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Lettera aperta di don Floriano Pellegrini al Nunzio Apostolico in Italia sugli scandalosi silenzi dell’episcopato italiano

Don Floriano Pellegirni è un sacerdote cattolico incardinato nella diocesi di Belluno-Feltre, classe 1958, parroco di Coi, Val di Zoldo (BL). Da molti conosciuto per aver parlato alla manifestazione dei portuali di Trieste. Don Floriano ha un’intelligenza fine e una penna scorrevole, come si evince dalla lettura dei suoi articoli raccolti nel sito Don Floriano. Ultimamente in quest’ultimo sito ha pubblicato una sua lettera aperta al Nunzio Apostolico in Italia, Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Emil Paul Tscherrig, sugli scandalosi silenzi dell’episcopato italiano. La riportiamo integralmente.

Lettera

A Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Emil Paul Tscherrig,
Nunzio Apostolico in Italia,
Villa Giorgina, via Po, 27, 00198 ROMA
email: nunzio@nunziatura.it

Coi di Zoldo, 3 novembre 2021

Eccellenza Reverendissima,

nel corso dell’ultimo anno la Chiesa Cattolica, in quanto realtà visibile e umana (quindi anche umanamente manipolabile, in bene o in male, e interpretabile, secondo verità o secondo ideologia), è stata chiamata, alla pari di tutte le realtà umane, a confrontarsi con quell’evento particolare che, per semplicità, chiamerò anch’io pandemia, per quanto sia chiaro che non è tale, e questo in base alla stessa dichiarazione dell’O.M.S., che aveva parlato di «possibile pandemia», dove il termine decisivo nell’espressione addotta appare quell’attributo di “possibile”, senza del quale non avrebbe neppure potuto introdurre quello (che solo per volontà politica e non medica si voleva introdurre) di “pandemia”.

Ebbene: mi sorprende, e non poco, il modo di approcciarsi della Chiesa, in quanto istituzione umana, alla “pandemia”. Mi sorprende che, pur dotata in tutto il mondo di Università di prestigio e di altrettanto prestigiosi Centri medici e Ospedali, la Chiesa non sia stata in grado (sembra addirittura non ci abbia neppure pensato) di elaborare e fornire, ai fedeli e agli uomini tutti, una propria lettura, coerente e organica, del fatto “pandemia”. Niente! Sia in ambito istituzionale come in quello accademico, pur dopo oltre un anno e mezzo dall’insorgere della “pandemia”, la Chiesa è ancora sprovvista di simile elaborato.

Nel contempo ci sono stati, però, interventi ad hoc di questo o quel Pastore (vescovo o sacerdote), dello stesso papa Francesco e di alcuni organismi vaticani; interventi di varia, a volte anche alta autorevolezza, ma tutti privi, a monte, di una visione organica condivisa del “fatto pandemico”. A fronte di questo vuoto analitico e dottrinale, sia papa Francesco, come pure gli organismi vaticani e i singoli Pastori hanno perciò preso e disposto provvedimenti pratici di disciplina comportamentale, soprattutto liturgica.

Ma è spiacevole e imbarazzante, analizzando tali disposizioni disciplinari, constatare come la Chiesa istituzionale, in assenza di una propria e specifica riflessione, abbia, dal Papa in giù, condiviso, propagandato e moralmente imposto ai fedeli, persino come scientifica e indiscutibile, la lettura del “fatto pandemico” elaborata dall’«Agenda 2030», cioè da un organismo a-cattolico (per non dire fermamente anti-cattolico), che non è un’agenzia medica e neppure una politica in senso stretto (cioè rappresentativa dei Popoli), ma espressione precisa di una bel precisa lobby di economisti e di finanzieri, quella, assai potente a livello planetario e con volontà di imporsi all’umanità intera, che porta avanti il Nuovo Ordine Mondiale, come appare da vari siti web.

È stato sorprendente per me, in negativo, prendere atto della accondiscendenza del Papa, dei vescovi e della Chiesa istituzionale tutta al diktat ideologico dell’Agenda 2030. Non so spiegarmi come ciò sia successo e sia stato possibile. Le uniche risposte che in questo momento mi so dare non sono per nulla lusinghiere, ma sarò felice se Lei mi saprà rasserenare nella Fede, mostrandomi, in modo serio e non chiacchiere, le ragioni che hanno indotto il Papa e i vescovi ad affiancare così pesantemente Agenda 2030 senza, con ciò, tradire il loro servizio a Cristo, alla Chiesa e, anche solo in termini umani, alla verità. Del resto, anche se Lei non crederà opportuno, o non sarà in grado (il che sarebbe sconcertante ma è pur sempre possibile) di rispondere ai miei interrogativi, la Santa Sede dovrebbe sentire il dovere di farlo per tutti i fedeli, esponendo «nero su bianco» quella riflessione e le spiegazioni del suo comportamento (che tanto ci sorprende), come accennavo poc’anzi. I quesiti che, di tutta rilevanza, sottopongo alla Sua attenzione sono quantomeno i seguenti quattro.

PRIMO: IL SILENZIO INSPIEGABILE DEI VESCOVI. A fronte di una crisi spirituale inattesa, devastante e con conseguente, non cessata, emorragia dei fedeli, la Conferenza Episcopale Italiana si è mostrata vile e latitante, facendo sentire la sua voce (e ricordandoci che ancora esiste) solo per mostrare di essere ossequiosa ai desiderata del Governo (prima Conte 2 e ora Draghi). La C.E.I. ha inviato, quando intervenuta, disposizioni più restringenti delle stesse governative; come se i vescovi italiani facessero a gara per mostrarsi uno più ossequioso dell’altro. Lo stesso papa Francesco, che voleva dar di sé l’immagine del difensore dei poveri, in quest’anno e mezzo si è schierato sempre più apertamente con l’ordine costituito, arrivando addirittura al punto di avviare forme di collaborazione stabile con gli esponenti di spicco delle banche ebraiche mondiali e della lobby mondialista; come potrà recuperare una credibilità così compromessa? Ma, poi, tornando ai vescovi: come hanno potuto impedirci di assistere i fedeli moribondi, di portar loro una parola di conforto, di celebrare la Confessione, di ricevere l’Eucaristia, l’Olio Santo e il Viatico? Perché continuare a impedire l’uso dell’acqua santa, di inginocchiarsi e di ricevere l’Eucaristia in bocca? È forse venuta paurosamente a galla la mancanza di Fede che molti nascondevano in sé? E dopo? Quando la “pandemia” cesserà, con che coraggio torneranno a farsi vedere dai fedeli, soprattutto da quelli ai cui cari hanno negato i conforti religiosi, pur di non scontentare un Governo ateo?

SECONDO: IL SILENZIO SUGLI ABORTI PROGRAMMATI. Ho letto tutto il leggibile e le dichiarazioni degli organismi della Santa Sede, e ne ho ricavato più scandalo che argomenti validi. A riguardo degli aborti procurati, volutamente e spietatamente, pur di produrre dei “vaccini”, le argomentazioni – siamo onesti! – degli organismi vaticani e la stessa frase ridicola di papa Francesco («Vaccinarsi è un atto d’amore») non reggono. Sono parziali, tendenziose, apologetiche, ambigue, in definitiva gravemente immorali. Come mettere in seconda linea, infatti, il dato oggettivo principale: che i “vaccini” sono fatti con un procedimento che presuppone l’assassinio di feti umani? Come hanno potuto i vescovi, davanti a Dio, giungere a tacere su questo punto di essenziale e vitale importanza, per spostare l’attenzione sul tanto o sul poco del coinvolgimento morale dei fedeli in tale fatto, per giungere infine a stabilire che dunque i vaccini sono permessi, anzi moralmente obbligatori? Come è possibile che, in Italia, siamo arrivati ad un punto così grave di depravazione e cecità morale che persino dei cardinali, come il card. Bagnasco, si sono vantati di essersi “vaccinati” e lo stesso pensiero sia stato espresso addirittura da papa Francesco? Il dovere di tutelare la vita fin dal concepimento è – lo sa meglio di me – uno di quei punti decisivi della morale che non ammette, nell’esporlo, né ambiguità, né compromessi per cui ai Pastori doveva premere al massimo grado che, quando ci fossero stati anche solo dei dubbi al riguardo, i “vaccini” venissero interdetti. Se un prete di montagna, che ha 65 anni e vive a 1500 metri di altitudine, riesco tramite il web, come faccio io, ad avere a disposizione una documentazione più che sufficiente della verità che i “vaccini” sono preparati ricorrendo a cellule di feti volutamente uccisi, non posso immaginare che il Papa, Lei, le Università e gli Ospedali cattolici, la Santa Sede e i vescovi non sappiano, e molto meglio, quello di cui sono certo. Tanto più che siamo certi pure: 1) Che non era né è vero che i cosiddetti vaccini siano vaccini; 2) Che non era né è vero che mancassero o manchino altre cure, anche molto più efficaci, senza ricorrere (per puro commercio e amore del dio Mammona) ai vaccini; 3) Che non era né è vero che i “vaccini” siano capaci di immunizzare, tant’è che stanno diventando una catena continua, come la catena di Sant’Antonio, un vaccino dopo l’altro e vorrebbero renderli permanenti. E, dunque?

TERZO: IL SILENZIO SUI FONDI AI MASS MEDIA E ALLE ORGANIZZAZIONI ECCLESIALI. Dal web appare, con opportune ma fattibili ricerche, la montagna di soldi che le diocesi italiane e le realtà collegate con esse ricevono, a fondo perso, dal Governo. Ricevono soldi per opere d’arte, scuole, giornali e televisioni, opere assistenziali (Caritas, migranti, drogati, ospedali). È chiaro, però, che tutto questo “aiuto”, da parte del Governo, non è disinteressato ma ha come prezzo la libertà di parola e di azione. «Chi accetta un dono non è più libero», mi diceva tante volte il console generale del Belgio a Venezia, negli anni in cui lo frequentavo, tant’è che volle persino rinunciare all’onorificenza di cavaliere della Repubblica. Ma quando io, e come me qualsiasi persona, legge che il giornale dei vescovi, «Avvenire» riceve annualmente vari milioni di euro, che una lunga schiera di settimanali diocesani e persino bollettini di santuari è quasi completamente mantenuta da fondi del Governo, quando anche Atenei (come il Marcianum, che ambiziosamente aveva messo in piedi il card. Scola) vivono perché sponsorizzati dal Governo della Repubblica; beh, allora, come posso credere all’onesta di tutti questi mass media, al loro essere super partes nel dire la verità sui “vaccini e sul green pass? E, infatti, giornali e foglietti ecclesiali, organizzazioni e persino Ordini religiosi si sono talmente schierati con la narrativa ufficiale che non saprei indicarne uno che non abbia fatto della menzogna il suo pane quotidiano.

QUARTO: IL SILENZIO SULLE VIOLENZE A TRIESTE. Infine, una prova schiacciante e dolorosa della complicità immorale dell’episcopato italiano, e anche Sua, Eccellenza Reverendissima, e dell’intera Santa Sede (compreso messer papa, per dirla alla medievale) con il Governo italiano e il VOSTRO schierarvi acritico e infantile, ma certo non disinteressato, con Agenda 2030 si è avuta il 18 ottobre scorso. Quella mattina, a Trieste, dei semplici portuali o, come dicevano una volta, «scaricatori di porto», persone oneste e religiose, molti dei quali padri di famiglia, si trovavano ad uno degli accessi del porto nuovo, non per bloccarlo (come mai avevano fatto) ma per chiedere al Governo di togliere l’obbligo del green pass. Richiesta discutibile (in astratto, solo in astratto) ma legittima, senza ombra di dubbio. Quand’ecco, con ferocia animalesca alcuni agenti della Polizia di Stato si scagliavano su di loro con cannoni spara acqua, con getti così potenti da rovesciare a terra alcuni di quei robusti operai per, poi, inzuppati d’acqua, spingerli sulla strada antistante e rincorrerli, come cani famelici, lanciando contro di essi razzi fumogeni e lacrimogeni. Nel mentre, come Lei sa certamente meglio di me, la stampa libera del mondo intero (americana compresa) restava sbigottita del verificarsi di simili crimini, tutti gli aderenti all’élite mondiali sta tacevano: i partiti, gli ordini professionali, la magistratura, persino il presidente Mattarella (che non passerà certo alla storia come persona d’onore). E tra le “mummie”, guarda caso, tutti i vescovi d’Italia, a cominciare da quello di Roma, che si diverte a telefonare a destra e sinistra, mettendo in imbarazzo le persone, e vuol far credere d’essere dalla parte degli indifesi ma per i portuali di Trieste non è stato capace di dire una sola parola!

La prego, pertanto e in definitiva, di far conoscere queste sincere espressioni a chi di dovere, a cominciare dai Suoi confratelli nell’episcopato, con la speranza che, ravvedutisi dai gravi peccati di omissione dei propri doveri e di scandalo pubblico, tornino alla verità e a Dio, anche se ciò comportasse la rinuncia a tante sovvenzioni del Governo italiano. La ringrazio dell’attenzione e Le auguro «pace e bene»!

Laudetur Iesus Christus!

don Floriano Pellegrini

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