soviètico ― ne fu uno dei suoi principali redattori. Proprio Gorbachov nel 1997 a proposito della Carta espresse in un commento informale il seguente pensiero:

«Abbiamo bisogno di incontrate un nuovo paradigma che rimpiazzi i vaghi concetti antropològici. Questi nuovi concetti dovranno èssere applicati alla morale, all’ètica e costituiranno un nuovo modo di vívere. Il meccanismo che useremo sarà la sostituzione dei Dieci Comandamenti con il còdice morale contenuto nella Carta»[17].

Non stupisce allora che la Carta della Terra venne omaggiata al pari di un documento fondante una nuova religione. Al Summit mondiale sullo sviluppo sosteníbile (WSSD) tenútosi a Johannesburg (Sudafrica) nel 2002 la Carta della Terra venne posta all’interno di un baule denominato “Arca della speranza”[18], che richiamava sia nel nome che nelle fattezze la “Arca dell’Alleanza” di biblica memória, all’interno della quale èrano conservate le tàvole della Legge. L’Arca della speranza venne poi posta all’interno della sala in cui si svolgeva il Summit perché, come disse il presidente, illuminasse gli assistenti con la sua sola presenza. Certamente qui si tratta di una divinizzazione della Carta. Venne poi portata in processione in distinti luoghi della Terra.

Alcuni dei punti da conseguire esplicitati dalla Carta della Terra riguardanti i nuovi diritti sessuali e riproduttivi fondamentali sono chiari rimandi all’ideologia di gènere:

  • il sesso come una opzione (identità di gènere),
  • l’autodeterminazione della donna[19],
  • orientamento sessuale,
  • “salute riproduttiva” con accesso ai servízî anticoncezionali e all’aborto libero.

Le conquiste dell’ideologia di gènere non si fèrmano qui perché è giunta ad influire sull’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS), tant’è che nell’anno 1993 nonostante che l’identità di genere venisse ancora classificata tra i disturbi mentali sia nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) della American Psychiatric Association (APA) che nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e fosse giustamente chiamata “disturbo dell’identità di gènere”, venne così definita sempre dalla OMS:

«L’identità di gènere è la convinzione personale, íntima e profonda dell’appartenenza all’uno o all’altro sesso, in un senso che va al di là delle caratterístiche cromosòmiche e somàtiche pròprie»[20].

Ciò perché:

«Il sesso di una persona è determinato dalla natura, ma il suo gènere è elaborato dalla società»[21].

Con tali affermazioni vengono completamente contraddette le leggi della biologia e, in definitiva, della scienza.

Ad aprile di quest’anno (2019) l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato una versione rivista della “Classificazione Internazionale delle Malattie” (ICD) che riclassifica il “disturbo dell’identità di genere” come “incongruenza di genere”, che è ora presente nel capitolo sulla salute sessuale piuttosto che nel capitolo sui disturbi mentali con la seguente definizione:

«L’incongruenza di genere è caratterizzata da una marcata e persistente incongruenza tra il genere sperimentato dall’individuo e il genere assegnato. Le variazioni nel comportamento di gènere e le preferenze non costituiscono per sé sole la base per assegnare la diagnosi in questo gruppo»[22].

Una volta instaurata questa credenza fondamentale in una teoria non scientífica, il seguente passo è stigmatizzare la maternità come una “piaga”. Sembra assurdo, ma è la realtà. Sono un esempio le parole di Carolyn Hannan, una delle partecipanti al “Summit della Terra” di Rio de Janeiro (1992) come specialista in questioni di gènere e successivamente nel 2001 direttrice della Divisione per l’avanzamento della Donna (DAW) dell’ONU:

«le differenze sessuali fúrono create da gerarchie sociali maschiliste per perpetuare il potere maschile. Siccome le differenze sessuali sono state costruite socialmente, pòssono èssere cambiate. L’ideologia di gènere è il processo dietro i quale l’ONU spera di eliminare ogni vestígio di quelle differenze socialmente costruite»[23].

Carolyn Hannan, quando parla della maternità, la definisce come:

«lavoro riproduttivo (en.: reproductive labor) che forma parte di un ònere o imposizione riproduttiva che limita la donna. Tutto ciò che la libera da questo lavoro riproduttivo deve essere ammesso socialmente e anche legalmente, compreso l’aborto»[24].

La Hannan, quindi:

  • afferma che tutto ciò che impedisce la maternità deve èssere contemplato come un fattore di liberazione della donna. In questo modo la maternità, per la prima volta nella storia, è vista come un peso o una zavorra dalla quale bisogna liberare la donna;
  • suppone la fine della connessione esistente tra la perpetuazione dell’umanità e la riproduzione naturale e abbraccia altre forme di perpetuazione della specie umana;
  • e infine prospetta implicitamente o una eugenètica dell’umanità, o il suo pròprio genocídio.

Ginevra 2001, Incontro dei Comitati dei Trattati dell’ONU

I presidenti e i membri dei Comitati delle Nazioni Unite[25] si riunírono in Ginevra nell’anno 2001 per applicare la prospettiva di gènere ai diritti umani trattati dai rispettivi comitati. Nel documento che ne seguì troviamo scritto:

«Bisogna eliminare dalle legislazioni nazionali tutti i riferimenti ai diritti e doveri dei genitori in matèria di educazione, riproduzione e sessualità del minore»[26],

il che equivale alla sospensione della patria potestà.

«La prospettiva di gènere ― si dice nel documento ― deve adattarsi a tutte le polítiche sociali qualunque esse síano»[27].

e aggiunge che i diritti umani sono “evolutivi e progressivi”, cioè: non sono immutabili, come l’etica che propugnano.

Il Comitato dei Diritti Umani (civili e politici) delle Nazioni Unite esigette la riforma delle leggi che limitàvano il diritto all’aborto. Si intromise nella legislazione di paesi latino americani come: Bolívia, Equador, Cile, Costa Rica, Trinidad y Tobago, Argentina, Perù, Venezuela.

Che l’ideologia di gènere viene applicata nelle legislazioni nazionali è un fatto comprovato.

È interessante mettere in rilievo come nell’anno 2015 in Argentina l’inclusione delle leggi della prospettiva di gènere nella città di Buenos Aires, come punto di partenza per una successiva ampliazione territoriale, portò alla sospensione della libertà di espressione all’includere la clàusola secondo la quale chi pone in questione l’ideologia di gènere è passíbile di processo, costituendo un delitto l’esprímere una opinione difforme all’ideologia di gènere in qualsíasi política.

Ideologia di gènere e massoneria

Dopo questo lungo percorso siamo giungi finalmente al punto in cui riusciremo a identificare la causa immanente dell’ideologia di gènere. Troviamo lo spunto per iniziare questo paragrafo da un articolo del 2014 scritto dal Vescovo di Alcalà de Henares (Spagna) mons. Juan Antonio Reig Pla a motivo di una dibattuta e mancata riforma della legge spagnola sull’aborto, nel quale denunciava tra l’altro l’influenza dell’ideologia di gènere nella politica spagnola:

«È giunto il momento di dire, con voce calma ma chiara, che il Partito Popolare è liberale, informato ideologicamente dal femminismo radicale e dall’ideologia di gènere, e “infettato”, come il resto dei partiti polítici e sindacati maggioritari, dalle lobby LGBTQ; tutti servi, a loro volta, di istituzioni internazionali (pubbliche e private) che promuovono il così detto “governo mondiale” al servizio dell’imperialismo transnazionale neocapitalista»[28].

Mentre istituzioni internazionali pubbliche a cui si riferisce Mons. Reig sono facilmente ravvisabili in quelle che fanno capo all’ONU, l’innominate istituzioni internazionali “private” che anch’esse promuovono il così detto “governo mondiale” e che hanno al loro servizio le lobby LGBTQ, sono di più difficile identificazione. Possiamo, però, compredere a quali istituzioni private stia alludendo guardando per esempio la composizione del governo spagnolo di José Luis Rodríguez Zapatero (2004-2011), governo totalmente asservito all’ideologia di génere che approvò le nozze gay e abolì l’òbbligo del consenso dei genitori all’aborto delle proprie figlie minorenni, oltre ad essere stato apertamente anticristiano[29]. Ebbene lo storico spagnolo Ricardo de la Cierva nel suo libro “ZP, tres años de gobierno masónico” (2007) afferma che otto ministri di questo governo incluso Zapatero erano affiliati alle logge della massoneria regolare di obbedienza inglese, come la Gran Loggia di Spagna e alle logge vincolate al Grande Oriente di Francia e sebbene Zapatero negasse una sua affiliazione alla massoneria regolare alcune delle dichiarazioni e delle formulazioni dell’ex presidente di Spagna erano prese letteralmente dal documento del Gran Oriente di Francia (GODF) intitolato Le Livre Blanc sur la Civilité (it.: il libro bianco della Civiltà). Potrebbe essere solo una casualità. Però dovremmo ricordare ciò che disse il presidente americano Franklin Delano Roosvelt: 

«In politica la casualità non esiste; e quando esiste è stata accuratamente preparata».

Siamo, dunque, di fronte a un primo indizio che ci suggerisce quali siano le istituzioni private di cui scrive mons. Reig: la massoneria. Potrebbe essere una deduzione erronea ma, nel mio tentativo di dimostrare l’implicazione delle diverse obbedienze massoniche nell’ideologia di gènere, cercando le possibili connessioni tra una e le altre, e con l’intenzione di chiarire dicerie, mi sono imbattuto in alcune pubblicazioni che affermano inequivocabilmente questa corrispondenza.

La prima pubblicazione da me già citata parlando di Zapatero è Le Livre Blanc sur la Civilité (it.: il libro bianco della Civiltà) del Grande Oriente di Francia (GODF).  Debbo specificare ora che in questo documento l’imposizione dell’ideologia di gènere viene elencata tra gli strumenti che la massoneria utilizza per conseguire i suoi obiettivi. 

Una seconda pubblicazione che afferma questa corrispondenza è il libro Je servais Lucifer sans le savoir[30] (it.: “Servivo Lucifero senza saperlo”) dell’architetto, funzionàrio ed ex massone, Serge Abad-Gallardo, membro di una lòggia massonica francese per più di venti anni e giunto ad un grado medio dell’iniziazione massònica. Gallardo nel suo libro scrive che un terzo dei deputati del suo paese sono massoni, e che i loro voti non obbediscono alle idee politiche che rappresentano in parlamento, ma corrispóndono agli ideali massónici. Inoltre, assicura che la massoneria suole occupare le càriche più alte nel governo della nazione, mentre quel terzo di deputati massoni agiscono in forma unànime per introdurre leggi affini all’ideologia massonica, essendo contrarî al concetto di democrazia costituzionale. Serge Abad-Gallardo denúncia anche che l’ideologia massonica ― miscuglio di religiosità, paganesimo e spiritismo ― ha l’obbiettivo di dirígere il progresso sociale verso un paradigma basato nell’antropocentrismo e la visione interessata di coloro che óccupano gli alti gradi massónici, con un chiaro obbiettivo di accumulazione di ogni tipo di potere. Questo ex massone scrive testualmente:

«I Grandi Maestri della Gran Loggia vógliono cambiare la società. Leggi come l’aborto, l’eutanasia o il matrimónio omosessuale, corrispóndono alle idee massóniche di emancipazione dell’indivíduo, che non ha altri riferimenti di se stesso come éssere umano, senza altro límite morale di quello che lui stesso si fissa. Un Gran Maestro della Lóggia di Francia, Pierre Simon, ha confessato che tutte queste leggi fúrono pensate e maturate nelle logge, prima ancora di éssere dibattute dai deputati. I misteri della massoneria si pérdono a volte nelle frontiere dello spiritismo e le messe nere».

Pier Simon, il Gran Maestro della Loggia di Francia, fu un médico e político francese, facente parte del gruppo di consulenti del ministro francese Simone Veil, che promulgò la famigerata legge Veil sulla depenalizzazione dell’aborto in Francia. Pierre Simon negli anni settanta pubblicò un libro il cui títolo, una volta conosciuto il contenuto del libro, pare uno scherno: “La vita prima di tutto”, come se si presentasse in veste di difensore della stessa. In questo libro, invece, afferma:

«È il concetto stesso di famíglia che sta crollando. La legge Veil è una gran vittória della massoneria sul pensiero giudeo-cristiano».

E in mérito alla “difesa della vita” scrive il Gran Maestro:

«Amare veramente la vita, rispettarla ímplica molte volte il dovere e il coròggio di rifiutarla. La nàscita di un bambino anormale, senza alcun rimedio possibile: lasciare morire…». 

Non scrive: “preservare la vita”, ma “lasciare morire” il bambino

«L’aborto e l’eutanasia sono un diritto e, a volte, anche un dovere delle persone».

Il libro venne ritirato dalla massoneria stessa perché era troppo esplicito.

Quindi, dietro all’ONU che promulga l’ideologia di gènere ci sono le obbedienze massoniche.

Conclusioni

Concludendo, dopo questa esposizione rimane evidente che con l’instaurazione dell’ideologia di gènere ci troviamo nel mezzo di una battàglia spirituale che si èsplica in campo político; che viene da lontano; che non è stata improvvisata in quattro giorni e nemmeno negli anni novanta. In quegli anni prende solo corpo attraverso le conferenze mondiali; che è sostenuta sorprendentemente da una organizzazione come le Nazioni Unite con le sue agenzie principali e dall’Unione Europea. Abbiamo visto che dietro le quinte chi muove i fili del potere è la massoneria. Essa è attualmente al potere in quasi tutti i governi mondiali e prende sempre più potere attraverso i media mainstream[31] programmaticamente utilizzati per portare a compimento il loro terríbile piano di ingegneria sociale, come attestato al punto 11.23 del documento finale della Conferenza di Il Cairo (1994):

«I governi, le organizzazioni non governative e il settore privato dovrebbero utilizzare di più e in modo più efficace i programmi di intrattenimento dei mezzi di comunicazione, come le serie e le opere drammatiche di radio e televisione, il teatro popolare e altri mezzi tradizionali per incoraggiare il púbblico a discútere i temi importanti, che a volte risultano delicati, relazionati con l’applicazione del […] Programma di Azione»,

cioè: per implementare l’ideologia di genere e tutte le forme che questa prende. Di contro si fa pressione affinché la libertà di espressione venga coartata da istanze governative. Il suo obiettivo? La nostra impossibilità a resistergli e quindi il controllo totale.

La situazione è tanto degenerata che Hillary Clinton, la più importante sostenitrice della strage degli innocenti (aborto) attuata dalla Planned Parenthood dei Rockfeller, in una conferenza sul femminismo del 2015 celebrata al Lilcoln Center di New York non ha avuto rèmore di dire:

«I codici profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono impiegare i propri mezzi coercitivi per ridefinire i dogmi religiosi»[32].

Figuriamoci cosa sarebbe successo se alle presidenziali USA del 2016 avesse vinto questa donna che da tanti viene percepita erroneamente come la promotrice di un modello di società estremamente tollerante.

Il diritto alla vita ― così tanto negato dalla Clinton ―, all’interno di una ottica giuridica fondata sulla legge naturale è il diritto umano fondamentale. Ogni nuovo diritto che si voglia introdurre nell’impalcature dei diritti umani universali non può negare questo diritto fondamentale, altrimenti farebbe crollare tutta l’impalcatura dei diritti umani universali. Si comprende dunque che la pretesa introduzione dei nuovi diritti umani da parte dell’ONU, diritti fondati sull’ideologia di gènere, è una azione socialmente autodistruttiva. Ed è per questo che, nonostante questa introduzione di nuovi diritti venga fatta passare come ispirata a principi di tolleranza, permissività, libertà in grado sommo tende a generare nelle polítiche interne di ogni paese la morte, e cioè:

  • il boicottàggio delle società democràtiche[33],
  • l’imposizione di un totalitarismo ideològico,
  • la distruzione delle strutture di base della società[34],
  • e la minaccia stessa alla libertà di espressione.

Ciò suggerisce che sia in gestazione un totalitarismo di una potenza inaudita.

Siamo entrati in questo processo di distruzione della società senza rendercene conto. Solo le persone di una certa età, che sono state testimoni di tutto il processo, riescono a compréndere con più facilità la dimensione del problema, mentre le nuove generazioni, più facilmente vittime della tendenza umana ad identificare il giusto con il legale, fanno molta più fatica. È necessario, dunque, mettere in gioco tutte le nostre risorse per contrastare l’insistenza e l’impegno dei poteri massonici nell’implementare queste agende, altrimenti esse termineranno per realizzarsi, lasciando la società alla mercé dei tecnocrati e degli interessi di “invisibili” gruppi di potere massónici.

Noi cristiani, consapevoli che le forze sataniche sempre più libere di agire a causa dei peccati degli uomini diventeranno sempre più forti e ci muoveranno guerra, non dobbiamo avere paura. In questi tempi di grande apostasia siamo chiamati a rifugiarci nel Cuore di Gesù e di Maria per prepararci a vivere una fedeltà eroica.

«Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto:

Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,

siamo considerati come pecore da macello.

Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore»[35].

Flaviano Patrizi

 


Note

[1] Il diritto all’autodeterminazione è il riconoscimento della capacità di scelta autonoma e indipendente dell’individuo. Compare come espressione durante gli anni delle lotte femministe. Il movimento femminista la coniò per significare il diritto di poter scegliere rispetto alle questioni della sessualità e della riproduzione. Rivendicare la totale autonomia della gestione del proprio corpo fu un punto di partenza, che portò a denunciare, e in parte risolvere, le mille forme di violenza, coercizione e discriminazione subite dal genere femminile, per le errate norme di diritto del tempo e le dinamiche familiari soggette ad una struttura sociale di tipo patriarcale, ma fu anche uno strumento di diffusione della contraccezione dell’aborto. 
Il femminismo a cui alludo è quello irrispettoso delle differenze di gènere e tendente, nelle sue espressioni estreme, alla lotta di genere per la supremazia della donna sull’uomo. Che l’ONU sostiene il femminismo radicale lo prova l’esistenza al suo interno della Divisione per l’avanzamento della Donna (DAW) e la nomina nel 2001 a direttrice di tale divisione della dottoressa Carolyn Hannan, femminista radicale (vd. qui).

[2] Con questo termine si intende l’insieme delle aspettative sociali su ciò che è considerato adeguato e appropriato per uòmini e donne. In altre parole, se l’identità di gènere è l’èsito di un processo di appropriazione soggettiva che ciascuno di noi cómpie rispetto al pròprio èssere maschile e femminile, il ruolo di gènere è l’insieme delle “prescrizioni” e aspettative che la cultura di riferimento índica o impone su ciò che va bene per i maschi e su ciò che va bene per le fémmine. Inútile dire che, a questo propòsito, esístono differenti gradi di margine e di flessibilità rispetto a questi criteri di adeguatezza a seconda della cultura di riferimento in cui di volta in volta ci troviamo.

[3] «Perché síano efficaci a lunga scadenza, i programmi di pianificazione famigliare dévono cercare non soltanto di ridurre la fertilità all’interno dei ruoli di gènere esistenti, quanto piuttosto di cambiare i ruoli di gènere con lo scopo di ridurre la fertilità» (Division for the Advancement of Women [DAW], Gender Perspective in Family Planning Programmes, 1992, p. 423. Testo preparato per “The Expert Group Meeting on Family Plannig, Healt and Family Well-Being“, Bangalore [India] 26-30 ottobre 1992; organizzato in collaborazione con United Nations populations Fund [UNFPA]).

[4] I nuovi tipi di famíglia celebrati dall’ONU con una giornata mondiale il 15 maggio sono quelle: monoparentali, omogenitoriali, ricomposte.

[5] Il Programma d’Azione della Conferenza internazionale del Cairo su popolazione e sviluppo (ICPD) ha stabilito il contesto e il contenuto dei diritti riproduttivi. «I diritti riproduttivi comprendono alcuni diritti umani già riconosciuti da leggi nazionali, testi internazionali sui diritti umani, e altri documenti consensuali delle Nazioni Unite. Il fondamento di questi diritti è il riconoscimento del diritto basilare di tutte le coppie e individui di decidere liberamente e responsabilmente il numero, il momento e l’intervallo di tempo delle nascite dei propri figli e di avere le informazioni necessarie a fare ciò, e il diritto all’ottenimento del livello più alto di salute sessuale e riproduttiva. E’ compreso in tali diritti il diritto di tutti/e di prendere decisioni in materia di riproduzione liberi/e da discriminazione, coercizione e violenza, come esplicitato nei documenti in materia di diritti umani».

La Conferenza di Pechino ha trasferito direttamente nella pròpria Piattaforma d’Azione molte formulazioni della conferenza del Cairo, andando ulteriormente avanti. Afferma infatti la Piattaforma: «il diritto di tutte le donne al controllo su tutti gli aspetti della propria salute, e in particolare sulla propria fertilità, è essenziale per il loro empowerment» E ancora: «I diritti umani delle donne comprendono il diritto ad avere il controllo e decidere liberamente e responsabilmente sulle questioni relative alla propria sessualità, compresa la salute sessuale e riproduttiva, libere da coercizione, discriminazione e violenza».

I movimenti delle donne, e anche molti governi europei, latinoamericani e africani, ritengono che con queste formulazioni si è passati dal concetto di “diritti riproduttivi” a quello di diritti “sessuali e riproduttivi”, cioè attinenti a tutta l’esperienza della sessualità, e non solo alla vita riproduttiva. Questo nodo però è molto controverso, e incontra soprattutto l’opposizione dei paesi integralisti e del Vaticano. La parola “diritti sessuali”, nonostante torni ad essere oggetto di forti conflitti in ogni sede internazionale in cui si discute di diritti delle donne, non è dunque ancora entrata nel linguaggio internazionalmente accettato dei diritti umani.

[6] Il tasso di fecondità totale (abbreviato abitualmente con TFT) è un indicatore statistico utilizzato in demografia, chiamato anche più comunemente “numero medio di figli per donna”. Corrisponde in lingua inglese al Total Fertility Rate (TFR). Solitamente si indica con il valore TFT = 2 un livello di nascite che permette ad una popolazione di riprodursi mantenendo costante la propria struttura demografica.

[7] Leonardo Boff è uno dei fondatori della teologia della liberazione, insieme a Gustavo Gutiérrez Merino. Nel 1984, a càusa delle sue tesi legate alla teologia della liberazione esposte nel suo libro “Chiesa: Carisma e Potere”, fu sottoposto a processo da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel 1985 fu sospeso a divinis per un anno e fu deposto da tutte le funzioni editoriali e accadèmiche in campo religioso. Nel 1992 lasciò l’ordine francescano e il ministero sacerdotale perché non tollerò il divieto da parte della Santa Sede di partecipare al “Summit sulla terra” di Rio de Janerio. Bibliografia ecologica di Leonardo Boff: Ecología: grito de la tierra, grito de los pobres, 1995; La dignidad de la tierra. Ecología, mundialización, espiritualidad. La emergencia de un nuevo padradigma, 1996; Etica planeraia desde al gran Sur, 2001;

[8] È sosteníbile, secondo il documento, il vívere in modo conservativo rispetto all’ambiente naturale, al fine di perméttere la vita sulla terra alle nuove generazioni per un tempo indefinito.

[9] Union Mundial para la Naturaleza (UICN), Programa de las Naciones Unidas para el Medio Ambiente (PNUMA), Fondo Mundial para la Naturaleza (WWF), Cuidar la Tierra. Estrategia para el Futuro de la Vida (tr. It.: Proteggere al Terra. Strategia per il Futuro della vita), Gland, Suiza, Octubre de 1991, p. 5.

[10] Benedetto XVI, Enciclica Caritas in veritate, N. 48, 29 giugno 2009, Roma.

[11] Vd. nota 8.

[12] Cuidar la Tierra. Estrategia para el Futuro de la Vida (cit.), p. 9

[13] UNESCO, Diez problemas prospectivos de población. Doc. de trabajo. Caracas, Febrero de 1991.

[14] Cuidar la Tierra. Estrategia para el Futuro de la Vida (cit.), p. 8.

[15] Ivi, p. 5.

[16] Vd. Sito ufficiale della Carta della Terra (in inglese, spagnolo e francese), e il Sito ufficiale italiano della Carta della Terra.

[17] Citato in Juan Claudio Sanahuja, El desarrollo sustentable. La nueva ética internacional, Vortice, Buenos Aires – 2003, p. 81. Più volte Gorbachov espresse tali concetti. In modo similare si sono pronunciati altri due autorévoli estensori della Carta: Maurice Strong, sottosegretàrio Generale delle Nazioni Unite, che Steven Clark Rockfeller, il magnate americano professore emèrito di “Religione” presso il Middlebury College (Vermont, USA) e capo della Planned Parenthood (Vd.: Lee Penn, False Dawn: The United Religions Initiative, Globalism, and the Quest for a one-world religion, Sophia Perennis, Hillsdale NY, 2004, p. 380ss).

[18] Vd. sito ufficiale dell’Arca della speranza.

[19] Vd. nota 1.

[20] WHO, Scientific Publication nº 541, 1993, Salud y sexualidad desde una perspectiva de género, p. 14; y CSD, Aplicación de los resultados de la Cuarta Conferencia Mundial sobre la Mujer, A/51/322, 3-IX-96, nn. 7-15.

[21] ECOSOC, E/CN. 4/ 1996/ 105, 20-XI-95.

[22] World Health Organization (WHO), ICD-11 for Mortality and Morbidity Statistics,n 17, april 2019.

[23] Vd. C-Fam, Center for Family & Human Rights, New Director Named for Radical Feminist UN Agency, January 4, 2002.

[24] Ibid.

[25] I Comitati, o Organi dei trattati (Treaty Bodies) sono meccanismi di controllo delle Nazioni Unite per ciascun trattato in matèria di diritti umani. La loro funzione principale è di verificare l’attuazione, nel Paese contraente, delle norme sancite a livello internazionale. I Comitati dell’ONU presenti a Ginevra nel 2001 furono: Comitato contro la tortura, Comitato sui diritti econòmici, sociali e culturali, Comitato contro la discriminazione razziale, Comitato diritti umani (diritti civili e polítici), Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne, Comitato sui diritti dell’infànzia. Per approfondimento: Andrea Cofelice, Sitemi di garanzia: i Comitati delle Nazioni Unite, in “sito dell’Università degli studi di Padova”.

[26] Encuetro de Comités de los Tratados, sobre la aplicación de los “Derechos Humanos a la Salud Reproductiva y sexual“, Ginebra, junio 2001.

[27] Ibid.

[28] Mons. Juan Antonio Reig Pla, vescovo di Alcalá de Henares, Chiamare le cose con il proprio nome. Una vera sfida per i cattolici, Alcalá de Henares, 24 settembre 2014.

[29] Durante il governo di José Luis Rodríguez Zapatero si è sistematicamente leso la libertà religiosa, di coscienza e di culto trascinando in tribunale numerosi “uomini di Dio”. Durante il suo governo il comune di Lalín, in Galízia, ha approvato una mozione per eliminare le croci e le immàgini sacre dai cimiteri municipali, proibire ai consiglieri comunali di manifestare la própria fede pubblicamente, cambiare i nomi delle vie che preséntano riferimenti al cristianésimo. I funzionari, infine, nell’esercízio delle loro funzioni non potévano “cómpiere alcun gesto di venerazione religiosa”. Il comune aragonese di Huesca, cinquantamila abitanti, ha fatto lo stesso, declinando ogni invito a eventi púbblici di caràttere religioso.

[30] Serge Abad-Gallardo, Je servais Lucifer sans le savoir, Pierre Téqui Editeur, Saint-Céneré (France) – 2016.

[31] I media mainstream (dall’inglese: “mezzi” e “corrente principale”) sono i mezzi di comunicazione di massa promotori della corrente di pensiero prevalente. Per chi volesse approfondire la temàtica dell’inganno dei media mainstream consíglio l’artícolo di Luciano Giannazza, Media Mainstream e disinformazione.

[32] I media mainstream si sono guardati bene dal pubblicare quel discorso, che invece è apparso nei mezzi di comunicazione alternativi non tenuti in conto dalla stragrande maggioranza dei cittadini americani.

[33] Basti pensare per esempio che con l’attuale governo Conte siamo al sesto presidente del Consíglio senza mandato elettorale della storia repubblicana, dopo Carlo Azéglio Ciampi (1993), Lamberto Dini (1995), Giuliano Amato (2000), Màrio Monti (2011) e Matteo Renzi (2014); e al governo abbiamo un partito, il PD, largamente sconfitto alle elezioni polítiche italiane del 2018 totalmente prono agli interessi europeisti e mondialisti. Piuttosto che di democrazia, riferendoci all’Italia dobbiamo quindi parlare di “pseudo democrazia”.

[34] Per struttura sociale si intende l’articolazione di status, ruoli e istituzioni nella quale gli indivídui vívono, dando vita a gruppi e sistemi di relazioni di varia complessità. La struttura sociale è, dunque, la cornice entro la quale – e grazie alla quale – si svolgono le azioni sociali.

[35] Lettera ai Romani 8, 28-39

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