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Cosa dice il cielo sull’apostolato di stampa

Nel brano sottostante tratto dall’opera della mistica cattolica Maria Valtorta vi è ribadito il grave motivo urgente e il dovere dell’apostolato che ogni cristiano dovrebbe esercitare in questi nostri tempi per contribuire alla salvezza dei propri fratelli. In particolare si fa riferimento all’apostolato di stampa dei laici, necessario supporto alla missione sacerdotale. Apostolato che noi della Himmel cerchiamo di svolgere con umiltà, ma indefessaménte, investendo tutte le nostre energie e risorse. L’autentica spinta all’apostolato nasce dall’amore per Dio e il prossimo, ma Dio vuole che si sappia che

«(come) è certo che chi salva o dà vita anche ad un’anima sola salva la propria e dà ad essa il premio della Vita eterna, perché Dio è infinitamente riconoscente a chi gli dona un figlio, è parimenti certo che Dio perdonerà molte cose a chi si industria di far entrare nelle vie del Signore ― le vie che conducono al Cielo ― molte anime, tenendo aperta la porta della misericordia, della verità, della sapienza: l’Evangelo; perché tutti quanti vogliano, dietro l’invito del ministro di Dio, entrarvi, trovino facile il farlo»[1].

Il cristiano che non percepisse in se stesso questo dovere dell’apostolato, dovrebbe seriamente interrogarsi sulla qualità del proprio amore per Dio e per il prossimo.

«Quanto di orrore e di sangue vi fu nella Terra da quando il Creatore la fece, sarà un nulla rispetto all’orrore dell’ultima lotta. Per questo Gesù Maestro parlò così chiaro ai suoi quando predisse gli ultimi tempi. Per preparare gli uomini alle lotte ultime in cui solo coloro che avranno una fede intrepida, una carità ardente, una speranza incrollabile, potranno perseverare senza cadere in dannazione e meritare il Cielo.

Per questo dovrebbesi ― poiché il mondo sempre più scende verso l’abisso, verso la non fede, o una troppo debole fede, e carità e speranza languono in troppi, e in molti sono già morte ― per questo dovrebbesi, con ogni mezzo, far si che Dio sia più conosciuto, amato, seguito. Ciò che non può ottenere il Sacerdote, da troppi sfuggito o non ascoltato, può farlo la stampa, i libri in cui la Parola di Dio sia di nuovo presentata alle folle.

Una parola talora basta a rialzare uno spirito caduto, a ricondurre sulla via giusta uno smarrito, ad impedire il suicidio definitivo di un’anima.

Per questo Dio, che tutto vede e conosce degli uomini, con mezzi della sua infinita Carità, rivela il suo pensiero, il suo desiderio a delle anime da Lui scelte per tale missione, e vuole che il suo aiuto non resti inerte, e soffre di vedere che quanto sarebbe pane di salute per molti non venga dato ad essi.

Sempre più cresce il bisogno di cibo spirituale alle anime languenti. Ma il grano eletto, dato da Dio, sta serrato e inutile, e il languore cresce, e cresce sempre più il numero di coloro che periscono non tanto in questa quanto nell’altra vita. Quando, per una conoscenza più vera, vasta, profonda, di Cristo, quando, per aver finalmente levato i sigilli a ciò che è fonte di vita, di santità, di salute eterna, una moltitudine di anime potrà cantare l’inno di gioia, di benedizione, di gloria a Dio che li aiutò a salvarsi e a far parte del popolo dei Santi?

Con quali parole e quali sguardi, il Giudice eterno parlerà e guarderà coloro che impedirono coi loro voleri a molti di salvarsi? Come chiederà loro conto di chi non ebbe il Cielo perché essi, come gli antichi Scribi e Farisei, hanno serrato in faccia alla gente la via che poteva portarli al regno dei Cieli (Matteo c.23 v.13), e acciecandosi volontariamente gli occhi, e indurendo il loro cuore (Isaia c.6 v.l0) non vollero vedere né intendere?

Troppo tardi e inutilmente si batteranno allora il petto e chiederanno perdono del modo come agirono. Ormai il giudizio sarà stato dato e irrevocabile, e dovranno espiare la loro colpa e pagare anche per coloro ai quali, col loro modo di agire, impedirono di ritrovare Dio e di salvarsi»[2].

 

Flaviano Patrizi

 


Note

[1] Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV 1985, p. 615.

[2] Ivi, pp.626-627.

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Elezioni europee. Patroni di Europa, pregate per noi

Il 18 maggio 2019 Matteo Salvini ha tenuto un comizio politico in vista delle elezioni europee 2019 in piazza Duomo a Milano. Dopo aver esposto sinteticamente il lavoro che la Lega si impegna a svolgere in Europa ha così concluso:

«Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa: a san Benedetto da Norcia, a santa Brigida di Svezia, a santa Caterina da Siena, ai santi Cirillo e Metodio, a santa Teresa Benedetta della Croce. Ci affidiamo a loro. Affidiamo a loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli. E io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita, al Cuore Immacolato di Maria che son sicuro ci porterà alla vittoria»[1].

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Identikit dei nuovi evangelizzatori e della nuova evangelizzazione

Un identikit dei nuovi evangelizzatori e della nuova evangelizzazione si trova nel quaderno autografo n. 121 di Maria Valtorta che riporta, congiuntamente al quaderno n. 122, commenti a brani dell’Apocalisse. A differenza di tutti i quaderni della Valtorta, in questi due quaderni non sono riportate le date di stesura, che la scrittrice si limita ad indicare sommariamente sui frontespizi dei due quaderni: settembre-ottobre 1950. Lo scritto, inoltre, non è introdotto dal consueto “Dice” con la specificazione dei divino Autore, che perciò non è menzionato e non parla in prima persona come nei “dettati”. Il testo da esso estrapolato e qui sotto riportato è comunque di grande valore profetico offrendo, a mio parere, uno sguardo preciso sui tempi attuali con allusioni a condizioni culturali impensabili nel 1950 e che proprio ora vengono a crearsi. Prima di lasciarvi alla lettura, vorrei consigliare tutti i lettori di leggere anche le note esplicative da me poste a corredato del brano al fine di evitare il fraintendimento del suo contenuto. Continua a leggere Identikit dei nuovi evangelizzatori e della nuova evangelizzazione

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“Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”?

State in pace e amate la Chiesa come fa Gloria Polo

Dio Padre, infinitamente premuroso, ha sempre mandato messaggeri per rivelarsi agli uomini in modo graduale. Prima li ha inviati all’umanità in generale  (vedi i patriarchi antidiluviani tra cui Enoch, Matusalemme e Noè), poi al popolo di Israele e infine ha mandato il suo stesso Figlio. Il rapporto di Israele con i profeti è sempre stato di amore e odio. Non c’è stato un profeta che non abbia sofferto il rifiuto. Continua a leggere “Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare”?