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Mauro Rango: la cura efficace per il coronavirus c’è e costa poco

Riportiamo in órdine cronològico tre messaggî Whatsapp di Mauro Rango[1] e due vídeo in cui parla dell’efficàcia della plasmafèresi e della terapia farmacologica a base di antinfiammatori, anticoagulanti, Azitromicina e antiaggreganti, che sta dando òttimi risultati nella cura dal Coronavirus Desease 2019 (COVID-19) . I messaggî e i vídeo di Mauro Rango sono un appello ai mèdici italiani a fare uso del loro buon senso e delle loro conoscenze al fine di fermare questa ecatombe evitabile.

Indice

Primo messaggio (4 maggio 2020)
Primo video (5 maggio 2020): “Mauro Rango vs Burioni”
Secondo messaggio (5 maggio 2020)
Secondo video (6 maggio 2020): “30000 morti per Coronavirus: Si potevano salvare ? Mauro Rango”
Terzo messaggio (8 maggio 2020)
    Una delle tante lettere

Primo messaggio (4 maggio 2020 )

«Questo messaggio è scritto da Mauro Rango
Whatsapp n.ro 00393480965229
Email: mauro.rango@gmail.com

Vi scrivo i miei riferimenti perché mi assumo la piena responsabilità di quello che sto dicendo e vi chiedo, dopo aver letto il mio messaggio, di valutare se aiutare me e alcuni amici medici nella nostra battaglia, diffondendolo.

Non mi trovo in Italia ma vengo a sapere da un amico che ieri sera nella trasmissione di Fazio[2] il Prof. Burioni (che da quel che mi dicono gli viene dato molto ascolto in questa vicenda epidemica) asserisce alcune cose che devo necessariamente correggere.

1. Burioni: Parla di SPERIMENTAZIONE COL PLASMA per evidenze scientifiche che attestino l’efficacia su contrasto a coronavirus.
1. Rango: Il CONCETTO DI SPERIMENTAZIONE E’ FUORVIANTE. La tecnica della Plasmaferesi è in uso da molte decine di anni. I due responsabili della plasmaferesi a Mantova e a Pavia l’hanno appresa quasi 30 anni fa a Padova, in quella che allora si chiamava Clinica Pneumologica. (Privatamente, a chi sarà interessato, via email posso fornire tutta la storia e i dettagli.)
Qui in Africa, dove vivo attualmente, hanno iniziato a fare LA PLASMAFERESI DOPO I PRIMI DECESSI. Da quando hanno iniziato a trattare i pazienti con la plasmaferesi, in un mese si è registrato UN SOLO DECESSO – parlo della Repubblica di Mauritius (controllate i dati nel sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

2. Burioni afferma che tra i fattori di criticità c’è il fatto che non tutti i guariti producono plasma efficace.
2. Rango. È vero. Circa la metà dei guariti ha nel proprio plasma la quantità di anticorpi necessaria a curare un altro soggetto ammalato.
È per questo che esiste un protocollo di selezione del plasma che va seguito. Lo sappiamo fare qui in Africa. Lo abbiamo appreso da voi in Italia. Se lo avete scordato inviateci un medico che gli ricordiamo come si fa.

3. Mi riferisce l’amico italiano che nella trasmissione di Fazio si è detto che la plasmaferesi è efficace SOLTANTO nei soggetti che non siano in stadio avanzato.
3. Rango : NON È VERO. Nei soggetti in stadio avanzato la plasmaferesi è NECESSARIA ma va ACCOMPAGNATA con antinfiammatori e anticoagulanti (qui mi esprimo per gli addetti ai lavori: necessari per bloccare l’attivazione dei mediatori flogogeni e l’alterazione della scala coagulatoria, bloccando il quadro di CID locale [ Coagulazione Intravascolare Disseminata, ndc] responsabile del decesso).

4. Mi riferisce sempre il mio amico che si è poi parlato della produzione di plasma sintetico perché il sangue dei guariti non sarebbe sufficiente.
4. NON È VERO. Fate il calcolo voi stessi. Controllate il numero di persone guarite (che stanno continuando ad aumentare, con il numero di persone infette SINTOMATICHE che continua a diminuire e verificherete che non c’è bisogno di plasma sintetico. È sufficiente mobilitare tutte le associazioni di donazione del sangue.
Plasma sintetico significa: FARMACO. Che è uguale a PROFITTO. Ma soprattutto, ed è questo che ci interessa, significa ATTENDERE ANCORA LA MORTE DI QUALCHE MIGLIAIO DI PERSONE.
Sono mesi che il sottoscritto e parecchi medici in Italia cercano inutilmente di fare arrivare ai vertici dell’informazione queste informazioni. La terribile realtà, difficilissima da accettare, è che migliaia di vite si sarebbero potute salvare con farmaci e strumenti già in possesso e in uso in Italia.
Farmaci e strumenti che hanno il GRAVE DIFETTO di COSTARE POCHISSIMO.

FINALMENTE, dopo migliaia e migliaia di morti si inizia a parlare di uno di questi strumenti: Plasmaferesi.
Ma da solo non basta. Non è sufficiente per salvare tutti (o quasi).
ATTENZIONE: Nei casi gravi a questo va accompagnato un potente antinfiammatorio, un anticoagulante e l’azitromicina.
Il comportamento del virus nel corpo umano presenta due aspetti:

  1. Il primo è SIMILE alla polmonite interstiziale da Micoplasma
  2. Il secondo (ancora da definire completamente) SIMILE ad una vasculite.

(Dico “ancora da definire” perché alcuni medici, in Italia, dopo alcune autopsie eseguite affermano che è l’affezione ai vasi sanguigni a determinare i trombi e dunque l’esito fatale. Mentre altri specialisti in pneumologia affermano che sia l’infiammazione polmonare a determinare, nella fase finale, la formazione di trombi e il decesso.)
MA POCO IMPORTA AI FINI DEL SALVATAGGIO DELLA VITA DELLE PERSONE!
L’atteggiamento da tenere, in attesa di chiarire l’aspetto di cui sopra, è quello di usare i farmaci GIÀ ESISTENTI come se si dovesse affrontare, nel contempo, una polmonite interstiziale da micoplasma e una vasculite con esiti trombotici.
I FARMACI E STRUMENTI ESISTONO GIÀ. E sono quelli che ho già indicato:

  • Plasmaferesi
  • Antinfiammatori
  • Anticoagulante
  • Azitromicina x 6 giorni

A Mauritius li stiamo utilizzando dall’inizio dell’epidemia.
Dall’inizio epidemia abbiamo avuto 10 decessi. I primi 9 perché non era ancora consolidata la plasmaferesi. Il decimo, ritengo, (ma non ho ancora la certezza a riguardo e mi sto informando) che sia stato dovuto al fatto che non gli sia stato somministrato l’anticoagulante.
L’Italia possiede tutti gli strumenti e farmaci, fin dall’inizio dell’epidemia, che avrebbero potuto evitare più del 90% dei decessi (di certo non si sarebbe potuto evitare il decesso di un malato terminale di cancro aggredito dal virus a cui restava soltanto, a causa del cancro, qualche giorno o qualche settimana di vita).

Purtroppo gli scienziati che hanno occupato e che ancora continuano ad occupare l’informazione in Europa e negli Stati Uniti hanno impedito che le informazioni scritte qui sopra arrivassero all’opinione pubblica. MA HANNO IMPEDITO CHE ARRIVASSERO ANCHE AI MEDICI IN PRIMA LINEA CHE STANNO DURAMENTE LOTTANDO E MORENDO A CAUSA DI QUESTE CARENZE INFORMATIVE.

Anche le molte nostre lettere scritte ai giornali italiani sono state censurate.

Io non credo ci sia un complotto[3] come spesso si legge in rete (qualche scienziato che occupa l’informazione probabilmente tace perché le case farmaceutiche spingono per il business degli antivirali ma non è un complotto, non c’è un disegno) credo piuttosto all’ignoranza, alla supponenza e dell’incapacità nel nostro sistema politico, medico e informativo a far fronte ad una epidemia che, ripeto, se affidata a qualche vecchio pneumologo, della vecchia scuola italiana oppure ad un medico generalista mauriziano (che a quella scuola ha attinto il suo sapere) sarebbe già stata completamente debellata.

PER FAVORE, VE LO CHIEDO A NOME DI CHI STA SOFFRENDO IN QUESTO MOMENTO,
se condividete, fate girare questo messaggio. Il più rapidamente possibile. Con tutti i mezzi che avete. A quante più persone possibile. Ora che si comincia a parlare di Plasmaferesi in Italia è il momento per dare la spallata finale, per spingere l’opinione pubblica e il sistema informativo e, alla fine, quello medico a misurarsi sull’evidenza dei fatti e non sulle parole di illustri scienziati più interessati a dibattiti accademici e più preoccupati del loro prestigio, che di interrogarsi su come salvare qualche vita umana»[4].

Primo video (5 maggio 2020): “Mauro Rango vs Burioni”

L’audio del video non è buono. Consigliamo l’utilizzo delle cuffie.

Secondo messaggio (5 maggio 2020)

«[…] Sono Mauro Rango, ho 59 anni. Ieri, per la prima volta in vita mia, ho scritto un messaggio riportando il mio nome e il mio recapito e chiedendo a una trentina di amici di divulgarlo.
Non uso social (solo Whatsapp x restare in contatto con amici in Italia e email). Non utilizzo internet. Nell’isola in cui vivo (Rodrigues), talvolta, per far partire un’email con una foto allegata, ci vogliono giorni. Mentre Whatsapp funziona abbastanza celermente.
Quindi non conosco direttamente, ma solo per averlo letto, le dinamiche che esistono nelle interazioni del mondo virtuale.
In breve, con mia enorme sorpresa, sono stato letteralmente travolto da molte centinaia di messaggi ai quali ovviamente non posso, per questioni di tempo, rispondere. (Ho letto il primo centinaio e ho risposto circa ai primi trenta).
Mi hanno scritto medici, giornalisti e tanti cittadini che volevano assicurarsi che fossi realmente io l’estensore del testo e che mi davano il loro sostegno.
Alcuni dei messaggi letti mi hanno fatto comprendere molto chiaramente come sia la situazione in Italia riguardo alla gestione dell’informazione e riguardo alle competenze mediche.

Cerco di andare per ordine:

Quanto ho scritto ieri, sul piano medico,  dovrebbe essere patrimonio acquisito di ogni laureato in medicina. Parlo di nozioni basilari che a tutti i medici mauriziani sono conosciute ma che, sembra, che ai medici e scienziati che occupano l’informazione siano diventate oscure.
Sono talmente semplici da comprendere che le posso riassumere in pochi punti comprensibili a tutti, a qualunque cittadino italiano:

  1. NON ci sono attualmente cure SPECIFICHE disponibili contro il Coronavirus;
  2. NON esiste un vaccino disponibile e sembra che non lo sarà, su larga scala, prima di 15/18 mesi;
  3. NON è il Coronavirus ad uccidere il paziente ma l’abnorme risposta immunitaria e infiammatoria dell’organismo. In pratica, un ECCESSO di DIFESA del corpo che uccide sé stesso;
  4. appurato questo, la lotta NON È PIÙ SOLO contro il virus ma si sposta su DUE FRONTI:
    IL PRIMO: interrompere la cascata infiammatoria (in sostanza ricondurre l’ECCESSO di difesa ad una difesa più contenuta);
    Il SECONDO: combattere il virus con un’arma non specificatamente studiata per il virus ma che funziona: l’utilizzo di PLASMA[5] di persone guarite (in pratica utilizzo le difese immunitarie sviluppate da persone guarite e le trasferisco nella persona ammalata).
  5. Esiste un problema di TIMING. Ed è una questione FONDAMENTALE sulla quale non c’è dibattito in Italia. Faccio un semplice esempio: sta partendo, in questi giorni, in Italia una “sperimentazione” di infusione di plasma di persone guarite a 10 pazienti in rianimazione, con polmonite interstiziale da almeno 10 giorni. È OVVIO che questo esperimento sarà destinato a dare esiti sconfortanti. 
  6. Con grande probabilità i 10 pazienti sono FUNZIONALMENTE COMPROMESSI dunque è molto difficile che il plasma infuso dia dei risultati.
  7. Dicevo: questione di TIMING. OGNI intervento deve seguire TEMPI appropriati. NON siamo di fronte alla somministrazione di un farmaco specifico che uccide il virus ma di fronte all’applicazione di un PROTOCOLLO composto da:
    – Antinfiammatori 
    – Azitromicina
    – Anticoagulanti
    – Antiaggreganti
    – Plasma
    Il Protocollo ha dei suoi precisi tempi di attuazione. I farmaci vanno utilizzati secondo una tempistica BEN PRECISA. In alcuni casi, meno gravi, ne basta qualcuno. In altri casi, più gravi, è necessario utilizzarli tutti nel rispetto di regole BEN PRECISE[6] che un medico dovrebbe conoscere. 
  8. BUON SENSO. Leggendo i vostri giornali e vedendo qualche trasmissione su France24 o BBC, qui da lontano, sembrerebbe sia la mancanza di questo fattore l’aspetto più critico. Non mi riferisco solo a livello di chi ha responsabilità di governo (intendo giornalisti, politici, scienziati e medici che occupano l’informazione) ormai chiara a chiunque. Ma anche al popolo italiano. E questo è un aspetto inquietante perché l’ho vissuto direttamente con alcuni amici.
    Si assiste ad un fenomeno, per noi africani, incomprensibile (ne parlo a ragion veduta perché l’ho sperimentato nel dialogo con alcuni amici che ho sempre considerato di grande intelligenza): se devono scegliere tra :
    A) le indicazioni di un grande scienziato confermate da tutti i giornalisti e politici ma che NON SALVANO ALCUNA VITA UMANA;
    B) le indicazioni di chi, anche in Italia, STA SALVANDO VITE UMANE in strutture ospedaliere,
    SCELGONO A).
    Perché? Questo lo chiedo a voi perché io non riesco proprio a capirlo.
    Ci penso e ci ripenso ma rimane un mistero. 
    L’unica risposta che ho trovato, che zittisce il mio interlocutore, è la seguente domanda che gli pongo: Se tuo figlio ha una forma grave di Coronavirus, lo porti in un ospedale in cui gli danno solo ossigeno oppure lo porti a Mantova o a Pavia che fanno plasmaferesi, antinfiammatori, ecc? A quel punto tace. Non risponde.  Sembra che il buon senso si risvegli di fronte alla possibilità della perdita dell’affetto più caro.
    Se manca il buon senso non si va da nessuna parte. […][7]»[8]

Secondo video (6 maggio 2020): “30000 morti per Coronavirus: Si potevano salvare? Mauro Rango”

Terzo messaggio (8 maggio 2020)

«Qui sotto riporto una soltanto delle testimonianze in mio possesso fatta da un medico di uno dei più grossi ospedali d’Italia.
Non citerò l’ospedale, né il medico. A meno che non mi venga richiesto da un Magistrato nel corso di una indagine.
Chiedo ad altri medici italiani, che conoscono perfettamente la situazione, e che non lo hanno ancora fatto, di farsi avanti.
È questo il momento. Non ce n’è un altro.

Una delle tante lettere

Gentile Dott. Rango.

Mi preme chiarire, comunque, che proprio per la mancanza di protocolli diramati in modo chiaro dall’alto, presso il Policlinico xxxxxxxxxxx avevamo il reparto di Malattie infettive e quello di Malattie Respiratorie che, specialmente nelle prime settimane (diciamo da fine febbraio a tutto Marzo, almeno), seguivano diversi approcci terapeutici e hanno dimostrato una significativa differenza di esiti con le MI (malattie infettive) che osservavano intubazioni quotidiane e numerosi decessi, mentre le Malattie Respiratorie che verificavano la morte dei soli pazienti che mostravano caratteristiche gravi a prescindere dall’affezione COVID19.

Ai conteggi di fine Aprile, con una terapia basata fondamentalmente su Azitromicina[9], Plaquenil[10], Eparina, Cortisone, o2 (ossigeno, ndc), su 100 pazienti trattati avevamo avuto 15 decessi (oltre il 90% di ultra 80enni e con 2 o più patologie preesistenti) e soli 4 intubati.

Tolto che il plasma iperimmune sia, a mio giudizio, la 1a linea nei casi che dimostrano non responsività ai trattamenti altri, l’approccio con Azitromicina, Eparina, Cortisone (come potente antinfiammatorio), o2 e Plaquenil, era l’approccio che andava tenuto ovunque sin da subito. Avrebbe risparmiato molti ricoveri in TI (terapia intensiva) e molte vite. Il plasma avrebbe salvato il resto e avremmo avuto numeri dei decessi ridicoli!

Ma l’errore maggiore, secondo me, è stato di lasciare nelle mani degli infettivologi e dei virologi una patologia che aveva manifestazioni squisitamente respiratorie seppur con necessità di iniziali consulenze ematologiche (per il dosaggio off label[11] delle eparine) e infettivologiche (ma solo inizialmente come traccia base sui farmaci antivirali).

L’indipendenza intellettuale del primario di Malattie Respiratorie del XXX rispetto alle linee seguite dagli infettivologi della stessa struttura, ha determinato, in quell’unità operativa, un drastico abbassamento delle urgenze cliniche e dello stress lavorativo del personale medico e infermieristico, con sostanziale miglioramento organizzativo e migliore impiego dei Dispositivi di protezione (che ancora oggi sono un fattore delicato e fragile del sistema).

In alcuni casi avere un sistema con un unico decisore (quando questi è corrotto o fortemente influenzato da interessi scarsamente etici e di profitto) può essere molto controproducente…

Visto ciò che è successo coi media in Italia, la mancanza di decisore unico ha fatto sì che ciò che è accaduto in Lombardia non sia successo nel resto d’Italia.

Commento

Questo medico CONFERMA TUTTO quello che ho affermato finora nei precedenti messaggi.
Come altri che mi hanno scritto o inviato relazioni riservate.
Alla fine differisce dal mio pensiero sostenendo che, se la gestione italiana unica per tutti fosse stata in mano a decisori come quelli lombardi, i morti sarebbero aumentati anche nel suo ospedale (che non è lombardo).

Sulla base di questo ritengo che in Italia debba venire individuata una figura di spiccata e riconosciuta moralità che presieda al comitato che si occuperà della redazione del Protocollo (ci sono ancora in Italia persone oneste, integre e competenti. Non molte ma esistono) che dovrebbe essere gestito da Pneumologi e NON da infettivologi o virologi che hanno dimostrato tutta la loro incompetenza e impreparazione nella gestione dell’epidemia. (Sto parlando di virologi e immunologi che hanno preso decisioni di coordinamento nella gestione dell’epidemia, soprattutto in Lombardia, NON di tutti i virologi o immunologi italiani).

Questo per la fase di gestione corrente. La Magistratura farà il resto per la fase trascorsa. […]»[12]


Flaviano Patrizi (a cura di)


Note

[1] Mauro Rango, italiano, laureato in Diritti Umani alla Facoltà di Scienze Politiche di Padova, vive attualmente nell’isola Rodrigues appartenente alla Repubblica di Mauritius. Ha lavorato per anni nel settore della salute col governo locale organizzando corsi di formazione con medici francesi e psichiatri italiani e col Governo Italiano ha organizzato trasferimenti per cure in Italia per leucemia infantile (Monza). Fa parte di una rete in cui ci sono molti medici italiani. Medici selezionati durante il percorso di una vita non facile che, oltre alle grandi competenze e conoscenze sono dotati di grande buon senso e pongono il paziente sempre prima di ogni altra cosa.
Impegnati per ottenere un risultato per il paziente e per il paziente soltanto.

[2] Fabio Fazio, “Che tempo che Fa”, Rai 1, puntata del 3 maggio 2020. Burioni parla della plasmafèresi dal minuto 36:19 del video.

[3] Non condividiamo questo pensiero di Mauro Rango.

[4] Vai al testo del  messaggio originale del primo messaggio.

[5]  Nota di Mauro Rango: tale pratica risale al 1891. NON piace agli scienziati e particolarmente ai virologi in voga nel mondo in questo momento perché è una implicita ammissione della loro impotenza di poter fornire una cura specifica. È una pratica medica che in Italia, in particolare i pneumologi della vecchia scuola, conoscono molto bene e che si continua ad usare nel mondo quando non si hanno a disposizione altre armi.

[6] Nota di Mauro Rango: Un amico pneumologo italiano che vive a Padova, in pensione, le conosce perfettamente quelle regole. Parlo di lui perché ho conoscenza diretta. Come lui ce ne sono certamente centinaia in Italia di cui, però, non ho conoscenza diretta ma, di alcuni, solo riportata – ma non mi espongo, per carattere, su quanto riportato da terzi di cui io non possa avere conoscenza diretta e sperimentata.

[7] Omettiamo una parte del messaggio in cui tra l’altro Mauro Rango si esprime favorevolmente nei confronti del futuro vaccino contro il COVID-19, poiché non condividiamo su questo punto il suo pensiero. Siamo persuasi che la vaccinazione sarà molto nociva. Si veda a tal propòsito l’artícolo: “Gesú e Maria dicono: Non vaccinatevi!”.

[8] Vai al testo del  messaggio originale del secondo messaggio.

[9] Nonostante l’efficacia dell’azitromicina verificata clinicamente nella cura dei malati di COVID-19, l’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) nel comunicato del 8 aprile 2020 si esprime con toni molto differenti:
«La mancanza di un solido razionale e l’assenza di prove di efficacia nel trattamento di pazienti COVID-19 non consente di raccomandare l’utilizzo dell’azitromicina, da sola o associata ad altri farmaci con particolare riferimento all’idrossoclorochina, al di fuori di eventuali sovrapposizioni batteriche. L’uso dell’azitromicina per indicazioni diverse da quelle registrate può essere considerato esclusivamente nell’ambito di studi clinici. Gli usi non previsti dalle indicazioni autorizzate e non raccomandati, restano una responsabilità del prescrittore e non sono a carico del SSN» (vai al documento dell’AIFA).

[10] È il nome con cui l’idrossiclorochina viene commercializzata dal gruppo farmaceutico francese “Sanofi”.

[11] Espressione inglese che sta a significare “fuori indicazione”.

[12] Vai al testo del  messaggio originale del terzo messaggio.

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